Le vie di Cristo

 

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con i punti di vista di vari campi di studio
e di esperienza.

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Le vie di Cristo nella coscienza umana e del mondo.

Indice di tutte le parti.

Questa è la prima parte: capitoli sui passi dei Vangeli:.

Per aprire i capitoli della parte inferiore dell'indice è necessario attendere che la pagina web sia completamente aperta.
1.  INTRODUZIONE al senso e all’uso di questo testo, con indicazioni metodologiche sulla meditazione ecc.
2.  „In principio era il verbo" e „Il verbo si è fatto carne...
3.  Gesù di Nazareth: la sua nascita
4.  Si trova qualcosa di significativo negli anni della gioventù di Gesù?
5.  Una nota a margine sulla disputa dei „due Gesù bambini"
6.  Giovanni battista e il battesimo nel Giordano
7.  Il silenzio nel deserto
8.  Le tentazioni
9.  Le nozze di Cana
10.(Punti di vista sulla sessualità, sulla simpatia, sulla capacità di comprensione e sull’amore)
11.Il „santo zelo" (e alcuni punti di vista sulle emozioni)
12.Sul discorso della montagna (Matteo 5; con punti di vista sulla ragione)
13.La trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor (Matteo 17)
14.La questione dei „miracoli"
15.La resurrezione di Lazzaro

16.„le pecorelle"
17.Cristo e la lavanda dei piedi; e l’unzione di Gesù da parte di Maria di Betania
18.L’ultima cena, la cattura e la flagellazione
19.La corona di spine e le ultime parole ai discepoli
20.Crocifissione e sepoltura
21.Il sepolcro vuoto, la „discesa negli inferi", „l’ascesa al Paradiso"
22.La resurrezione
23."L’ascensione"
24.L’evento della Pentecoste
25.Un’immagine di Gesù

2. Parte: i passi della rivelazione di Giovanni; cliccare quì
(12 capitoli sulla rivelazione)

Capitolo chiave: l’essenza del Cristianesimo
Tavola : Un atteggiamento cristiano - "Nel mondo, ma non del mondo", una "terza via"

3. Parte: 11 capitoli su vari temi e questioni della vita – cliccare quì

Parte 4: il Vecchio Testamento, contributi al dialogo con le altre religioni

indicazioni su altre redazioni e diritti.
e-mail.

 

INTRODUZIONE al senso e all’uso di questo testo.

Da duemila anni – con le profezie avvenute in precedenza, qualche migliaio di anni in più – gli esseri umani sono sempre garanti delle loro diverse esperienze dirette con Gesù Cristo. Nonostante caratteri diversi, diverse religioni, ambiente filosofico o scientifico, mostrano indipendentemente una dall’altra qualcosa in comune. Ognuna parla dell’attuale realtà di Cristo; in parte anche della possibilità di qualcos’altro e del prepararsi ad una tale esperienza; delle nuove capacità che da 2000 anni sono entrate nello sviluppo dell’umanità e che non sono da intendere solo in senso di mediazione storico-culturale superficiale. Questi passi di„crescita" non solo teorici, ma anche pratici da seguire vengono analizzati esattamente in modo nuovo uno dopo l’altro.

Nel XII secolo l’abate Gioaccchino de Fiore profetizzò un’ „Era dello Spirito Santo", in cui questo tipo di rapporto con Dio, del singolo indipendente dalle istituzioni, sarebbe divenuto un bene comune. Oggi si diffondono nel mondo vari tentativi, che non solo cercano una tale forma di Cristo nell’uomo, ma che vedono anche l’individuo come una cellula che acquista coscienza nel „corpo di Cristo". In parte a questo legati, „il ritorno di Cristo" e „l’apocalisse" come eventi universali fanno riferimento a qualcosa di onnicomprensivo, piuttosto che ad un „nuovo diventare carne" così come viene inteso dall’uomo.

La domanda che ci si pone è: quali specifiche possibilità di sviluppo per l’uomo e la terra si possono trovare in questo contesto? Questo testo raccoglie diversi approcci che vanno intesi come impulsi e suggerimenti per trovare una risposta a questa domanda.

Proprio in un periodo in cui,

- il fenomeno Gesù Cristo viene preso in considerazione da diverse teologie e dogmi, da punti di vista linguistici, storico-critici, archeologici e paleografici,

- come nei tempi del precristianesimo accanto alla vecchia scena materialista è nata una scena spirituale varia, che produsse rispetto al cristianesimo passaggi come anche confini mobili,

- si presentano le più incredibili apparizioni, come per esempio, diversi presunti Gesù incarnati nel presente, ed in cui spesso in nome di Cristo accadono fatti problematici addirittura negativi, può essere interessante analizzare quale sia lo speciale contributo di Cristo.

In questo caso si rimanda a esperienze interiori personali, così come ad altre fonti mistiche, ecc. I concetti usati sono interdisciplinari, provengono da diversi campi del sapere e dell’esperienza, e quindi non solo teologici. Nel caso di concezioni spirituali nessuno deve parlare di pseudo-interiorità che distoglie dalla coscienza politica. Dogmi del pensiero meccanicistico delle scienze naturali degli ultimi secoli non possono d’altra parte venir accettati come limite di angolazione; allo stesso modo non possono venir accettati i concetti che derivano dall’oriente e che partono dal presupposto che non esista niente che non fosse già presente nell’antico Veda indiano e che Gesù sia solo „eventualmente un maestro di terza classe" dello stesso. Dalle indicazioni solo di confronto o integrative su libri ecc. fornite nel testo non si lasciano trarre riferimenti su questo tema e così questi libri o conoscenze teologiche non sono necessarie per la comprensione. (lo stesso vale per una lista di libri prevista per interessati alla teologia, vedi links). Niente è da intendere come dogma o opinione di una qualunque organizzazione esterna. E neanche ci si indirizza contro una qualsiasi chiesa o comunità religiosa, né contro per esempio il Credo apostolico. Persone con un’altra concezione del mondo o retroterra religioso, che hanno un positivo interesse verso nuove conoscenze in campo cristiano, possono trovare quello che cercano in questo testo che non è stato reso banale né in campo dogmatico o materiale. Per questo sono quì comprese anche indicazioni sul comportamento delle vie di Cristo verso altre aspirazioni. In parte, come nel vangelo secondo Giovanni lo specifico cristiano è trattato in una lingua comprensibile a coloro che cercavano la conoscenza, così questo scritto ricerca oggi approcci di diverso tipo. Questo scritto lascia liberi anche nel proprio stile; la ricerca è qualcosa di diverso rispetto alla missione. Quei cristiani che preferiscono una fede semplice senza riflessioni profonde potrebbero imparare da questo scritto ad entrare in dialogo con persone di spirito diverso, senza che avvengano in continuazione equivoci.

Il testo vorrebbe parlare esclusivamente attraverso i suoi contenuti.

"Ho ancora molto da dirvi, ma voi non potete ancora sopportarlo. Quando però vi sarà l’avvento dello spirito di verità, lui vi accompagnerà in ogni verità" (Giov. 16:12-13). È questo spirito a ispirare questo progetto.

 

Indicazione metodologica.

I seguenti 37 capitoli seguono i passi dei vangeli e della rivelazione di Giovanni. Si consiglia di consultarli nella stessa sequenza, con l’aiuto tra le altre cose, del vangelo secondo Giovanni e della rivelazione..
Lo studio della Bibbia, il che vuol dire leggere i testi, elaborarli dal punto di vista linguistico e contestuale è solo un Metodo. Durante lo studio i capitoli del testo e non ultimo Dio possono favorire l’acquisizione di nuove e profonde conoscenze.

La pagina Web consiste in un lungo testo continuo, i cui capitoli sono raggiungibili anche attraverso l’indice. Per uno studio approfondito si consiglia di stampare il testo: a seconda del tipo di stampante e di browser si tratta di circa 60 pagine. Chi oltre alla lettura fosse interessato ad un metodo completo dell’elaborazione del testo – che comprende livelli trascurati dell’anima -, può leggere, dopo lo studio di un capitolo che contiene osservazioni concentrate, il capitolo corrispondente per esempio del Vangelo secondo Giovanni e meditare su di esso. (Giovanni o rispettivamnte i suoi discepoli si occuparono particolarmente del profondo significato spirituale dell’avvenuto.)
Ulteriori dettagli sulla prassi della meditazione.

Disegni (.pdf, 169 kB)

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„In principio era il Verbo (greco Logos) ... e il verbo si è fatto carne" (Giovanni 1)

Questo tipo di rappresentazioni non si indirizzano contro una visione di Cristo come esempio umano, ma indicano il suo profondo legame con Dio ed il processo della creazione. Questo tipo di legame può essere interpretato ancora diversamente; definirlo però già dal principio come incomprensibile ed eliminarlo come non autentico è un illecito.. Questo si trova nel Vangelo secondo Giovanni 1,Giov. 5, Giov.6, 69, Giov. 7…, in Matteo 16,16, nella lettera ai Colossei e agli Efesini, ecc.; si può trovare anche nei vecchi dottori della chiesa, nei Mistici come Jakob Böhme, in Rudolf Steiner (Helsingfors 1912) e si può di nuovo trovare nelle „dottrine esoteriche" del saggio cristiano „Daskalos" così come nei libri del teologo americano Matthew Fox „Der Große Segen" und „Vision vom kosmischen Christus", ecc...(...)

Nella chiesa cattolica e in alcune settori della chiesa evangelica si provò a conservare la sbiadita vicinanza ad un tale piano della tradizione attraverso affermazioni di fede teoretiche. Altri settori della chiesa evangelica, che riconobbero in modo più forte la funzione sociale di Gesù, credettero di dover eliminare i suoi caratteri divini. Nelle dottrine di origine induista viene paragonato con il termine dei diversi livelli dell’„Avatare". Con questo ci si riferisce a esseri umani che sono sulla terra non per il loro proprio sviluppo, ma secondo una libera scelta per portare il loro contributo il loro contributo allo sviluppo di un popolo o dell’manità: come una goccia „della divina perfezione". Le differenze tra questo tipo di successivi „Atavara" si perdono però in questo tipo di concezioni, mentre la concezione cristiana ed ebrea dà particolare importanza al „Dio della storia", all’aspetto dello sviluppo e in questo caso al ruolo particolare del Messia.

Si fa notare che il Corano riconosce in più punti Gesù Cristo come profeta inviato da Dio ed anche come „parola" di Dio, „creato come Adamo". Ha quindi valore in un ben compreso Islam, piuttosto che per ogni teologo cristiano moderno che ha conservato di Gesù solo gli aspetti del riformatore sociale! Solo la dottrina – dai cristiani del tempo di Maometto già intesa in modo molto terreno – del figlio di Dio Gesù nel contesto della più tarda dottrina della trinità non venne accettata nel Corano. Non esistevano quasi più cristiani che avrebbero potuto spiegare ciò che questo significava in modo autentico, in modo tale che anche le persone con altre posizioni di partenza potessero comprenderlo. (Vedi pagina extra „Gesù e l’Islam").

Rimane quì innanzi tutto da tenere presente che questo livello dell’enigma di Cristo derivava più volte non da un pensiero speculativo, ma da esperienze limite visionarie, e questo si può ben vedere in Jakob Böhme, che tra l’altro possedeva una rara facoltà di tradurre l’esperienza in maniera comprensibile a tutti. Tutte le esperienze di tipo spirituale hanno bisogno di una rielaborazione (auto)critica , ma una valutazione dei risultati, senza riconoscere l’esistenza di questo tipo di piano percettivo spirituale porta, poichè si tratta di un metodo non adatto, al vuoto.

 Su questo tema nelle pagine in tedesco e in inglese si trova un passo del vangelo secondo Giovanni, inizio del capitolo 1.

La meditazione dei vangeli è descritta nelle „Indicazioni metodologiche". Questo testo in particolare venne usato per mettersi in sintonia con Cristo come un ricevente scelto molto attentamente, invece di mettersi in contatto con qualche presunta forza cristiana.

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 Gesù di Nazareth: la sua nascita.

Dopo la serie nei vangeli ci rivolgiamo adesso agli avvenimenti umani. La nascita di Gesù è tradizionalmente legata al Natale – anche se non ovunque questa festa viene riconosciuta come tale – Luca. 1, 26 e seg. ff.; Matteo. 1, 18 e seg.. C’è da chiedersi perchè, visto il ruolo centrale dei seguenti „tre anni di insegnamento" di Gesù oggi i teologi si adoperino in tali fatiche per contestare la nascita immacolata di Gesù. Mentre il primo gnosticismo che si allontanava dalla terra riteneva di aver bisogno della concezione che Gesù avesse solo un corpo apparente, in altre correnti si può constatare concordanza sul fatto che Gesù abbia dovuto passare tutte le stazioni della vita, mostrandosi come modello nello stesso tempo per alcuni criteri. Ci si augurerebbe su questo argomento – se il motivo fosse veramente la ricerca della verità – una maggiore franchezza. In un periodo in cui, in relazione alla trasformazione della sessualità e dell’amore, si manifestano nuove concezioni, in parte filtrate da pratiche orientali, che ricordano vecchi usi del templio, non sembra azzardato riconoscere un nocciolo di verità nella tradizione. I buddisti – che attribuiscono anche a Buddha una nascita particolare – non avrebbero assolutamente nessuna difficoltà ad accettare una „nascita immacolata" di Gesù, e naturalmente neanche con una verginità in senso prevalentemente spirituale, come per esempio sostiene Steiner. Il Corano parla – così come la Bibbia parla di un angelo – di un „inviato di Dio", attraverso il quale venne annunciata la nascita di Gesù alla vergine Maria.

Potrebbe risultare che l’essenza di Gesù che non rientra in nessuno dei soliti schemi di pensiero si spieghi qui. Nel corso della sua vita riconosceremo tuttavia caratteristiche specifiche ed incontreremo anche il significato della possibilità, di „rinascere"* con Cristo durante la vita.

Su questo tema nelle pagine in tedesco e in inglese si trova un passo del vangelo secondo Giovanni 3,5-8...: La nuova nascita.

  Questa non è una parabola. È uno di quei punti „difficilmente comprensibili" della Bibbia, con un significato molto preciso ed importante per coloro che possedevano le esperienze e le conoscenze necessarie per comprenderlo. Gesù non disse cose ai singoli, il cui significato già dal principio non potesse essere assolutamente immaginato e utilizzato. Nel corso dei capitoli del nostro testo principale, per esempio „il battesimo", „il silenzio nel deserto", „la „trasfigurazione" e altri, vengono descritte diverse cose che possono rendere il tema della „nuova nascita" più accessibile.

Anche per coloro che non cercano così direttamente in questa direzione, la festa del Natale aveva in tempi più tranquilli a che fare con questo tema. Le feste dell’"anno della chiesa", in questo caso il periodo dell’Avvento, preparava anche le masse ad un‘interiorizzazione plastica della nascita di Cristo, in modo simile a come il periodo della Quaresima preparava spiritualmente alla Pasqua. Così nel corso degli anni potè essere recepito qualcosa– anche se non completamente capito, cosa di cui oggi, in

tempo che più che altro distrae da questo, può essere vissuto quasi solo attraverso una meditazione intensa o lunghi periodi di preghiera..

Natale è in senso generale una festa dell’amore, in ricordo del fatto che Gesù venne donato all’umanità. Questo però non ne cambia il senso più profondo, poichè ogni stadio della vita di Gesù può anche essere seguito. Cfr. inoltre il capitolo „E il verbo si è fatto carne" nel testo principale.

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Si trova qualcosa di significativo nella gioventù di Gesù ?

Anche a questo tema viene attribuito, in parte questa volta anche in alcuni scritti spirituali moderni, un significato sproporzionato. La Bibbia racconta solo del canto di lode del saggio Simeone e dello stupore degli studiosi per gli scritti del 12enne – Luca 2,29 – 51. Il più autentico dei Vangeli dell’infanzia non biblico, il presente Vangelo secondo Jacopo (l’ultimo nella casa editrice Lorber), contiene sì vicende ed incontri, non vi si trova però il fatto – secondo una tesi moderna – che Gesù abbia imparato tutto dagli Essener o da quelli che con questi erano imparentati della comunità dei Qumran, secondo altri in templi egiziani o greci o ancora in India ecc…Potrebbe essere produttivo,avendone punti di riferimento, mettere in moto la fantasia creativa, se questo non portasse a precipitosi dogmi. Così si avrebbe un debole profilo di un Gesù che non venne in contatto con l’una o l’altra corrente di pensiero, ma in modo intenso con tutte le principali correnti di allora, ed in questo modo sviluppò quella corrente, che secondo il suo spirito doveva sviluppare, cosa che non deve essere per forza identica con quello che altri pensavano dovesse essere imparato. Questa è un’esperienza di base che in piccolo può essere ben condivisa, e che da alcuni è ben conosciuta. Rompe con limitative interpretazioni psicologiche sull’ „impronta" e sul comportamento. Per gli individui e per coloro che sono particolarmente mistici è addirittura tipica. Può rivelarsi in piccola parte già dall’infanzia….

R. Steiner presenta nel cosiddetto „quinto Vangelo" una scena nella quale per Gesù prima del battesimo nel Giordano diventa chiarissimo che nei tempi nuovi gli ordini esoterici come gli Essener che si distanziano dal mondo esterno, possono essere controproduttivi. Il loro fervore nel seguire le leggi – con diversi precetti di purificazione corporali ed etico-spirituali – liberava loro stessi da influenze negative, ma il loro ambiente ne era tanto più colpito. Almeno nel corso successivo della vita di Gesù troviamo un impulso basilare testimoniato nella Bibbia „essere nel mondo, ma non del mondo" e l’includere il mondo nel proprio sviluppo. A ciò è legato il fatto che Gesù in fondo insegna cose che sono per tutti e che prima invece sarebbero rimaste segrete; ciò non contraddice il fatto che determinati insegnamenti furono dapprima insegnati in modo chiaro ai discepoli meglio preparati.

In effetti, in confronto alle vecchie tradizioni misteriche che si basavano sul mantenimento di uno stretto segreto, questa si presenta come una svolta storica. Stranamente lo stesso avvenne per esempio anche nelle nuove direzioni del buddismo – Mahayana, in cui improvvisamente la compassione per tutti gli esseri venne fortemente accentuata. Ma solo nella nostra epoca è diventata chiara la possibilità di tutti gli esseri viventi di avere accesso alle profondità spirituali. Nessuno può dire, lui/lei non ne hanno mai sentito parlare. Visto che l’esoterica da edicola di oggi è ancora molto superficiale, bisogna ritenere che questa tendenza sia ancora ben lontana dall’essersi realizzata. È chiaro che per esempio la prassi di mantenimento dei segreti della chiesa dà l’impressione di essere „precristiana".

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Una nota a margine sulla disputa dei „Due Gesù bambini".

Qui si dovrebbe accennare ancora all’interpretazione di Steiner delle due diverse notizie sull’origine in Matteo e Luca e come „due Gesù bambini". Poichè in quel caso non vi fu discussione sul fatto che la natura divina si manifestò in un solo uomo, è abbastanza divertente come l’intelletto degli antroposofi, così come dei teologi, si lasciò portare ad un „punto di disputa principale 1 e 2". Si trattava di qualcos’altro e cioè della questione dell’accompagnamento della crescita umana di Gesù e del suo ambiente attraverso le forze dei saggi di molteplici culture: (…). Dato che gli oggetti di ricerca possono essere ancora più complessi di quanto siano trasportati nelle concrete concezioni terrestri, le indicazioni concretizzate nella letteratura non sono sempre più esatte di certi punti di vista più generali.

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Giovanni battista e il battesimo nel Giordano.

La forma originaria del battesimo nell’acqua non era né un atto simbolico né una dichiarazione di appartenenza ad una comunità religiosa. L’immersione attraverso un esperto, in questo caso Giovanni battista, sfiorava spesso l’affoggare e rappresentava quindi un’esperienza limite. Assomigliava così ad antiche „iniziazioni" o „riti d’iniziazione", solo che qui le possibili esperienze psicologiche non sono fini a sé stesse o non rappresentano un metodo per superare la paura della morte, ma il battesimo suggellava invece l’esortazione alla „penitenza", più esattamenta tradotta con „ritorno" verso il volere del Dio creatore, il cui „regno dei cieli" venne annunciato come „avvicinatosi"- Matteo 3, Giovanni 1.

Quando Gesù chiese di essere battezzato, Giovanni non si sentì in grado di aiutarlo ulteriormente. Accetta, ma non ha il controllo su ciò che accade, può solo stare a guardare come in Gesù avviene un mutamento più grande di quanto lui sia in grado di trasmettere. Aveva già avuto la possibilità di prevedere attraverso il fuoco dello spirito un battesimo di tipo più profondo, attraverso Uno, che sarebbe venuto dopo di lui, vede così adesso lo „spirito di Dio" scendere su Gesù. Esoterici cristiani vedevano in questo la vera „nascita di Cristo in Gesù", questo non significa però sostenere necessariamente la concezione, che invece alcune volte viene proposta, che vede Gesù e Cristo come esseri che prima non avrebbero avuto niente a che fare l’uno con l’altro.

In generale quindi il battesimo, in particolare il „battesimo dello spirito"– il termine viene usato in modo diverso per esempio nelle chiese libere – può essere visto come accesso ad una „nuova nascita" dell’uomo – Giov. 3. Il termine „rinascita" in uso nelle aspirazioni cristiane viene quì evitato a causa delle sua possibile confusione con la reincarnazione; con questo non si vuol dire che la questione della reincarnazione non appaia nella Bibbia – p.es. Matteo 11,14 sarebbe da studiare per quanto riguarda questo tema in modo più approfondito.

Invece di voler affrontare le discussioni teologico-teoretiche sul carattere del battesimo, l’interesse si potrebbe una volta indirizzare su ciò che può voler dire dal punto di vista pratico una tale „nuova nascita" per l’uomo. L’essere umano può ad un livello più profondo del suo essere porsi di fronte a tutta la sua vita, sentirla e illuminarla in modo nuovo; da un livello dell’essere che è rivolto a Dio. Dio può „prendere corpo" negli esseri umani e può così più chiaramente essere riconosciuto come „fatto a sua immagine"; oppure, come viene formulato dai mistici, la „scintilla di Dio" nel cuore viene riempita di vita e comincia a crescere nell’uomo. L’essere umano meditativo che si confronta con tutto ciò, può accorgersi di questo anche nell’immagine di un bambino che si sviluppa realmente, o anche di un bambino con la madre come immagine dell’anima. A differenza di una veloce immagine interiore creata con l’esercizio si mostra qui uno sviluppo ulteriore, che rispecchia gli sviluppi interiori dell’uomo che non possono essere provocati arbitrariamente. Questo bambino interiore può più tardi „diventare adulto" ed è anche più tardi sempre coscientemente presente.

In persone meno portate all’immaginazione, lo stesso fenomeno può manifestarsi attraverso un sentimento interiore o una sensazione di tipo cognitivo, o semplicemente attraverso cambiamenti nella vita. Opere d’arte come „La madonna della Sistina" potrebbero essere anche nate da visioni e possono per questo essere utili per trovare l’accesso ad una realtà interiore. (...)

(...) Vedi anche le osservazioni meditative per esempio del vangelo secondo Giovanni che riguardano le „indicazioni metodologiche" nel capitolo introduttivo.
Qui può delinearsi un altro particolare fondamentale di un sentiero come lo intende Gesù: lo sviluppo ed il suo metro di misura viene posto in ogni singolo uomo. Esso può sviluppare ogni cosa da sé ed in relazione di scambio con la vita senza aver bisogno obbligatoriamente di un’instituzione per la mediazione della salvezza. Questo non esclude il fraterno consigliarsi uno con l’altro. Il sentiero è pensato come un percorso dall’ „imitazione" al „condividere".

Il tipo di esperienza „interiore" non è perciò stata pensato come sostituto della preghiera per il Dio „esteriore": „Rimanete in me ed io in voi" – Giovanni 15 .

Continuare la pratica del battesimo nell’acqua anche dopo l’inizio dell’insegnamento di Gesù, o addirittura dopo il „battesimo spirituale" dell’esperienza della pentecoste non era assolutamente necessario. Già in Gesù stesso fu il segno esteriore per una fase di un processo appena maturato interiormente. Il movimento per il battesimo insegnava ancora „pentitevi e lasciatevi battezzare", i discepoli di Gesù dopo la fusione con questo movimento insegnavano „credete", cioè apritevi per la forza della fede, „e lasciatevi battezzare". Questa era, tra le altre cose, una concessione ai discepoli del Battista. In questo modo si cominciava da qualcosa di positivo. Entrambi battezzavano gli adulti, che potevano decidere coscientemente. Ciò non esclude che potrebbe esistere da 2000 anni un tipo di benedizione anche per i neonati come un „diritto di nascita"; ma sarebbe stato certamente più conveniente differenziarla dal battesimo in senso stretto, e anche dalla questione dell’appartenenza ad una determinata chiesa. Così le dispute a questo riguardo si risolverebbero da sé.

Inevitabilmente in base all’interpretazione che era ricorrente nell’antico Israele di un messia annunciato come re, il battesimo fu vissuto anche come ingresso nel nuovo regno. Non aveva particolarmente successo spiegare allora agli uomini che non si trattava però di un regno statale esterno, e neanche di un’organizzazione esterna della chiesa, ma della comunità di tutti coloro che accettano Dio come proprio padre ed accettano sè stessi quindi nelle loro anime come figlio/figlia appena nati di questo padre. Questa sicurezza, unita ad una situazione fraterna di questi „figli" e „figlie" tra di loro e con l’uomo e figlio di Dio Gesù come fratello maggiore, costituivano il nocciolo delle dottrine, che vennero offerte agli esseri umani per capire e seguirne il senso. Nell’antico Israele esisteva già infatti insieme alle intoccabili concezioni di Dio anche la concezione di Dio come padre. Ma venne vissuto in questo caso in modo più forte come padre di Abramo e del suo popolo. Solo per il popolo Dio era il padre dei singoli uomini. Al massimo alcuni singoli individui possono aver fatto l’esperienza di sentire Dio, cosa che fu annunciata a tutti solo da Gesù, come diretto padre dell’individuo che nel corso della sua vita sa di essere diretto dall’influenza di Dio, che in ogni momento può cercare di mettersi in comunicazione con Dio e che attraverso questa comunione con il Dio eterno potrebbe presagire il supratemporale del suo proprio essere. Questo verrà stabilito più chiaramente nel successivo corso del sentiero di Gesù. Ciò verrà ancorato in maniera più precisa nel percorso successivo delle „Vie di Cristo", ma trova qui già un’anticipazione.

(...)

Su questo tema nelle pagine in tedesco e in inglese si trova un passo del vangelo secondo Matteo 28,18-20; con annotazioni sul battesimo oggi.

Oggi il battesimo avviene nella maggior parte dei casi attraverso l’aspersione con l’acqua o l’immersione. Le chiese riconoscono tra di loro almeno il battesimo, e con questo l’essere cristiano dei credenti. Le chiese libere danno particolare importanza al fatto che il battesimo avvenga in modo cosciente o che almeno abbia luogo in età adulta un nuovo battesimo. Quì viene oltre a ciò tenuta in particolare considerazione l’esperienza profonda del venir battezzato per mezzo dello spirito. (Al principio vennero in effetti battezzati gli adulti. Ciò non escludeva che anche i bambini ricevessero una benedizione. Solo che questa aveva un altro carattere rispetto al battesimo.) Il battesimo in senso originario non era ancora fatto in modo da essere capito nello stesso tempo come appartenenza ad una confessione specifica, come invece viene praticata oggi sopratutto dalle grandi chiese. Le chiese riconoscono anche normalmente, che „in caso di emergenza", dove non vi fosse a disposizione un sacerdote, ogni cristiano/a possa battezzare:" Io ti battezzo in nome del padre, del figlio (Gesù Cristo) e dello Spirito Santo. Amen."

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 Il silenzio nel deserto.

All’inizio della sua attività come Cristo* – o come Messia – in ebreo „colui che è cosparso di unguento" – Gesù si trova solo. A questo periodo appartengono il battesimo ed i 40 giorni nel deserto – per esempio Marco 1,12-13 – con le tentazioni. In seguito avviene la vocazione dei discepoli.

Il deserto significa esteriormente ed interiormente isolamento, che ancora meglio permette di divenire più profondamente cosciente e di unirsi in modo più forte con il Dio onnicomprensivo. Questa preparazione per tutto ciò che verrà è indispensabile in ogni sentiero religioso serio per il nuovo legame con l’origine divina, anche se non è il sentiero completo. Anche Gesù passa attraverso una fase di questo tipo, che è molto di più però del sempre possibile tempo di raccoglimento giornaliero.

Le chiese, anche quelle che parlano spesso di „interiorità" – e la considerano per esempio come apparente contraddizione rispetto alle dimostrazioni di pace esteriori – non fanno nessuno sforzo per indicare agli esseri umani un sentiero veramente praticabile verso questa „pace interiore" ecc. In nessuna delle messe di più di 30 chiese diverse si è potuta trovare traccia dell’elemento del silenzio, anche del silenzioso guardare in sè stessi interiormente, del silenzioso aspettare dopo la preghiera. Canto, predica, preghiera, canto, possibilmente anche con la distrazione della raccolta dei soldi, il tutto contemporaneamente quasi senza pause – è quasi un’immagine del ritmo febbrile della società odierna, attraverso la quale incoscientemente o anche coscientemente gli individui vengono distratti dal loro spirito inesplorato. Solo in tempi recenti, vista la ricerca di molte persone ricche di esperienze – non importa quali –, si sono fatti passi avanti, così che almeno per alcuni hanno luogo seminari durante il fine settimana o attività simili organizzate in modo diverso o a seconda delle richieste vengono trovati indirizzi di circoli sulla bibbia o di gruppi che si riuniscono a casa. Ma anche qui manca spesso una guida diretta. Così alcuni hanno avuto la possibilità di riconoscere che una più grande vicinanza a Dio ha bisogno anche della „cameretta silenziosa", ed altri che i loro principi sociali, come la capacità di autocritica, la tolleranza e la pace, presuppongono lo stesso come punto di partenza il periodico sospendere la laboriosità esteriore. Naturalmente non basterebbe se questo avvenisse di tanto in tanto durante la messa, ma questo potrebbe essere un impulso a riconoscerlo come un bisogno pressante e represso.

Il mistico Jakob Lorber scrisse di un consiglio di Cristo agli uomini per „una via breve verso la rinascita", cosa che oggi – per evitare equivoci – può essere denominata come „nuova nascita", come è stata descritta nell’articolo precedente. Vedi anche „Vom inneren Wort, Stimme der Stille" della casa editrice Lorber (tedesco):

La Prassi è questa: così come qualcuno sente di voler essere rinato da Cristo, nello stesso modo dovrebbe riconoscere i suoi peccati – cioè tutto quello che lo divide da Dio. Questo è qualcosa di diverso dal semplice lasciarsi convincere. Sentendo internamente ed esternamente i propri peccati, dovrebbe pentirsi profondamente e pensare seriamente ad un cambiamento. Inoltre dovrebbe porsi l’obbiettivo di „tagliare" con il mondo – e con questo si intende con le sue implicazioni egoistici e non con la vita attiva in esso, „e darsi completamente a Me e nel suo amore avere un grande desiderio di Me, ed in questo grande desiderio deve giorno per giorno ritirarsi dal mondo e dalle sue occupazioni e passare almeno sette quarti d’ora con porte e finestre chiuse nè pregando nè leggendo, ma in questo tempo di calma assoluta occupandosi solo ed esclusivamente nel profondo della sua anima con Me". Dopo un tale discorso (invito) „andate verso la calma e crescete nel desiderio e nell’amore verso di Me! Così voi che vi eserciterete per breve tempo, così dico a voi, vedrete presto dei lampi, e sentirete dei tuoni, ma non vi spaventate, e non diventate paurosi! Poichè adesso arriverò da ognuno prima come giudice nella tempesta, nei lampi e nei tuoni, ed in seguito in dolci e sante doglie come Padre!…Vedete, questo e il sentiero più breve e più effettivo verso la pura rinascita, attraverso il quale solo può essere raggiunta la vita eterna. Ogni altro sentiero dura più a lungo ed è insicuro, poichè esistono molti sentieri plagiati,….attraverso di essi, chi non ha una „buona armatura" e non è „armato fino ai denti" arriverà difficilmente ( è quasi impossibile) alla meta."
È possibile, al fine di richiedere una purificazione e un’illuminazione attraverso lo spirito.

Coloro che praticano lo yoga per esempio sanno che gli uomini pensano „di non avere tempo". E così hanno cura di ridurre le loro indicazioni da alcune ore a mezz’ora fino a 11 Minuti, il che vuol dire fino a che nessuno può più dire di non avere tempo per seguirle. Anche il più breve momento di silenzio, anche se altri pensieri, sentimenti e sensazioni non possono essere rimossi, ma solo osservati senza andarvi incontro, ha il suo effetto, in modo particolare se è legato ad un orientamento verso Dio. Non può però sostituire un lungo silenzio. Nella chiesa orientale – come sul Monte Athos – viene usato come aiuto per la meditazione il „Kyrie (inspirazione) eleison (espirazione), cioè Signore abbi pietà", cfr. per esempio Kreichauf: „Als Pilger auf dem Berg Athos" (in tedesco).

Una grossa sfida è anche, per esempio, in una severa meditazione Zen-Sesshin di sei giorni – una meditazione Zen in posizione seduta, che si è diffusa anche nei monasteri cristiani – mantenere costantemente il silenzio, anche oltre ai periodi di meditazione, mangiando con gli altri. Dopo normalmente circa tre giorni molti non esperti di questa pratica non resistono quasi più, per poi durante il quarto giorno – paragonabile all’effetto del digiuno – trarre un profondo respiro di sollievo e capirne l’utilità, che attraverso le parole può sempre essere solo descritta in modo insufficente.

Il silenzio produce franchezza. Un riferimento a Dio produce anche una protezione per questa franchezza. Dopo una meditazione sono obbligatori un nuovo confronto e una preparazione alle condizioni che seguiranno, in cui eventualmente anche essere meglio essere un po‘ meno franchi.

Senza dubbio sarebbe importante portare nel mondo anche un po‘ di silenzio, per imparare in modo sempre più forte a mantenere intatta una certa chiarezza della coscienza. Questo vorrebbe dire per prima cosa per i singoli lasciar tornare, ad intervalli che si ripetono a seconda di come ci si sente, o dopo esperienze complicate, oppure appunto non appena sia possibile, un momento di pace interiore che riordina e che ricompone. Questo significa accettare dapprima dei pensieri senza continuare a rifletterci; lasciar calmare i sentimenti (e più tardi ricordarsi di quelli sui quali sui quali è necessario riflettere), e lasciar rilassare una dopo l’altra le parti del corpo; non perdendo però la coscienza di essere umano completo e non nel senso di lasciarsi trasportare dal singolo benessere.

Per quanto riguarda gli incontri, il lavoro, le conferenze e altre attività questo vorrebbe dire non affrontare molti temi uno dopo l’altro in maniera stancante, ma almeno tra un tema e l’altro inserire una breve pausa, che di nuovo non dovrebbe servire solo per parlare ecc., ma in primo luogo per osservare semplicemente l’accaduto, o anche per prepararsi in modo cosciente ad un altro tema. Lo stesso vale in modo pratico per l’alimentazione, e cioè il rendersi in maniera più consapevole dei singoli alimenti. Si possono trovare molte relazioni tra i punti di vista della scienza alimentare e il „nutrimento dell’anima o mentale".

Il processo che possiamo chiamare „arrivare alla calma dall’accaduto" e che lascia crescere di nuovo la forza per il presente ed il futuro, non è quindi un sorvolare i problemi privo di contenuto. Esso crea un punto di partenza, dal quale in effetti la rielaborazione del tutto diventa produttiva. Anche in occasioni superficiali non viene perso tempo, ma tutto sommato viene risparmiato del tempo, poichè tutto avviene più facilmente e in modo più leggero. Anche persone di per sè molto spirituali non si accorgono di quello che perdono senza questa pace interiore.

Già solo questa semplicissima esperienza spirituale, il silenzio, nasconde quindi in sé segreti di più grandi elevatezze spirituali. Questa elevatezza presuppone però un percorso per raggiungerla. Proprio Cristo insiste dapprima sulla semplicità dell’uomo che spesso è la prima a rivelarsi, il suo sentiero porta poi verso orizzonti sempre più grandi e quindi complicati, ed in questa complessità risplende poi di nuovo la fondamentale semplicità.

Per esempio in un silenzio concentrato può ancorarsi in modo più profondo un passo in avanti interiore a cui si è lavorato o che ci è stato regalato, nel senso di una capacità che non può essere „smangiucchiata dalle tarme", vedi per esempio Matteo 4. Si può veramente integrare nel mosaico degli altri progressi. Il silenzio può arrivare addirittura a farci sentire la „vita" del tutto, che dovrebbe essere nata in noi dal modello divino originale. Questo è un modo di vivere in noi „il Dio del nuovo nato". È possibile avvertire l’ombra di questa possibilità nel momento in cui in una pace cosciente, il cervello libero– magari legato ad una rivelazione – le forze del cuore diventano percettibili ed i piedi rilassati. In questo momento qualcosa è „superato", qualunque sia l’aspetto delle vita - anche irrilevante - di cui si tratta. Senza questo d’altra parte niente viene „superato", qualcosa di essenziale rimane in modo non rielaborato „incastrato", e può causare non solo problemi nei sogni – che qui possono essere rielaborati solo in parte –, ma anche problemi di salute o di altro tipo.

* Cristo è in realtà un titolo. All'epoca del primo cristianesimo erano in uso diverse forme di scrittura della parola "Cristo" che avevano rispettivamente significati diversi. La più nota è la forma greca "Christos" che corrisponde all'ebraico "Messias" = "L'unto". Esisteva anche il greco "Chrestos" = il buono, il santo; e più raramente "Chrystos", dal greco "chrysos" (splendente).

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Le tentazioni e la vocazione degli Apostoli.

Anche Gesù dovette imparare a conoscere i suoi attributi umani e a volgerli in maniera sempre più forte verso Dio. Dopo 40 giorni di digiuno nel deserto apparve il „diavolo tentatore". P.es. Matteo 4, 1-11.

Nel corso della vita e attraverso dei percorsi interiori vengono alla luce, anche in misura minore, delle forze negative che – come tutte le forze – possono essere percepite come qualcosa che prende forma. In primo luogo si tratta di nominare tendenze residue, diventate autonome, prive di un cuore integrante e quindi senza Dio. Il „cibarsi del frutto dall’albero della conoscenza" si riferisce a questa autonomia prima del pensiero e poi della volontà.

Da una parte si tratta di caratteristiche dure, legate a condizionamenti materiali. Esse sono profondamente ancorate all’inconscio e possono anche venire riconosciute nel loro essere se ad esse si contrappone qualcosa, ma verranno superate in profondità solo in ultima istanza. Una rinuncia consapevole, un „saper avere" consapevole anziché un „dover avere" di tipo costrittivo e un rapporto creativo ed etico con esse rappresentano un allenamento al superamento di queste stesse forze.

I desideri contrari conducono invece ad un allontanamento indifferente e sarcastico e alla fuga dai problemi materiali, eventualmente verso campi spirituali. A volte viene ignorato che questo rappresenta solo l’altra faccia della stessa medaglia „negativa", legata al suo rovescio in base al principio del pendolo. Questo secondo campo è oggi caratterizzato da una maggiore apertura ed è quindi più facile da definire. Uno strumento per realizzare questo cambiamento è la compassione, un libero dare amore.

Un’ulteriore caratteristica, correlata ad entrambi, è legata all’avidità di potere. Trasformare questa illusione richiede coraggio nei confronti di una veridicità incondizionata e della tolleranza, e una libera solidarietà nel rapporto con gli altri.

In generale in tutti gli ambiti di questo tipo manca un’individualità forte e nello stesso tempo altruista da parte degli interessati, che potrebbe riempire questi spazi sostituendosi alle tendenze negative.

Nel Vangelo secondo Matteo 4, Gesù viene esposto a questi impulsi devianti, qui chiamati rispettivamente „Satana" o „Diavolo". Egli non rimanda semplicemente al loro rispettivo contrario, si appella invece a qualcosa di superiore, qualcosa che è al di là del movimento delle forze negative: alla „parola di Dio", a „Dio, il Signore" e a „Dio, il Signore che solo deve essere pregato e servito". Cristo è al di là della dualità tra le tenebre e la luce, e la supera grazie alla sua superiore terza via, così come risulta chiaro in tanti altri episodi.

(...) V. anche nella parte 4 il capitolo „Zaratustra", e p.es. la parte 2, tavola „Un atteggiamento cristiano...").

R. Steiner descrive le due principali forze negative come entità separate, così come possono essere percepite nel mondo dal punto di vista spirituale. Come già accennato, è opportuno considerare entrambi i modi di operare del male, ma al di fuori della visione spirituale non è completamente giustificato che gli Antroposofi disconoscano alcune immagini cristiane partendo da un solo essere negativo, perché esse racchiudono in sé entrambe le dimensioni. Le diverse tendenze si presentano spesso in maniera così mischiata, che alla fine le tendenze „controdivine" possono essere trattate come un tutt’uno – di fronte alle quali non si trovano numerosi dèi, ma il Dio di Cristo con tutto ciò che opera secondo la sua volontà.

Ci sono però altre correnti spirituali che a questo proposito in effetti chiudono un occhio e considerano tutti gli sforzi di ricerca spirituale di alto livello come espressione divina.

Infine, teologi evangelici moderni ignorano completamente il problema (chiudono entrambi gli occhi), così come altre correnti spirituali negano la presenza di esseri negativi, con la spiegazione che essi compaiono solo in pochi passi della Bibbia. In questo modo trascurano il fatto che non si trattava di immaginazione, ma di esperienze solenni che non si manifestavano solo nell’antichità.
Update English / Deutsch.

Le forze negative non hanno nessun potere diretto se non si ha paura o non si è in preda ad altri sentimenti negativi; in questo senso può anche essere un meccanismo di difesa non vedere tutto sotto l’aspetto negativo (in tedesco: „non dipingere il diavolo sulla parete") – anche di fronte al „far paura" da parte della Chiesa. Oggi la percezione spirituale potrebbe dimostrare che presunti „aumenti" dei cicli negativi rappresentano in realtà dei potenziali, presenti già da tempo e rimasti nascosti fino a quel momento, che sono stati sollecitati. Al contrario, le capacità positive possono realmente ancora aumentare, sebbene si sviluppino in modo contrario rispetto al prototipo già esistente.

Tali „punti deboli" personali possonon rappresentare entano allo stesso tempo una superficie di risonanza per forze esterne affini. In tutte le società se ne possono trovare le tracce: nell’Occidente per esempio nelle situazioni dove il denaro e l’egoismo rappresentano i valori più alti, in particolare nella vecchia forma individualista, priva di un sistema di sicurezza e previdenza sociale; nella ristrettezza di vedute del Nazionalismo e del Nazionalsocialismo – in particolare nel caso dell‘arroganza e dell‘indifferenza nei confronti del resto del mondo, – e in attività „religiose" distruttive; così come negli estremismi dello Stalinismo, - per esempio nel suo brutale egualitarismo. Questo non significa però una maledizione generale di tutto e tutti in queste società.

Gesù non insegna tanto la „resistenza al male"; ma non sostiene né la sua necessità come „volontà di equilibrio" (come sostengono alcune dottrine orientali), né la sua necessità per il riconoscimento del bene divino ad esso contrapposto. Neanche una diretta elaborazione del „negativo" – che è spesso necessaria – può essere utile a tutti. Almeno per alcuni può funzionare quel tipo di percorso che viene proposto in generale nella „Christliche Wissenschaft„ („Scienza cristiana") di Mary Baker-Eddy". Questo non prova però che non esistano forze contrapposte, quanto piuttosto che esse possano venire indirettamente trasformate. Anche con Cristo non esiste la maledizione eterna, tutte le forze distruttive sono alla fin fine mutevoli sino al tempo di quell’ultimo capitolo della rivelazione di Giovanni, dove viene promesso che non esisterà più la tenebra (v. capitolo relativo).

A questo periodo seguì la vocazione degli Apostoli - Giovanni 1, Matteo 4, 18 - 22, Matteo 10. 

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Le nozze di Cana.

Qui – Giovanni 2, 1-12 – ci imbattiamo innanzitutto in un esempio che illustra come i problemi abbiano origine non tanto nelle traduzioni errate o nelle „correzioni" antiche dei Vangeli fatte su incarico della Chiesa, quanto piuttosto semplicemente nelle interpretazioni emozionalmente unilaterali e colorate di patriarcalismo.

La frase che Gesù disse a Maria „"Che ho da fare con te, o donna?" venne più tardi giudicata in maniera sprezzante. Chi cerca di comprendere veramente il testo e vede come Gesù in fondo facesse tutto ciò che Maria voleva, può facilmente dedurre che la frase esprimesse piuttosto ammirazione, che potrebbe forse venire espressa più chiaramente in questo modo: „Com’è stretta la relazione con te nelle cose che faccio, o donna!" L’espressione originaria non tramandata in lingua aramaica – una lingua a quel tempo molto semplice – nella traduzione dal greco può essere solo stata così: „Donna, io con te". Senza comprensione del contesto, il senso esatto era già ai tempi di Gesù spesso non riconoscibile.

Da questo momento fino alla croce si manifesta per un certo tempo un rapporto a volte creativo tra Gesù e Maria. Lei ha su di lui un effetto ispiratore, partecip alle tappe fondamentali della sua vita ed è anche oggetto di una trasformazione psichica.

Se nei tempi moderni il concetto di „sposa di Cristo" per le suore ha spesso solo un significato esteriore, originalmente esso si riferiva ad un reale tipo di vita.

La „forma" di Cristo come essere umano, così come era già stata menzionata nel capitolo sul battesimo di Giovanni, si fonde con l’aspetto maschile dell’anima (Animus). Può arrivare ad essere un „matrimonio interiore" con le parti femminili della nostra anima sotto l’auspicio divino. Ciò può avere un effetto trasformatore in senso alchimista anche in rapporto alle forze vitali e al corpo. L’immagine di Maria potrebbe per similitudine incontrarsi con l’aspetto femminile dell’anima (Anima).

Anche per gli uomini un percorso che passava attraverso Maria o attraverso le Marie* era talvolta ovvio. Ma entrambi i sessi possono trovare la loro via attraverso Gesù o attraverso Maria o attraverso entrambi, perché non esiste essere umano che, dall’anima sino agli ormoni, sia legato o debba rimanere legato completamente ai modelli di reazione del proprio sesso. Esistono però esseri umani che hanno un migliore accesso all’una o all’altra strada. L’unità interiore si manifesterà al termine del percorso. Questo sviluppo interiore per esempio non si pone il problema se l’autore di questo capitolo sia cattolico e se quindi sappia ben poco su Maria, ma allo stesso tempo non sia vittima di quei pregiudizi che invece molti osservanti del culto mariano si sono tirati addosso. Nella chiesa cattolica c’era la pratica oggi quasi dimenticata dell‘adorazione del cuore di Gesù e del „puro cuore di Maria".

Solo chi intraprende un percorso di tale portata trasformatrice è in grado di percorrere una strada nella quale non è necessaria la rimozione (in senso psicologico). Ma anche questa non deve essere una strada solitaria; grazie ad una più grande libertà interiore, una relazione con l’altro sesso potrebbe diventare possibile, addirittura possibile in modo più completo.

In questo contesto anche le parti dell‘anima ereditate dal padre e dalla madre vogliono essere integrate nella personalità.

Alcuni elementi della psicologia del profondo possono essere interamente posti in relazione con le esperienze religiose. Questo è ciò che tenta di fare Eugen Drewermann in un modo diverso. Le esperienze religiose fondamentali, dopo un’osservazione più attenta, dovrebbero manifestarsi ad un livello separato, da cui poi agiscono sui processi psicologici. Oggi ci sono delle tendenze che vedono in fondo la ricerca religiosa come un impulso vitale comune a tutti gli uomini „complessivo, sconfinato e rivolto alla ricerca del senso", V. Hubertus Mynarek: „Möglichkeit oder Grenze der Freiheit", 1977. Bisognerebbe però distinguere tra un impulso spirituale generale non plasmato ed un impulso religioso in senso stretto del Re-ligio, del re- o nuovo legame dell’uomo con l’origine divina, con il „Padre", cosa che per i cristiani credenti convinti è possibile attraverso il legame con Dio.

Dio, in quanto segreto più grande del mondo, può essere conosciuto non tanto se ci si limita ad un’unica scienza, ad un unico tipo di esperienza o ad un solo fenomeno - approccio che nel migliore dei casi è in grado di rivelare solo aspetti singoli - ma piuttosto attraverso il tentativo di riconoscere diversi approcci e di esaminarli insieme. Questo finora è successo solo in minima parte. Se il processo alchimistico e con esso anche l’uso comune della parte sinistra e della parte destra del cervello (sul quale oggi si effettuano numerose ricerche) venissero affrontati dai Cristiani alla loro maniera, con il risultato della „conoscenza creativa amorosa", gli scontri tra i teologi apparterrebbero al passato. Inoltre si renderebbe possibile una specializzazione su aspetti singoli, ma essa sarebbe riconosciuta come tale e non pretenderebbe una validità esclusiva. Questo rapporto complementare tra gli uomini ne trarrebbe vantaggio.

Chi invece poteva „sentire" nel senso del principio universale di Gesù „Ama il tuo prossimo come te stesso", poteva nel corso del tempo raggiungere lo stesso risultato e forse andare anche oltre. Chi si adopera per questo amore allo stesso tempo rivolto a sé stesso e al prossimo, si renderà comunque conto che tutto ciò deve essere prima di tutto imparato. Il „diventare più completo interiormente" può da parte sua agevolare questo amore.

La domanda sui „miracoli", che si potrebbe porre anche in relazione alle nozze di Cana, verrà illustrata più da vicino in un apposito capitolo. A proposito degli aspetti divini femminili di Maria-Sofia v. il capitolo „L’evento della Pentecoste".

*Mentre Maria, la madre di Gesù, viene vista come madre spirituale di coloro che ne desiderano la guida, Maria Maddalena è, per coloro che l’adorano, una figura legata all’amore terreno.
Maria Maddalena (Maria di Magdala) era una donna che seguì Gesù. Molti pensano, conformemente alla tradizione, che si trattasse di una prostituta che cambiò la sua vita grazie a Gesù. Ma Gesù disse: "Lei ha amato molto". Questo non significa necessariamente sesso sfrenato, ma piuttosto – o comunque anche – la capacità di amare le persone in maniera totale, di essere comprensiva e buona nei loro confronti. Lei amava Gesù, e cioè lo onorava come uomo e lo ammirava come guida spirituale. Secondo la letteratura mistica (Jakob Lorber) Maria Maddalena purificò il suo amore sempre più in direzione di un amore spirituale. L‘amore quindi rappresentava la sua strada per capire Gesù e Dio. (Probabilmente in maniera simile a Clara, la donna che amò il monaco Francesco d’Assisi/ San Francesco intorno al 1100 – il quale dapprima la respinse e successivamente la accettò, nel momento in cui il suo amore era diventato puramente spirituale. (Su questo tema esiste un film molto interessante disponibile in lingua tedesca e inglese).
C’è una tradizione particolare che si riferisce a Maria Maddalena: la leggenda del „sacro Graal". Giuseppe di Arimatea, Maria Maddalena e alcuni altri seguaci di Gesù portarono il Graal – in origine la coppa nella quale era stato raccolto il sangue di Gesù – nella Francia meridionale o in Inghilterra. Al Graal vengono attribuiti alcuni miracoli. (Il Graal è anche simbolo dell’amore divino).
Ci sono anche altre speculazioni più recenti su Maria Maddalena. Per esempio l’idea che ella abbia avuto un figlio con Gesù il quale diede l’inizio ad una dinastia reale eruopea (i Merovingi). Nessuno può dimostrare la veridicità di questi libri moderni e intenzionalmente sensazionalisitici.

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Punti di vista sulla sessualità, sulla simpatia, sulla capacità di comprensione e sull’amore.

Lo sviluppo delle prese di posizione ecclesiastiche sulla sessualità, così come le posizioni contrarie interne ed esterne alla Chiesa, danno l’impressione che in questo campo esistano grosse difficoltà a scoprire quale possa essere un rapporto con la sessualità „conforme all’uomo" o addirittura „cristiano". A partire dagli anni ’60 i divieti morali esterni hanno perso la loro efficacia; le Chiese inoltre non erano in grado di cercare nelle tradizioni l’essenza dell‘etica in esse presente che avrebbe potuto essere riflettuta fino in fondo in relazione alla nostra società. La „rivoluzione sessuale" nata come reazione alla sessualità repressa, ha portato all’altro estremo di una nuova ideologia caratterizzata da una „coazione del rendimento sessuale"– dissipazione dell’energia vitale – e inosservanza del desiderio di relazioni che si assumano anche una responsabilità psicologica e spirituale: continue rotture sino a rendere gli individui incapaci di lavorare. Di conseguenza, al più tardi con gli anni ’80, non rimase spesso nient’altro che la rassegnazione; ed era quasi impossibie trovare un movente sensato per uno sviluppo ulteriore della società al di là di questi estremi. Esso potrebbe trovarsi nell’aspetto del superamento della „mentalità del possesso". Da questa lunga lotta degli esseri umani che ha caratterizzato il secolo si può dedurre che entrambe, la responsabilità e la libertà anche proprio in rapporto alla loro realizzazione tra uomini e donne, senza un accenno ad un ulteriore sviluppo completo degli esseri umani, non sono realizzabili e neanche conciliabili in maniera armoniosa. Esempi di singole coppie, dove apparentemente o anche realmente è riuscito, fanno supporre che sia possibile trovare una tale via.

Ad ogni modo Cristo si rivolge agli uomini e alla loro possibilità di diventare „interi", „completi", che è una caratteristica che già da sola crea la base per una vera libertà. Non si pronuncia sulla continua frammentazione degli strati dell’essere umano, ormai divisi, non si tratta quindi nenche di un’estatica esperienza del Tutto, ma piuttosto della sua nuova integrazione intorno alla "saggezza del cuore".

Ma Cristo non è neanche un sostenitore dei „condizionamenti", delle forme esteriori e della loro soppravalutazione, o addiritura dell’abuso di termini come responsabilità, fedeltà e onestà per abbellire l’invidia, la gelosia e l’avidità di possesso. Lui si riferisce allo spirito che è ispiratore dell’agire. Anche nel matrimonio per Lui non è automaticamente tutto perfetto, quello che considerato dall’esterno viene visto come un aspetto negativo.

Amare Dio – e i prossimi – come sé stessi – quella regola cioè con la quale Cristo riscattò la logica del divieto del Vecchio Testamento, descrive innanzitutto un atteggiamento universale che percorre e unisce questi tre campi. In questo contesto l’amore per il prossimo è qualcosa di diverso rispetto al mero preoccuparsi istintivo per i parenti ecc. – può però riguardare anche i parenti, ma in maniera più libera. A causa di questo ruolo dell’uomo come aiuto amorevole, ovunque esso sia opportuno, anche l’amor proprio non è un amore egoista, ma è piuttosto un amore verso sé stessi – compreso l’amore del corpo in quanto strumento – attraverso il quale vengono serviti gli altri e quindi anche Dio.

La forma più alta dell’amore è incondizionata. Cfr. anche l’amore per i „nemici", Matteo 5, 43-48 – che non significa rinunciare alla saggezza.

In questo contesto dovrebbe essere chiaro che per esempio le tesi molto diffuse che mettono sullo stesso piano la sessualità e l’amore o l’amor proprio e l’auto-appagamento e le fantasie, sono lontani anni luce dall’approccio di Cristo. Ciò che piuttosto rappresenta un isolamento interno di singole forze, e che pone delle false immagini tra gli esseri umani e gli altri reali, è senza dubbio una delle numerose imperfezioni dell’uomo dalle quali si può imparare qualcosa. Ciò però non rappresenta lo scopo finale.

Gli europei contemporanei possono vivere una trasformazione della sessualità quando nello svolgimento di attività in comune due esseri umani entrano in contatto spirituale e intellettuale e imparano in questo contesto a gestire le loro antipatie e simpatie. Non a queste in prima linea, ma anche a queste si deve prestare attenzione per trovare contatti al di fuori. Solo più tardi verrebbe ad aggiungersi il piano fisico; esso non appartiene automaticamente ad ogni amicizia od incontro. Le energie del cuore possono allora portare con sé energie sessuali e queste non devono essere costrette a essere soddisfatte in maniera esplosiva, come invece oggi normalmente succede a causa del condizionamento culturale. Un atteggiamento di base amorevole ne è parte integrante.

A proposito della sessualità, molte tradizioni spirituali insegnano, al posto della rimozione o, al contrario, di un continuo godimento della stessa, una sua trasformazione che può anche essere di più della „sublimazione" freudiana (...). Le più antiche correnti orientali avevano il difetto di partire in parte proprio dalla sessualità, anziché permettere agli uomini completi di incontrarsi – cosa che oggi potrebbe risparmiare numerose tecniche e come almeno sarebbe adatto oggi - „cominciando dall’alto" e cioè conoscersi prima spiritualmente e intellettualmente. Rimane il punto di vista delle correnti orientali che un tranquillo stare insieme, e non uno stare insieme orientato all’orgasmo maschile o femminile, può portare lentamente in armonia con l’intero essere. Anche nel Cristianesimo ci sono stati approcci di questo tipo che oggi però sono scomparsi e che sarebbe opportuno recuperare, come dimostrano a questo proposito alcune eredità dei cantori cavallereschi e dei trovatori.

Poiché nella sessualità possono manifestarsi delle complicazioni subconscie, nelle diverse religioni essa viene posta in relazione con la coppia, nella quale può venir gestita in comune nei suoi vari sviluppi. Chi vuole riservare questa esperienza in senso stretto al matrimonio, può farcela se nelle precedenti relazioni entrambi i partner chiariscono in tempo cosa vogliono e cosa non vogliono e si danno appoggio reciproco.

Questo vecchio approccio che Gesù riconosce fino alla sua caratterizzazione negativa di uno sguardo desideroso nei confronti p. es. della donna di un altro, non dovrebbe però escludere la possibilità di un incontro diretto ed entusiasta tra due persone che non si conoscono – che più spesso di quanto si pensi è sentito e talvolta non viene esattamente compreso neanche dagli stessi interessati: „Se due o tre si raccolgono in mio nome, io sono in mezzo a loro" (o in una traduzione più corretta „in loro"). Questo non richiede una riunione ecclesiastica organizzata, né una particolare preparazione, può invece avvenire in qualunque luogo dove lo „spirito di Cristo" fa in modo che due persone si incontrino per un qualche scopo. Può essere difficile riprendere questo tema dove si tratta di un uomo e di una donna tra i quali esiste anche una simpatia e anche in questo caso mantenere una coscienza chiara e tenere presente che si tratta del punto di partenza, ma è una necessità mondiale. Non deve trattarsi né di legami né di sessualità, sono gli stessi interessati che devono scoprire di cosa si tratta in maniera sincera.

Già la vita di Gesù sulla terra dimostra che si trattava di una persona non convenzionale. Ne potrebbe risultare che le convenzioni siano necessarie fino al momento in cui Lui „non è tra loro".

Un presupposto per migliorare e rendere adeguati i rapporti tra gli esseri umani è uno studio della propria individualità, compresa la propria "Aura". Anche come coppia si rimane individui, una completa dissoluzione di entrambi nella coppia in ogni caso non viene auspicata.  

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Il „santo zelo" (e alcuni punti di vista sulle emozioni).

In Giovanni 2, 13-25 dopo le nozze di Cana viene descritta la pulizia del tempio. Gesù scaccia con zelo i mercanti e i cambiamonete dal tempio. Qui egli vuole dare un segno evidente contro l’ipocrisia del mondo che caratterizza il tempio come casa di Dio e che anche lì non ha altro scopo che quello di dedicarsi al semplice mercanteggiare. La situazione è tale per cui egli non si può aspettare niente dai capi cittadini o spirituali e, poiché è l’unico che si sente ancora responsabile „nella casa di suo padre" se ne occupa lui stesso; si tratta di un‘azione di resistenza sociale, senza ferire gli uomini. „Obbedire di più a Dio che agli uomini" non è per lui in nessun modo un’atteggiamento servile. Anche quando dice: „Date a Cesare quello che è di Cesare" (e a Dio quello che è di Dio), non si può identificare un atteggiamento servile, come spesso è stato tentato, ma piuttosto lo sforzo di evitare agli apostoli degli inutili contrasti con le forze sociali. Religione e politica hanno le loro rispettive leggi. Servire il prossimo e volere il „meglio per la città" è tantomeno un atteggiamento servile.

In questo contesto si potrebbe porre la domanda relativa al rapporto dell’uomo con i moti emozionali. Non tutti/tutte vivono le proprie emozioni ad un livello così alto come Gesù, che viveva continuamente nel „rabbrividire positivo di fronte a Dio" e nella compassione per il prossimo, e il cui zelo si basava solo sulla consapevole buona intenzione. Negli uomini comuni all’inizio quasi tutte le emozioni si presentano mischiate con dei meccanismi inconsci di stimolo-reazione – che sono diversi a seconda della biografia del singolo e si manifestano con diverse intensità, ma che sono simili nella loro struttura di base. Anche senza accontentarsi delle interpretazioni altrui, purificare le proprie reazioni da tali meccanismi, osservarle e quindi infine dominarle o consegnarle a Dio, è un processo che richiede molto tempo.

Anche se abbiamo a che fare con la psiche, i consueti metodi di analisi psicologica e i metodi terapeutici non sono particolarmente adatti a coloro che sono alla ricerca di Dio e della verità.
Dove ancora si hanno in mente quei modelli di interpretazione unilaterali che riducono i problemi psichici alla sessualità e alle esperienze della prima infanzia, e dove inoltre le „cause" delle debolezze„ diventano „motivi" per „rimanere così" invece di porre l’accento sulla capacità di sviluppo dell’essere umano così come fa Erich Fromm, la psicologia può addirittura diventare un ostacolo sulla via spirituale. Dove la psicologia, come „scienza dell’anima", stimola l’osservazione dei processi dell’anima e l’anima – cosa rara – viene vista più di una funzione cerebrale chimico-elettrica, il suo studio potrebbe anche essere un utile punto di collegamento. Essa si svilupperebe meglio se fosse disposta a recepire le affermazioni delle correnti psicologiche alternative. Serve a poco cercare di trattare interi complessi di problemi come un tutt’uno. Sarebbe più efficace cercare singole parti di un complesso, e distinguere in maniera consapevole se si tratti di „una trave nel proprio occhio" o di „una pagliuzza nell’occhio altrui", e individuare di chi è la responsabilità. Alcune scuole cristiane cercherebbero di porre l’accento sul primo aspetto perché esso è più difficile e deve prima essere appreso, rivolgere cioè l’attentione alle proprie azioni problematiche perché è più facile corregerle da soli; la confessione ecclesiastica quindi, accanto ad un aspetto spirituale ha anche un effetto terapeutico. Nella prassi psicologica si troverebbe più spesso in primo piano l’altra prospettiva, quella della vittima. Alla fine ci si accorgerà che ciononostante entrambe le parti sono entrate in gioco. Le dottrine spirituali orientali p.es. porrebbero l’accento sulla relazione esistente tra i due aspetti nella vita come fonte del „Karma" / del destino.

Quando si tratta di affrontare e risolvere le ripercussioni di giornate difficili, potrebbe aiutare anche un metodo rivelato da R. Steiner: uno sguardo retrospettivo al contrario partendo dalla serata e arrivando fino al mattino. Dopo è più facile ritornare al presente.

È anche possibile scrivere e consultare spesso uno „specchio dell’anima" che contenga osservazioni finalizzate al proprio miglioramento o caratteristiche auspicabili, una prassi sperimentata nel campo mistico.

Anche una conversazione tra diverse persone p.es. può portare a progressi nel campo dell’anima. I molti pregiudizi e giudizi avventati diminuiscono nella misura in cui l’individuo diventa pù trasparente nei confronti di sé stesso e lascia andare la zavorra. L’importanza che Gesù attribuisce al „non giudicare" e a ciò che „esce dalla bocca" non è una pretesa morale inadempibile, ma piuttosto un’esortazione a cominciare con questo processo. (Ciò spesso presuppone di rimanere in silenzio, anziché continuare a litigare, e di parlarsi in un momento successivo con calma e in tranquillità. (Vedi il capitolo "Il silenzio nel deserto").

In questo contesto ci sono correnti formative europee che presentano elementi conosciuti nello Yoga, quali i centri nervosi o della coscienza – i chakra – cui vengono però attribuiti altri nomi (Antroposofia, Vita Universale ecc.). Tali tentativi non sono automaticamente „non cristiani", come viene supposto da parte della Chiesa. Questi centri invece erano già conosciuti dai teosofi del Medioevo (J. G. Gichtel) e sono ormai realmente riconoscibili in tutte le strutture energetiche presenti nell’uomo; così come la conoscenza dei ben noti punti dell’agopuntura non è automaticamente „taoistica" – perché questi sono ormai da tempo misurabili con degli strumenti e da qualche tempo anche attestabili istologicamente nei tessuti del corpo umano.

A questo proposito vedi anche la pagina aggiuntiva „Principi dei valori etici": 3. Parte.

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Sul discorso della montagna (e alcuni punti di vista sulla ragione).

A proposito del cambiamento dei valori (anche di quelli odierni) della vecchia società a causa del discorso della montagna è stato scritto molto. Cfr. Matteo 5 - 7,29. Gli uni lo accolgono favorevolmente in relazione alle attività sociali. Gli altri lo minimizzano in quanto „etica dei principi" e preferiscono quella che loro chiamano „l’etica della responsabilità" con le minacce di castigo del Vecchio Testamento, con la presenza dell’esercito ecc. Alcuni cercano semplicemente di vivere conformemente ad esso. Il discorso della montagna viene apprezzato anche al di fuori degli ambiti cristiani (p.es. da Gandhi).

Anche dal punto di vista della ricerca sulla coscienza si può riconoscere che il discorso della montagna si rivolge soprattutto a quegli uomini per i quali la coscienza può essere di più che un’umana „analitica della ragione", e per i quali la vita non termina nella sfera esclusivamente privata. I „poveri nell’anima", coloro cioè che „sanno di sapere poco o niente", che sono aperti nei confronti delle relativizzazioni e sono consapevoli del fatto che Dio sappia più di loro, sono „beati", „loro è il regno di Dio". Questo atteggiamento può anche dimostrarsi una continua e potente spinta allo sviluppo, più che qualsiasi altra attitudine considerata „ragionevole" dagli uomini.

„Gli afflitti" non devono sempre sopportare solo il loro destino individuale, - e in questo modo elaborare la loro parte rispetto al tutto, invece di ignorare il tutto con leggerezza. Alcuni portano con sé qualcosa di pesante che riguarda tutta la rete di persone che fanno parte della loro vita e in fondo il destino dei popoli e dell’umanità. Anziché degli uomini di Stato spesso oggi si tratta di movimenti di base, e chi dà loro la necessaria assistenza, chi prega per loro, invece che sempre per i potenti, i famosi, i grandi dell’economia?

I „miti" sono più chiaramente quelli che sono miti per propria volontà (non semplicemente i paurosi). „Loro sarà la terra promessa" e con loro essa si manterrà e si svilupperà.

„Quelli che hanno fame e sete di giustizia": non l‘invidia, ma la giusta ricerca della giustizia per sé e per gli altri, apre gli uomini „verso l’alto", prima o poi non senza risposta, anche se la risposta non sempre è così come la si immaginava. „I misericordiosi" portano spontaneamente e in maniera molto chiara i loro fratelli e sorelle e tutte le creature a loro simili „verso l’alto" e verranno sostenuti così anche da Dio.

„I puri di cuore" e che in questo modo si sono „tolti gli occhiali spirituali" o meglio hanno riconosciuto e messo da parte i loro pregiudizi, vedranno Dio. Questo è il vero significato della parola „non giudicate".

„I pacificatori" che ristabiliscono la pace nel senso della preghiera di pace di S. Francesco D’Assisi, permettono anche ad altri di riconoscere che ci deve essere un’altra forza in azione, diversa da quelle che normalmente dominano la vita. Essi veranno quindi chiamati i figli (e le figlie) di Dio.

„Quelli che vengono perseguitati a causa della giustizia e „a causa mia", cioè per il fatto di essere i discepoli di Gesù, contro i quali vengono dette falsità e calunnie, verranno ricompensati con la beatitudine. Essi conoscevano interiormente la beatitudine, mentre il loro essere esteriore soffriva. Ciò non significa che la sofferenza sia uno scopo di per sé.

Gli eletti devono esercitare il loro ruolo di „sale della terra" e „luce del mondo". Proprio in questo capitolo Gesù fa riferimento anche alle „leggi" e ai profeti del Vecchio Testamento. Riprende più volte ciò che di giusto c’è stato nel suo tempo, ma lo rende fecondo per una nuova epoca nella quale non più le leggi stesse sono in primo piano, ma le loro fonti, e dove ogni essere umano è in grado di creare i princìpi vitali interiori.

Chi „aspira al regno di Dio" tutto il resto „gli spetterà". Anche qui è evidente che il piano del pensiero comprensivo non deve venire distrutto, ma piuttosto deve aprirsi affinché possa essere compreso anche quello che scaturisce dalla logica spirituale superiore. Non si parla però di dover abbandonare i condizionamenti terrestri semplicemente in favore di una voluttà in condizioni di coscienza separate. Visioni superiori dovrebbero venire più spesso completamente messe a confronto con la coscienza e la vita terrestri, fino a che il mondo non sarà cambiato. La chiarezza rimane o emerge per la prima volta dove l’uomo, ponendosi determinate domande relative alla speculazione, alla supposizione, alla teoria e alla convinzione, nella scala dell’ignoranza arriva al sapere, e questa è un’importante base per lo sviluppo. Questa rappreseta una differenza p.es. con quella pura ricerca della beatitudine tipica di alcune correnti spirituali antiche.  

Questo pensiero superiore nel discorso della montagna (v. il prossimo capitolo) già per il suo contenuto, è diretto in prima linea agli uomini che non lo vogliono usare esclusivamente per un nuovo ordine della loro attività spirituale individuale. Il percorso si rivolge innanzitutto alla vita individuale, nella quale si può cercare un partner o il „prossimo", come è stato descritto nei capitoli „Il battesimo" e „Il silenzio nel deserto". Dopo si costruisce in particolare sul piano delle relazioni uomo-donna e subito si tasterà il terreno relativamente alle ulteriori interazioni spirituali tra diversi individui. Questo è stato descritto nei capitoli „Le nozze di Cana" e „...L’amore". Questo è stato descritto nei capitoli „Le nozze di Cana" e „...L’amore". Ora invece nel discorso della montagna si affrontano il piano spirituale e quello etico, e ci si orienta subito alla più ampia direzione spirituale d’arrivo, che potrebbe dar vita ad una comunità basata sulle relazioni tra gli individui. Questo corrisponde all’immagine originaria della relazione tra suono e intervallo tra le triadi e la scala musicale – con il Tutto. 

Nelle pagine in tedesco e in inglese si trova anche un passo del discorso della montagna, Matteo 5: Le beatitudini e il sale della terra.

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 La trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor (Matteo, 17).

Molti gesti di Gesù, dal dialogo con Nicodemo – Giovanni 3 – al discorso della montagna, sino ad arrivare alla guarigione del cieco nato e a quando Gesu dà da mangiare ai cinquemila sulla montagna, costituiscono nel loro simbolismo il contesto esterno di ciò che trova espressione interiormente nella „trasfigurazione". Essa è simile al concetto orientale della grande illuminazione. Lo spirito viene illuminato. Ma nel caso di Gesù e anche nell’uomo che è capace di sentire questa possibilità si riferisce ad una più stretta relazione con Dio, che qui non viene inteso come il generale assoluto, ma come essere.

Il puro e semplice „pensiero positivo" potrebbe, se praticato in maniera non egoistica e non megalomane e senza manipolazioni tecniche, trasferire il pensiero in uno stato che sarebbe più affine a ciò che può giungere da Dio; potrebbe quindi aprire ad esso. La letteratura di questa corrente in gran parte trascura però questa precisazione e così può spesso terminare in un autoinganno.

Ancora però non si tratta di „trasfigurazione".Con essa non viene semplicemente aggiunto un "tocco" di programma positivo alla confusione, comune per altro a tutti gli uomini, del programma spirituale, così che ne derivi una sovrabbondanza di programmi positivi – un esercizio sicuramente possibile. Tutto invece verrà risolto e liberato da distorsioni e punti di vista ingannevoli attraverso la possibilità di osservare le origini spirituali. Un ordine divino superiore diventa visibile in tutte le cose. Verrà osservato come la maturazione dell’uomo può anche perdersi in questa strada, essa si presenta come un’approfondimento dei processi di psico-igiene, come è stato trattato nel capitolo „Il santo zelo". A partire da un più fondamentale strato delle conoscenze, tutto verrà illuminato. Le conoscenze non sono pensiero, possono emergere con o senza pensiero, non si possono ottenere con la forza, e hano un effetto liberatorio. Qui non è più necessario rimuovere il mondo dei pensieri, come invece è stato provato altrove.

Il pensiero verrà liberato da modelli di reazione istintivi, in questo modo il pensiero controllabile analitico e sintetico diventerà più facilmente strumento della ragione-coscienza posta al di sopra. La facoltà di discernimento nel pensiero progredisce – senza diventare indecisa („tiepida"). Qui p.es. diventerà chiaro che cosa sia o meno opportuno ed in quali condizioni.

Per quanto riguarda Cristo stesso, si può partire dal presupposto che non doveva eliminare ogni intorbidamento che separava l’uomo comune da questo piano. Tuttavia si manifestava anche per lui una chiarezza sempre più grande. Più tardi, nella cosiddetta preghiera del sommo sacerdote, pregò per quella chiarezza che lui stesso aveva presso Dio prima della creazione (Giovanni 17).

Nelle pagine in tedesco e in inglese si trova un passo del vangelo secondo Matteo 17, 1-13:  La trasfigurazione di Gesù.

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La questione dei „miracoli".

Gesù non agiva per soddisfare la voglia di sensazionalismo di molti uomini e neanche per costringere gli uomini alla fede attraverso avvenimenti esterni. Tutto il suo percorso è caratterizzato da una chiarezza interiore rispetto a ciò che doveva fare - e quindi non a causa di questa o quella circostanza, per ottenere questo o quell’effetto.
Le guarigioni erano spesso „segni", azioni in piccolo che rimpiazzavano qualcosa di più grande, di più fondamentale. Nella guarigione del nato cieco avvenuta di sabato, Gesù risponde che il motivo non sono i peccati, ma invece „è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio". Cfr. Giovanni 5, 6-9; Giovanni 6; Giovanni 9, 3 e v. anche nella terza parte il capitolo "Gesù e la guarigione".

Lo sconvolgimento di modelli di pensiero antiquati e la riflessione sul significato più profondo di tali azioni sono allo stesso tempo effetti collaterali indesiderati. Che ci siano uomini che hanno bisogno di poter osservare dall’esterno, contare, misurare, soppesare, Gesù lo riconosce nel caso di Tommaso, che tra i discepoli può essere definito come il „tipo scienziato naturale" (...). (V. nella terza parte il capitolo „Scienze naturali e fede in Dio").
Gesù non voleva costringere nessuno, ciò avrebbe avuto il carattere di un tribunale, e d’altra parte non è neanche possibile trovare nelle sue azioni l’intenzione di provocare un rifiuto da parte di coloro che non erano maturi per una decisione.
Vale la pena di leggere anche il „Vangelo secondo Tommaso", una raccolta apocrifa ed esatta di massime di Gesù, indipendentemente dal fatto che esse siano state scritte da Tommaso stesso o no. Questo testo era conosciuto e accettato dai cristiani spirituali in Egitto e anche altrove.

I „miracoli" di Gesù non sono stati il punto chiave della sua attività. Spesso li faceva solo per aiutare dopo che era stato pregato di farlo, senza che intorno a lui si fosse raccolta una folla di persone, e lui spesso intimava alle persone di non raccontare ciò che avevano visto.

Se oggi però i teologi e le teologhe della scuola della „teologia della smitizzazione" di Bultmann pensano di poter negare l’esistenza di questi miracoli o li spiegano attribuendo loro un significato simbolico, allora bisogna riconoscere che essi si conformano all’immagine meccanicistica del mondo e dell’uomo tipica del XIX secolo e che semplicemente non hanno preso atto delle nuove correnti scientifiche. Perché le nuove correnti nella fisica dei quanti, nella biologia, nella medicina naturale e nella ricerca parapsicologica, nell’astrofisica ecc. sono ormai così avanzate che in esse possono almeno essere trovati degli elementi che possono aiutare a rimuovere la „inimmaginabilità" degli avvenimenti biblici. Ciò non deve rappresentare la ricerca di una „prova di Dio", per la quale sarebbero competenti altri piani, diversi da quelli delle scienze naturali.

In questa corrente teologica è accettabile solo questo aspetto: essa non considera l’obiettività scientifica come una premessa della fede.

I tempi della parzialità del vecchio illuminismo sono finiti. Anche per gli per gli scienziati è diventato possibile avere una fede senza per questo diventare schizofrenici. In un tempo in cui gli uomini credono a cose ben note nella parapsicologia, come la capacità di alcuni di piegare i cucchiai a distanza, senza ulteriore fede – nonostante una grande quantità di inganni, rimane comunque una buona parte che è indubitabile –, sarebbe semplicemente assurdo disconoscere a Gesù Cristo tali possibilità. Gesù agiva partendo da un altro spirito, diverso dal divertimento provocato dal piegare un cucchiaio, ma oggi appare ovvio che Gesù fosse realmente in grado di penetrare tutte le forze della natura – e che proprio oggi è sicuramente importante guardare da vicino questo fenomeno; per la nostra immagine dell’uomo, per una guarigione completa in senso cristiano ecc. Una tale visione spirituale di Gesù non è in contraddizione con l’immagine di Gesù in quanto „figlio dell’uomo", che voleva dare un esempio ai singoli e alla comunità. Spesso è l’accettazione di una tale contraddizione apparente a condurre al rifiuto dei „miracoli", perché gli individui in questione ritengono in buona fede di dover respingere le tendenze sbagliate che allontanano da un Cristianesimo umano e socialmente critico. In verità prendere insieme le due componenti dovrebbe fornire un’immagine più chiara della radicalità di Cristo e del suo legame con la volontà e quindi anche con la forza del creatore.

(...) L’energia qui non è una forza priva di sostanza; essa è allo stesso tempo un’effetto dell’entità di Cristo. P.es. nello yoga orientale l’energia viene spesso osservata isolatamente. Anche oggi avvengono guarigioni che nel senso originario sono nate con la preghiera e in relazione con la parte più intima dell’uomo legata a Cristo che vuole la guarigione e la completezza dell’uomo che anche secondo Cristo „può fare cose più grandi" di lui.
La guarigione spirituale di per sé e il progresso psichico-spirituale ad essa legato rimangono comunque una grazia che non si può ottenere con la forza, a prescindere da quanto l’uomo possa fare per prepararsi ad essa.

Sui "doni spirituali", come il dono delle guarigioni, la "diversità delle lingue", e i doni delle capacità profetiche v. anche la prima lettera ai Corinzi 12, 7-11; gli atti degli apostoli 2, 17-20; e il capitolo "La Pentecoste" in questo scritto.

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La resurrezione di Lazzaro.

Fino a questo punto tutti gli strati dell’essere umano, con i quali le vecchie scuole misteriche si sono date pena per secoli, sono state affrontate da Cristo in un modo nuovo. Così "l’ultra-conscio", l’io interiore dell’uomo può manifestarsi nel cogliere la vita corporale, spirituale, mentale. In questo modo viene sviluppata la facoltà di chiarire, integrare e ampliare coscientemente strati più profondi e più antichi del subconsciente.

Nei misteri dell’antico Egitto p. es. si trattavano gli aspetti spirituali e mentali fino ad arrivare alle forze della volontà della vita corporale.

Nella resurrezione di Lazzaro – Giovanni 11* - si accenna ad un ulteriore approfondimento. Innanzitutto, alcuni dettagli apparentemente di scarsa importanza assomigliano in maniera sorprendente a quel sapere egiziano sopra citato. Quest’ultimo conosceva l’esperienza nella quale l’individuo trascorreva tre giorni in uno stato che la parapsicologia moderna conosce come „Out-Of-Body-Experience", cioè un‘esperienza extra-corporale simile ad un sogno che allontana dalla realtà, ma di tipo cosciente. Il corpo sembrava essere morto. L‘individuo dopo questo tipo di esperienza aveva la certezza che dopo la morte avrebbe continuato a vivere come essere psico-spirituale. Lo Ierofante doveva badare al fatto che la persona in questione al più tardi dopo tre giorni si risvegliasse nella coscienza terrena, altrimenti il risveglio non sarebbe stato più possibile e il corpo avrebbe cominciato a decomporsi. Lazzaro ci racconta proprio di questo, dopo quattro giorni „ormai puzzava". Nel profondo, sino alla sostanza fisica doveva essere in azione una forza che lo fece resuscitare. Attraverso gli eventi biblici si manifesta una tendenza a dimostrare che un tipo di spirito cristiano è riconoscibile anche e soprattutto in particolare negli aspetti materiali e nell’azione esterna – una tendenza che solo adesso nel nostro tempo può venire ripresa, dopo che la mistica dei secoli precedenti ha penetrato gli strati psico-spirituali in maniera chiarificatrice.

È possibile che in tutte le religioni, le dottrine che riguardano la vita oltre la morte abbiano origine in certi tipi di esperienze che riguardano il sentirsi al di fuori del corpo fisico anziché partire da speculazioni di tipo filosofico che non erano adeguate allo stato della coscienza degli uomini della preistoria, della protostoria e della storia antica. Una descrizione adatta si trova in „Ursprung und Gegenwart" di Jean Gebser. Egli distingue tra uno stadio della coscienza arcaico, magico e mitico, precedenti a quello del pensiero astratto, e una coscienza integrale. Se le rotture tra questi diversi stadi fossero veramente necessarie è un’altra questione; in ogni caso oggi è possibile affrontarle. Anche R. Steiner sottolinea l’incomparabilità degli antichi tipi di coscienza. Soltanto le reminescenze di esse si possono trovare nelle diverse fasce di età delle singole persone nel processo della crescita.

Il confronto con gli antichi riti di iniziazione non deve comunque significare che la resurrezione di Lazzaro sia stata un’azione rituale, come nel caso dell’ Egitto, concertata formalmente tra tutti gli interessati. Gesù si è allontanato spesso nelle sue azioni dalle prescrizioni relative al culto riguardanti il tempo – p.es. il Sabbat – il luogo – p. es. il tempio, o la situazione. Partendo da questa libertà, di quando in quando egli sfruttava le circostanze in maniera comunque positiva, p.es. le feste Pessach, il tempio.... In questo può essere un modello per i rapporti con alcune tendenze, p.es. l’accettazione di punti di vista astrologici, "di luoghi di forza" ed usanze. (V. anche i libri di Marko Pogacnik : "Wege der Erdheilung", "Erdsysteme und Christuskraft", ...).

In relazione con la resurrezione di Lazzaro anche Gesù e la cerchia che si sta formando intorno a lui diventa visibile in maniera più forte verso l’esterno come un tutt’uno. Questo mostra una coscienza allargata di Gesù che coinvolge anche i discepoli e che in questo modo feconda anche l’ambiente sociale allargato. Un ampliamento della coscienza affine può manifestarsi anche oggi per gli individui nella successione di Gesù se le loro attività di gruppo si rivolgono all’esterno.

Segue ora la via della passione. Il sommo sacerdote stabilisce con le sue parole una relazione tra ciò che dovrebbe succedere a Gesù e il destino del popolo (Giovanni 11). Nella sua visione profetica percepisce veramente che Cristo morirà per tutti. Ma lo interpreta male (dicendo) che Gesù arreca danni al popolo se rimane in vita. Questo richiede una coscienza che è in grado di interpretare al di là del pensiero processi e correlazioni, una competenza questa, che prima però deve venire acquisita. Non è identica alle immagini che si manifestano istintivamente. Le cause più profonde possono venire scoperte, disintegrate e create. Il pensiero negativo o un altro tipo di pensiero non si possono più sedimentare in maniera semicosciente e non si possono più ammassare nelle strutture problematiche degli strati, anche corporei, più profondi. Questa problematica viene risolta anche in maniera retroattiva, quando l’individuo indaga anche queste leggi. La strada verso un futuro libero e creativo è libertà.

Nelle pagine in tedesco e in inglese si trova un passo del vangelo secondo Giovanni 11: La resurrezione di Lazzaro.

Il padre della Chiesa Clemente d’Alessandria era ancora in possesso di una versione allargata, „segreta" del Vangelo secondo Marco. Secondo le sue parole questo era „un Vangelo spirituale" per l’uso di coloro che si trovavano nel „perfezionamento", che serviva al loro „progredire nella conoscenza". Qui erano compresi passaggi delle annotazioni di Marco e di Pietro, come la resurrezione di Lazzaro, mentre nei Vangeli per l’uso comune essi venivano lasciati da parte. Solo Giovanni e i suoi discepoli riprendevano certi eventi apertamente nel Vangelo. Clemente definisce Cristo come „Mistagogo" o „Ierofante", e cioè come colui che – a differenza degli altri culti misterici – introduceva o iniziava ai nuovi misteri (segreti della fede). (Cfr. Prof. Morton Smith, "The Secret Gospel...").

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„Le pecorelle".

Un po‘ di tempo prima della lavanda dei piedi, le persone legate a Cristo vengono chiamate „pecorelle" - Giovanni 10, 11-18, così come Cristo stesso in altri passaggi viene chiamato „agnello". Qui viene sottolineata la franchezza già esistente o nuovamente elaborata dei discepoli - in special modo per ciò che viene da Cristo - così come la stessa relazione tra Cristo e Dio. Benché possa essere già molto maturo, l’Individuo può su un certo piano sentirsi di nuovo come un „foglio bianco", come un bambino. Il vero progresso - anche se deve essere sempre rivisitato con orgoglio – porta piuttosto all’umiltà; cresce la convinzione che tutti gli uomini abbiano un ruolo significativo, ma in fondo un piccolo ruolo di fronte a Dio. Qui si può parlare anche di „umiltà"; ma in un senso libero e spirituale e non nel senso di un comportamento servile di fronte alle autorità terrestri, che ha spesso prodotto degli equivoci. Non a caso Cristo nello stesso capitolo dice „Io sono la porta". Chi apre il proprio essere o il proprio cuore per Cristo, per lui egli è aperto come una porta che conduce a Dio, una premessa per tutto il resto.

Le „pecore" vengono anche poste in contrapposizione ai „capri" (p. es. Matteo 25:32-33).

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Cristo e la lavanda dei piedi e l’unzione di Gesù da parte di Maria di Betania.

Il resto dei Vangeli presenta sempre più eventi simbolici in cui mancano veri e propri insegnamenti. Al più tardi a questo punto possiamo mettere da parte tranquillamente le "rivelazioni" e il "Tutto su Gesù" commerciali e trasformati a proprio uso e consumo, alla fine delle quali non sappiamo ancora niente. Anche qui alcune conoscenze esteriori possono essere d’aiuto, ma l’essenziale può essere reso accessibile solo e soprattutto attraverso la contemplazione meditativa. Ma questo non può che essere per altri che uno stimolo per i propri sforzi personali di conoscenza, che nessun parroco o storico può toglierci.

La lavanda dei piedi nella Bibbia – Giovanni 13, 1-20 – viene descritta come una purificazione. Dato che più tardi tali passaggi „esoterici" sono stati compresi a malapena, non hanno subito la censura. La persona in questione è „completamente pura", non si tratta cioè dei piedi, ma del loro significato simbolico nell’intero uomo. Nelle diverse culture quel pensiero era diffuso con delle analogie: le stesse funzioni si ritrovano nell’organismo umano, nel micro e nel mesocosmo, e nella natura esterna, cioè nel macrocosmo. I piedi sono rivolti alla terra, il loro movimento segue la volontà. L’individuo „percorre" esternamente una o l’altra strada, e ciò richiede una decisione della sua volontà. Una purificazione di questa volontà e dei suoi movimenti contraddittori si mostra come contenuto della lavanda dei piedi. Cfr. anche Gesù in Matteo 25, 31 e segg. che attribuisce all’opera buona un valore più alto rispetto alle professioni di fede formali cristiane.  

Questa azione, come tutti gli eventi seguenti, non rappresenta una semplice ripetizione degli impulsi dati negli anni precedenti per la purificazione delle diverse parti esistenziali del’uomo. Tutto sta sotto il nuovo auspicio, Gesù sa intimamente che „era venuto il suo momento" e che i suoi discepoli avrebbero dovuto maturare per diffondere in circoli più ampi „quel qualcosa„ in maniera autonoma. Lo scopo non sono più solo le loro qualità personali, in questo caso la loro buona volontà, sotto la visione del loro io interiore, come era stato invece fino a questo punto. Ma piuttosto questo io superiore non egoista adesso unito alla „persona", può diventare sempre di più un tutt’uno con quel „Cristo che ha preso forma in noi", come un „io degli io".

Tale esperienza potrebbe innanzitutto essere descritta in questo modo: nel compimento interiore di questa azione si può manifestare una tale purezza che tutto può venire guidato in maniera più diretta dalla fonte più intima attraverso i diversi strati dell‘esistenza. Ma innanzitutto si tratta della volontà. Il sentire e il riconoscere si perfezionerà e l‘uomo sarà in grado di spiegare più chiaramente il perché dei suoi impulsi. Anche Dio segue in noi questa successione come mostra in maniera profonda il risveglio di un bambino. Ciò non significa che questa nuova fase dello sviluppo proceda per esempio „senza la testa". Lo sviluppo umano del sentire etico e della conoscenza chiara era già stato prima fortemente stimolato. Qui manca ancora un ulteriore perfezionamento nel senso di Cristo, che invece già esiste nel campo della volontà.

Un altro tipo di esperienza di questa fase difficilmente descrivibile potrebbe essere posta in relazione con l’accorgersi della propria coscienza, cioè dello sguardo, dell’"angelo", dell’io superiore che potrebbe osservare la vita. L’io superiore (in forma angelica) può mostrarsi in maniera più forte unito a Cristo, e compie così anche lui una trasformazione. Oggi nell’ambito dei nuovi movimenti spirituali le esperienze angeliche sono spesso esperienze comuni, mentre i Cristiani nonostante la Bibbia hanno spesso dei dubbi sul fatto se gli angeli esistano o meno, per non parlare della domanda di cosa sia nel linguaggio popolare „il proprio angelo" o „l’angelo custode", e di come potrebbe essere un tale legame. Cristo rappresenta la forma, la parte personale dell’essere uomo, e la conservazione delle conquista della vita umana nell’aprirsi ai mondi di forza degli „angeli". Anche per Cristo però un uomo che fa questo tipo di esperienze non è ancora perfetto. Già in Giovanni 1 egli consente ai discepoli di farsi un’idea di ciò. Alcune persone orientate alla spiritualità dicono che si tratta solo dell’esperienza angelica, in seguito alla quale essi possono ritirarsi dalla vita terrena; al contrario una ricerca in questo campo presuppone che sia stata acquisita una grande stabilità se non si vuole finire nel labirinto delle illusioni; solo molto più oltre comincia con questa fase la possibilità di un compenetrazione degli elementi terrestri da parte dello spirito. Come punto di riferimento possiamo citare per esempio Steiner che come ricercatore dell’anima assegna all’evoluzione dell’uomo sulla terra un periodo di sviluppo ancora molto lungo, e lo stesso fanno altre correnti di pensiero. Non è necessario sottolineare che anche altre pratiche, come gli „scongiuri" ipnotico-spiritistici non hanno niente a che fare con le esperienze archetipe dell’angelo di cui si parla qui. Ci sono però ormai sforzi degni di considerazione da parte di alcuni individui di entrare in contatto con gli angeli. 

Nella lavanda dei piedi finora non ci si è quasi accorti che esiste una connessione con quel passaggio - Giovanni 12 – dove Maria di Betania sparge simbolicamente di unguento Gesù e gli asciuga i piedi con i suoi capelli. Rappresenta l’essere umano o rappresenta anche gli aspetti femminili di Dio, come sono attribuiti in altri passaggi a Maria, la madre di Gesù e Maria di Magdala – probabilmente non in maniera identica a Maria di Betania? Perché questo precede la famosa lavanda dei piedi? Per gli approcci femministici della teologia dell’esperienza, d’altre parte contraddittori, esistono sicuramente tesori ancora non scoperti o scoperti solo in parte. „L’ultima unzione" della Chiesa cattolica può venire interpretata anche come un’eredità di questo evento.

Inoltre è degno di nota che la lavanda dei piedi non venga rappresentata come un’azione unicamente di Cristo, ma piuttosto che anche i discepoli vengono incoraggiati a lavarsi i piedi reciprocamente, analogamente come la comunione viene posta semplicemente (per ora) nelle mani della comunità che sta nascendo come segno di un sacerdozio di tutti. La volontà o la volontà di vita migliorata attraverso il lavaggio dei piedi viene allargata al di là del proprio essere alle persone che stanno intorno, innanzitutto alla persona di fronte, che lava i piedi all’altro, e poi alla corresponsabilità per gli altri e per i discepoli in generale.

Il lavaggio dei piedi può anche essere inteso come servizio verso l’altro. Solo con questo lavaggio „saranno uniti a lui", come dice Gesù. Questo sottolinea in molti aspetti il significato ampio di questo passo del Vangelo. In particolare qui innanzitutto ci si riferisce a ciò che i giovani chiamano così: lei/lui va con me (modo di dire tedesco per indicare una relazione „er/sie „geht mit mir". Ma non si tratta più di „avere una relazione" quanto piuttosto di „essere in una relazione (vivace/viva)". La lavanda dei piedi va intesa innanzitutto come „passo in avanti". La forma esteriore di una tale azione non ha molta importanza. Nel senso della prassi alchimistica di usare le azioni esteriori come aiuto per osservare gli atteggiamenti e i processi interiori, una tale azione ha un senso, ma solo con l‘atteggiamento interiore adeguato. Anche un possibile atteggiamento giusto da parte di un parroco non basterebbe, è necessaria la persona stessa, perché è di lei che si tratta. Questo vale anche per la comunione – sui diversi aspetti di essa i teologi litigano; forse in un certo modo hanno anche ragione, ma questo aspetto della trasformazione cosciente della persona in questione non è stato riconosciuto in maniera sufficiente né dalla Chiesa cattolica né dalla Chiesa evangelica.

Se al tempo degli insegnamenti più semplici c’erano ancora p.es. 5000 uomini al seguito di Gesù, e più tardi solo 500 e poi 70 che ancora riuscivano a seguirlo, alla lavanda dei piedi parteciparono solo gli undici apostoli che da Gesù avevano imparato molto ed erano quindi pronti per poter cogliere questa occasione. Giuda forse in quel momento non era ancora pronto. Anche Gesù non dà tutti gli insegnamenti contemporaneamente a tutti, lo fa piano piano. Comunque è possibile che alcuni facciano progressi quando la loro contemplazione profonda si rivolge agli eventi che portano alla crocifissione. Questo è stato tentato dai Rosacrociani cristiani. La lavanda dei piedi, la flagellazione, l’incoronazione con la spine, la crocifissione, la sepoltura, la resurrezione, l’ascensione vengono chiamate „iniziazioni cristiane". Trasferiti nella profondità di un nuovo tempo, da essi scaturirono le immagini di sogno dei sette giorni: „chymischen Hochzeit des Christian Rosenkreutz", pubblicati sotto forma di satira nel 1616 dal teologo luterano J.V. Andreae.

Un tale passo non è certamente portato a compimento la prima volta che viene vissuto in maniera esteriore, nella meditazione o nel sogno. L’essere umano può ampliarsi in molte direzioni con tutte le sue capacità, a questo passo possono seguirne altri, alcuni possono sovrapporsi ai precedenti, ma le nuove qualità potranno venire in un certo modo a completarsi solo dopo che è avvenuto e si è completato quello su cui si basano.

Dopo l’episodio dell’unzione a Betania – Giovanni 12 – segue l’ingresso di Gesù a Gerusalemme come Messia. Dopo la lavanda dei piedi viene annunciato il tradimento da parte di Giuda Iscariota, seguono le ultime parole ai discepoli e la preghiera del sommo sacerdote (p.es. in Giovanni 13-17).

Nelle pagine in tedesco e in inglese si trovano passi del vangelo secondo Giovanni 13,3-15: La lavanda dei piedi.

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L’ultima cena, la cattura e la flagellazione.

Gesù era entrato trionfalmente in Gerusalemme - Giovanni 12, 12-19 -.

Le indurite caste sacerdotali capirono di dover premere sul tasto della psicologia al fine di poter influenzare le masse fino a creare in esse uno stato d'animo negativo.

Come abbiamo già cercato di dimostrare, gli individui che hanno potuto individuare in sé stessi il negativo e l'indifferenza e che hanno saputo compiere una trasformazione sono coloro che possono raggiungere quella stabilità ed unione con Dio che li rende immuni alle manipolazioni, alle suggestioni di massa ed a quelle forze esterne negative osservabili anche nella realtà del XX secolo.

Al momento dell’arresto - Giovanni 18 - le guardie indietreggiano e cadono a terra: Cristo prova che non è sotto il loro controllo. Tuttavia consente che venga fatto di lui quel che si vuole.

La flagellazione di Gesù - Giovanni 19, 1 – Gli flagellarono la schiena. La parte centrale dell’essere umano, la sua sensibilità, la sua forza di volontà nel saper superare le sofferenze sul piano emozionale, sono qualità che emergono con la meditazione; non è una sofferenza passiva e priva di coraggio. Tuttavia tutti i mistici del cristianesimo che hanno vissuto ciò volutamente o involontariamente, testimoniano del dolore. In tal modo anche Cristo non fugge impaurito davanti al dolore, cosa che di sicuro – come il maestro indiano Pratjahara, che anche padroneggia il controllo dei sensi - gli sarebbe stata possibile. Anche qui va piuttosto cercata l'interpretazione in una presa di coscienza che si estende alla sofferenza altrui.

A questo punto bisogna osservare che, come abbiamo già accennato, non sia stato del tutto corretto interpretare la flagellazione di Cristo come il simbolo di una forma di "iniziazione". Non si tratta di un passo ulteriore nello sviluppo dell'uomo moderno sulla via di una maggiore perfezione. Il vero passo avanti viene fatto da Cristo al momento dell'ultima cena, dopo l'unzione di Betania (Matteo 26, 26-29). L'ultima cena è il simbolo di ció che Cristo offre all'umanità sofferente. Il pane rappresenta in primo luogo la sostanza (/ l'anima) di Gesù Cristo, del "Verbo". Il vino rappresenta lo spirito divino di Cristo, che rende vivo il Verbo affinché esso operi a favore del prossimo. La Chiesa cattolica ha sempre messo in evidenza la trasformazione della sostanza del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo; le chiese protestanti invece vedono nell'Eucarestia una commemorazione del Cristo. Certo, in questo hanno entrambi ragione: ricordiamo infatti che anche le ricerche scientifiche fatte sulla semplice "acqua benedetta" hanno portato alla dimostrazione che una mutazione della struttura molecolare dell'acqua ha avuto luogo. Tuttavia il punto essenziale sta nella trasformazione che ha avuto luogo in colui che prende parte all'Eucarestia, in quanto egli in questo momento si concentra sulla trasformazione che avviene in lui tramite il "corpo e sangue" di Cristo trasformato e trasformante. Qui il pane ed il vino sono strumenti di aiuto alla contemplazione. C'è chi addirittura ha cercato di ricevere spiritualmente, senza l'aiuto del pane e del vino "il corpo ed il sangue" di Cristo e ne ha sentito gli effetti. Non sono pratiche facili da seguire. Se qualcuno volesse consumare un pasto consacrato, senza tuttavia pretendere di celebrare un "sacramento" della Chiesa lo chiamerebbe "un pasto agape" – „un nutrimento d’amore".

La flagellazione potrebbe essere interpretata come la caricatura di una possibile reazione da parte di un potere ignorante a quello che stava accadendo realmente e, come tale, non va posta al centro della nostra riflessione. Ciò vale anche per il passo seguente: l'incoronazione di spine. L'insistere quasi ossessivo sul dolore di Cristo, tipico della prima esoterica cristiana, si rapporta alle più nuove interpretazioni, come lo stile dell’insegnamento di Giovanni Battista a quello di Cristo e dei suoi apostoli. Gli uomini sono liberi di scegliere la via che vogliono seguire.

Nelle pagine in tedesco e in inglese si trova un passo del vangelo secondo Matteo 26,26-29 sull’ultima cena (Comunione e Eucarestia).

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La corona di spine e le ultime parole ai discepoli.

La flagellazione era una pena minore imposta ai tempi di Roma e va interpretata tenendo conto dei culti misterici precristiani. Anche l'incoronazione di spine - Giovanni 19, 2-3 - trae la sua fonte dai riti misterici, ma non se trova alcuna traccia storica presso i romani. Vi si riconosce certamente un'intenzione ironica: incoronare con spine al posto dell'oro. Ciononostante rimane aperta la domanda, come sia possibile che i soldati che catturarono Cristo si fossero ricollegati in modo così esatto, pur non essendone al momento consci, alle tradizioni misteriche. Molti soldati romani praticavano tali culti. Fossero stati a conoscenza di tali similitudini, non avrebbero tuttavia potuto ridurre Cristo al livello del loro conosciuto.

Mentre la corona d'oro poteva essere simbolo di dominio esterno, e non necessaria- mente sentito come simbolo negativo, la corona di spine di Cristo fu simbolo di una sovranità incomparabile ed unica al mondo. Le spine penetrano nel capo. Non si deve vedere solo il dolore, quanto piuttosto la forza di resistere allo sconforto, del quale Cristo non dà alcun segno. Siamo al momento in cui Cristo accetta "il calice amaro". Con la flagellazione e l'incoronazione di spine ci viene qui accennato qualcosa che ritroviamo nella lavanda dei piedi; anche il sentire e la conoscenza, nonostante tutte le resistenze, appaiono come "più elevate" spiritualmente.

Questa costante tendenza alla crescita ed al superamento di sé partendo dal luogo nel quale si agisce è una forza che si ritrova anche in contesti attuali, quali i nuovi movimenti come il movimento per la pace, il movimento ecologico e le diverse tendenze spirituali che intendono "salvare la terra".

Come già per la flagellazione, vale anche per l'incoronazione di spine l'affermazione che si tratta qui di una reazione, di una copia, di ciò che era già accaduto prima. Il punto nel quale possiamo vedere il manifestarsi in positivo di un'apertura spirituale verso la crescita ed il superamento di sé va individuato nelle ultime parole ai discepoli di Gesù, un „discorso di addio", p.es. Giovanni 13,31 - 17, e nell'incontro con Pilato, p.es. Giovanni 19,5* (*"Ecco l’uomo", qui, con la meditazione, possiamo intuire un Gesù Cristo come archetipo dell’uomo redento.) Non solo la lavanda dei piedi e l'ultima cena, ma anche le parole di Cristo furono subito „azioni".

Dove oggi si parla di "iniziazioni e atti di sviluppo cristiani", potrebbe essere utile tener conto in modo più determinante e adeguato di questi elementi positivi.

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Crocifissione e sepoltura.

I diversi modi di vedere ed interpretare la crocifissione e la morte di Gesù Cristo sono ancora più svariati di quelli che commentano le altre stazioni della sua passione; ciò deriva dal fatto che, da una parte, la Chiesa vi ha attribuito un particolare valore e, d'altro lato, gli esegeti hanno voluto inquadrare tutto nella loro particolare visione del mondo. P. es. Giovanni 19, 12-37.

Le correnti gnostiche in margine al paleocristianesimo erano particolarmente interessate alla persona di Gesù Cristo. Dal loro contesto culturale dell'antica Grecia non potevano tuttavia immaginare come fosse possibile che un tale grandioso essere lucente avesse potuto essere generato da una donna e, come un comune mortale, avesse potuto morire. Avrebbe, insomma, dovuto essere come un angelo o, come più tardi fu attribuito ad alcuni maestri orientali, possedere un corpo apparente che l'avrebbe reso visibile e che, senza essere mortale, si sarebbe poi sciolto nel nulla. Nella loro dottrina il mondo terrestre e la materia rappresentavano il male eterno e nulla era più lontano dalle loro rappresentazioni che il fatto che un tale essere avesse dovuto compiere tutte le stazioni della vita terrestre o, addirittura avesse potuto far trapelare la propria luce. Il termine "gnostico" viene qui utilizzato in contrapposizione a quello di gnosi apostolica, differenza ammessa anche da F.W. Haack, fervente critico delle sette religiose. Tuttavia, in tali dottrine ci sono state le più svariate transizioni, per esempio, lo gnostico "Vangelo della verità" riconosce che Cristo fu inchiodato sulla croce.

Esiste una corrente materialistica e propensa ad un atteggiamento di rifiuto che propaga la leggenda secondo la quale Gesù Cristo sarebbe stato il figlio illegittimo di un soldato romano. Bisogna rendersi conto di quanto ciò sia diffamante, considerando la morale del tempo e del luogo in questione. Ci sono anche speculazioni che vogliono che Gesù Cristo non sia morto, altresì che sia stato curato e guarito. Fino al giorno d'oggi si riscontrano tentativi di identificare la tomba di un anziano dal nome Gesù trovata nel Kashmir come quella del Gesù biblico. Un'altra possibile tomba in Europa, non ancora scoperta, viene menzionata nella letteratura attuale. Il nome di Gesù, chiamato anche Jehoschua, Jeschua, Jesat, non era un nome particolarmente raro. Anche nei vangeli apocrifi (non riconosciuti come canonici nelle religioni che hanno stabilito un canone delle Scritture rivelate) vengono menzionati diversi Gesù: Gesù Sirach, Gesù ben Pandira. Anche R. Steiner afferma che nelle testimonianze degli evangelisti Matteo e Luca, che si differenziano l’una dall’altra quanto all’origine ed al luogo di nascita di Gesù, si possono riconoscere due Gesù adolescenti diversi, ma che avevano un rapporto fra di loro.

Conformemente a tali tesi sono emersi risultati contradditori dalle ricerche fatte sulla Sindone di Torino. È stato detto che la Sindone porta tracce di pollini che risalgono al tempo ed al luogo dove visse Gesù, in tempi successivi è stata datata nel medioevo. Un'altra analisi rivela che l'impressione dell'immagine del viso porta tracce di radiazioni energetiche. Inoltre le tracce di sangue dovrebbero provare che Gesù era ancora in vita al momento della sepoltura. L’attuale stato delle ricerche parla di autenticità del sudario e dell’immagine di origine insolita. Tali fenomeni possono essere d’aiuto a coloro che desiderano addentrarsi alla realtà della vita di Cristo con lo strumento della ragione (cfr. le osservazioni fatte sul cammino del giovane Tommaso nella parte terza, cap. „Scienze naturali e fede in Dio". Secondo Jakob Lorber solo la tunica di Trier non è autentica. Una tale affermazione ha innanzitutto lo scopo di far sì che la fede venga cercata in sé stessi e non debba dipendere da scoperte o teorie del momento che si alternano e si contraddicono l’una con l‘altra.

Tuttavia tali ricerche possono condurre ad una forma meditativa dell’analisi, tramite la quale ci si rende conto di trovarsi dinnanzi a qualcosa di particolare, a qualcosa che non entra nei canoni usuali. Cfr. con Grünoud „Jesus in Indien – das Ende einer Legende" (in tedesco).

Come abbiamo già potuto osservare, le testimonianze dei mistici sono spesso un’approccio fruttuoso alle domande sul significato di avvenimenti remoti per lo sviluppo attuale dell’umanità. Queste testimonianze ci rivelano qualcosa sul carattere di tali avvenimenti. Infatti, più numerose sono le esperienze spirituali di tipo mistico vissute, più alto sarà il grado di comprensione. I mistici cristiani e gli stigmatizzati, cioè coloro che portano i segni delle ferite di Cristo, non hanno avuto contatti fra di loro, ciononostante, le loro percezioni sono molto simili e rivelano dettagli sul vissuto di Gesù, che non si riscontrano nella Bibbia. Francesco d’Assisi, Padre Pio e Teresa di Konnersreuth affermano con convinzione che sia la crocifissione che la morte di Gesù sono reali ed hanno lasciato un marchio indelebile e profondo nel nostro mondo; vi si sente un legame inatteso e forse anche conscio con un accaduto di sofferenza inimmaginabile, come un’inimmaginabile forza positiva che tende verso l’alto. Il carattere della crocifissione, esperienza essenziale e che riguarda la totalità dell’essere, è sicuramente molto più vicino alla vita di queste persone fuori dal comune. Esse comprendono e sentono questo carattere meglio di quanto lo possa fare un’analisi puramente intellettuale. Trattando del tema della vita e della morte non si parla di singoli strati dell’essere riuniti in questi momenti, ma dei piani causali che generano princìpi e destini. Anche le persone che non dispongono di un tale legame di natura mistica con Dio possono servirsi meditativamente di questi eventi come ponte d‘unione con la realtà, anche se i risultati rimarranno imperfetti. Tramite le parole indirizzate ai due ladri legati alla croce ai suoi lati: „Voi sarete ben presto con me in paradiso." Cristo afferma qui che si può seguire il suo cammino anche prendendo una decisione all’ultimo momento.

Il pervadere cosciente di questi momenti profondi dell’esistenza umana, saturi di oppressione, di sofferenza e di degenerazione, possono essere attuali possibili reali, anche se di diversa dimensione. Anche se queste possibilità reali non sono legate al tempo o allo spazio dell’accadere, ci sembra che il periodo della Pasqua possa offrirci una possibilità di esperienza. È come se il vecchio ritmo tradizionale e temporale del passaggio e dell’innovazione avesse trovato in Cristo altre forme ed altri tempi.

Gesù non riconosce la convenzione che vuole che la materia fisica possa porre barriere insormontabili allo spirito. Abbiamo già potuto osservare ciò nel caso di Lazzaro. Nulla ai suoi occhi, al di fuori di Dio, possiede un valore eterno, tutto, per quanto amorfo o negativo che sia, è sottoposto ad un processo di trasformazione. Ma più profondo ed inconscio è ciò che si trasforma, più difficile sarà la possibilità di avere un’influenza su di esso.

Nella crocifissione, come negli avvenimenti che la precedono, si fa allusione ad una coscienza universale, accompagnata da una forza di volontà, che trovano il loro apice nelle ultime parole pronunciate da Cristo prima della morte „Tutto è compiuto". Questo „sacrificio d’amore" tangibile ed universalmente portatore di aiuto non viene espresso in modo esaustivo nella vecchia formula „redenzione degli uomini tramite il sacrificio di Gesù", dal tono particolarmente giuridico. Essa oggi può essere considerata un tentativo di renderla comprensibile anche alla coscienza razionale; originalmente però poteva essere un adattamento al mondo immaginario degli israeliti dell’epoca, dove si ricorreva a rituali sacrificali (animali ecc.) per ottenere la benevolenza della divinità – una cosa che Gesù stesso non ha mai imparato.

Anche le altre teologie che mettono l’accento sul fatto che Gesù, sino al momento della morte, non rinneghi i propri princìpi, non ci forniscono sufficienti chiarimenti sulle esperienze mistiche e, tanto meno, sugli effetti fisici collaterali quali le stimmate, i digiuni, ecc.; cfr. con Thurston „D