Le vie di Cristo

 

Una pagina informativa indipendente
con i punti di vista di vari campi di studio
e di esperienza.

 Per l’homepage: altre proposte e lingue.

 

Le vie di Cristo nella coscienza umana e del mondo.

Indice di tutte le parti.

Prima parte: (I) capitoli sui passi dei Vangeli – cliccare qui.

Seconda parte: I passi dell’apocalisse di Giovanni – cliccare qui.

Questa è la terza parte: capitoli su diversi temi e questioni esistenziali.

Per aprire i capitoli della parte inferiore dell'indice è necessario attendere che la pagina web sia completamente aperta.
9.  Una preghiera per la pace, la vita e la terra
2.  Principi dei valori etici
5.  Una breve correzione a proposito delle "moderne rivelazioni" e del "tutto su Gesù" odierni
6.  Scienza naturale e fede in Dio
--   La consapevolezza, il cervello e il libero arbitrio.
7.  Gesù e le questioni nutrizionali
8.  Gesù Cristo e la guarigione – anche oggi
9b.A proposito della benedizione cristiana
9c.Lamentarsi: un elemento possibile della pratica cristiana
9d.Un percorso cristiano per affrontare gli avvenimenti della vita
10.Punti di vista cristiani per l’economia e le questioni sociali
11.Punti di vista cristiani per la società e la politica
12.Filosofia e Cristianesimo – Commento al discorso di Habermas "Glaube und Wissen" ("Fede e sapere")
15.Punti di vista cristiani generali relativi alle questioni ecologiche 
16.La vita non nata
Le nostre nuove pagine tematiche in tedesco/ in inglese.

Parte 4: il Vecchio Testamento, contributi al dialogo con le altre religioni

Indicazioni sulle altre versioni e diritti
E-mail.

 

Una preghiera per la pace, la vita e la terra.

La preghiera è così costruita da fare in modo che con il primo paragrafo si arrivi al giusto atteggiamento per una preghiera efficace senza necessità di grosse spiegazioni. Essa può essere modificata per poter rispondere meglio alle sensazioni individuali. Al posto della terza parte possono essere consegnate a Dio anche tematiche diverse. La cosa migliore è pregare lentamente e con forza di immaginazione. 

Dio, mia origine, mio aiuto e mia speranza!

 unito a Gesù Cristo io ti ringrazio per tutto cio che viene da te.
perdonami per ciò che mi ha allontanato da te.

ti prego lasciami diventare creativo attraverso il tuo spirito in questo silenzio.

 

guidami affinché io non arrechi danno agli altri nel loro percorso verso di te.
guidami ad aiutare gli altri secondo la tua volontà.

proteggimi sulla mia strada *.

 

Ispira gli uomini a lasciare nelle tue mani le decisioni sulla vita e sulla morte **.

aiuta coloro che lavorano per la tua creazione***.
guida questo mondo al passaggio alla tua epoca nuova.****

 

 *) Qui possono venire coinvolti anche altri.

**) qui possono venire coinvolti anche altri aspetti particolari, o infine venire trattati in un contesto meditativo come 'porre fine all’altelana tra violenza e controviolenza’, ‘togliere alla violenza i suoi motivi di esistenza risolvendo i problemi’, 'adottare solo quelle misure di sicurezza che lasciano alle cittadine e ai cittadini pacifici i loro diritti umani’, ‘condurre un dialogo pacifico tra le persone di buona volontà che appartengono alle diverse religioni’, ... . Matteo 5:9 und 26:52. Spiegazioni delle chiese in inglese.

***) La natura torturata grida aiuto. Sarebbe il momento di chiedere a Cristo o a Dio di proteggere il mondo dalle forti violenze della natura. Ciò però non può sostituire il necessario cambiamento del comportamento umano di fronte alla creazione.

****) Luca 11:2; 21:31. Apocalisse 11:16; ... v. anche il Padre Nostro, Matteo 6: 7-15.
Le sacre scritture delle religioni, siano esse la Bibbia o il Corano, lo Zend Avesta o la Bhagavadgita, ponevano originariamente l’accento sulla lotta dell’uomo con i suoi propri lati oscuri e non sulle guerre esterne. Ciò è stato spesso ignorato o male inteso. Oggi però ci sono degli sforzi di porre gli aspetti etici comuni delle diverse religioni in contrapposizione alla caduta dei valori di questa civilizzazione egoistica. Le religioni conservano però le loro differenze.

Vedi Marco 12:30 e 5. Libro di Mosè 6, 4, 5. La preghiera si riferisce al credere profondamente e sentitamente nella realizzazione secondo la volontà di Dio ed essere grati. Le parole di Gesù in Giovanni 16:23 nei vecchi testi in aramaico dicevano anche "…lasciatevi circondare dalla risposta" (cfr. Neil Douglas-Klotz: Prayers of the Cosmos. Meditations on the Aramaic Words of Jesus). Pregare, vivere e agire nello stesso "spirito" sono azioni che appartengono l’una all’altra. I nuovi punti di vista presentati in questa pagina non sono contrari alle tante preghiere delle varie chiese. Vedere anche the Lord's Prayer, with bible passages etc. concerning prayer. Dio può ripartire l’amore che gli viene donato tra tutte le chiese.

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Principi dei valori etici.

Gesù Cristo attribuiva valore al fatto che il metro di misura del comportamento etico e morale vivesse in ogni singolo uomo anziché agire a causa della pressione esercitata da una norma giuridica o dagli usi e costumi. Anche questa interiorizzazione non si realizza perché dal di fuori viene "ficcato in testa" qualcosa, ma piuttosto attraverso una vita nella quale si sviluppano "l’amore per Dio e l’amore verso il prossimo come si ama sé stessi". "Amatevi gli uni gli altri" (Giovanni 13,34) è la forza che rende possibile l’agire in armonia con la vera coscienza. L’amore verso Dio lascia intravvedere i suoi scopi più elevati. Dove i singoli, le coppie, i gruppi vivono questo amore universale, si vedrà la differenza. Più sono le persone che vivono in questo amore, meno importanti saranno le prescrizioni e le regole esterne dettagliate

Tuttavia i contenuti, così come sono stati trasmessi per esempio nei "10 comandamenti", non sono superati, ma piuttosto confermati. Essi non sono soggetti ai principi, ma ai dettagli del mutamento culturale. Ciò certifica già il racconto di Mosé stesso, cui venne trasmessa innanzitutto una forma più elevata dell’etica, ma che portò al popolo evidentemente immaturo una versione più semplice. Fino a quel momento nel cristianesimo, nell’ebraismo e nell’islamismo i principi etici sono gli stessi, e praticamente in tutte le altre religioni si trovano elementi affini come è dimostrato nella "Dichiarazione sull’etica mondiale del parlamento delle religioni del mondo" (v. il nostro link: le nostre nuove pagine tematiche in tedesco/ in inglese.) Anche un’etica che si ritiene "non religiosa" o umanistica presenta collegamenti con i valori delle culture religiose. Fondamentalmente l’etica si riferisce al trattare il prossimo in maniera così umana come uno vorrebbe essere trattato; non danneggiare quindi gli altri, ma piuttosto aiutarli. Questo è importante per il destino, perché "ognuno di noi raccoglie quel che ha seminato" (Galati 6,7; 2. Lettera ai Corinzi 9,6). In fondo si tratta anche del criterio principale per poter essere parte di quel tempo nuovo di cui parlano la preghiera del Padre nostro: "Venga il tuo regno!" (Matteo 6), e il discorso della montagna "Dei miti sarà la terra promessa".
In senso lato ne scaturiscono punti di vista che sono di vitale importanza per i diversi piani dell’esistenza umana. L’etica del discorso della montagna viene ancora oggi indicata erroneamente da alcuni circoli cristiani come "un’etica dei principi" non direttamente applicabile. È vero che essa non fornisce automaticamente delle "istruzioni" per esempio per quanto riguarda difficili decisioni politiche. Se una cosiddetta "etica della responsabilità" umana ponderata conduce nella società a decisioni contrarie rispetto a quelle che l’etica dei principi si aspetterebbe da ogni singolo nella sua vita privata, non ci si può aspettare che Gesù avrebbe deciso allo stesso modo.  
L’individuo è responsabile per la sua parte di quello che succede, e non può attribuire la responsabilità degli avvenimenti agli errori degli altri anche per quello che riguarda la sua parte. Una tale attribuzione di colpa non è sempre corretta, come invece spesso avviene nei contrasti legali. Anche i gruppi hanno una responsabilità per i condizionamenti che esercitano e per il "campo d’insegnamento positivo o negativo" che rappresentano. Quindi avrebbero bisogno di un codice etico (come quello che hanno alcune categorie professionali). Partendo dall’etica individuale si potrebbe quindi individuare un’"etica strutturale" della società o di parti di essa. Le leggi da sole non possono sostituire tutto ciò.

I dieci comandamenti (2. Mosé =Esodo 20)

Etica nel Corano

"Etica del mondo"

1.  Io sono il Signore Dio tuo...Non avrai altro Dio fuori di me. (Non ti fare nessuna scultura....)

2.  Non nominare il nome di Dio invano (perché Dio non lascerà impunito chi nominerà invano il suo nome).

Non mettere a fianco a Dio un altro Dio... (Sura 17,22*)

(l’accordo su un’"etica del mondo" non riguardava il concetto di Dio nelle diverse religioni. Per esempio per i buddisti era comune a tutti riconoscere la sua "ultima realtà", cioè qualcosa al di là della realtà materiale).

3.  Ricordati di santificare le feste...

...Nel giorno dell’adunanza rivolgetevi ...alla memoria di Dio... (Sura 62,9*)

 

4.  Onora il padre e la madre (che tu possa vivere a lungo nel paese che il Signore Dio tuo ti dà).

Devi essere buono nei confronti dei genitori..., rivolgiti a loro in maniera ossequiosa ...; e dai ai parenti ciò che loro spetta... (Sura 17,23-26*).

 

5.  Non uccidere

Non uccidere, perché Dio ha vietato di uccidere (Sure 17,33 e 5,32*).

Dovere/obbligo di rispettare una cultura della non violenza e del profondo rispetto di fronte ad ogni vita ...

6.  Non commettere atti impuri **

Non abbandonatevi alla lussuria! (Sura 17,32)

Dovere di rispettare una cultura dell’uguaglianza e della coppia di un uomo e una donna (contro un atteggiamento distruttivo rispetto alla sessualità...)

7.  Non rubare

9.  Non desiderare la roba d’altri

10.Non desiderare la donna d’altri, il servo, la serva, il bue, l’asino e tutto ciò che appartiene agli altri.

Se un uomo o una donna commettono un furto, tagliate loro la mano....Ma se cambiano e migliorano, Dio tornerà da loro ... (Sura 5,38-41*)

Dovere di una cultura della solidarietà e di un ordine economico giusto...

8.  Non dire falsa testimonianza

Fatevi garanti della giustizia come testimoni... anche se ciò dovesse rivolgersi contro i genitori o i parenti stretti.. Sura 4,135* (per quanto riguarda l’imbroglio v. Sura 2,188*)

Dovere di una cultura della tolleranza e una vita nella veridicità...

*) Nei Paesi islamici la forma egiziana più diffusa di conteggio dei versetti, in altri conteggi dei versetti p.es. il versetto in questioni può trovarsi dopo.

**) Con ciò ci si è riallacciati a molti differenti dettagli delle diverse religioni. Questo potrebbe appunto far capire che i diversi particolari non devono più essere giusti per tutti. Rispetto alle intenzioni di oggi, prima inoltre non si distingueva abbastanza tra principi religiosi e leggi secolari dettagliate; ciò non significa però che ciò sia auspicabile quando la fede e le leggi mostrano contraddizioni sempre più grandi.

Già dopo il diluvio universale, cioè prima dei 10 divieti che abbiamo citato più sopra, secondo quanto emerge dalle versioni bibliche tramandate, esistevano alcuni precetti etici di base che l'intera umanità era tenuta a rispettare, cioè dai tardi israeliti in poi: 
- Prestare attenzione alla vita e non commettere omicidi ("perché Dio ha creato l'uomo a propria immagine", Gn 9, 6) e non mangiare la carne di animali ancora vivi. Nel giudaismo rabbinico successivamente vennero elaborati 7 "Precetti Noachici" per i non Ebrei, per i quali vi erano diverse modalità di lettura: 
- il divieto di uccidere;
- il divieto di essere crudeli verso gli animali;
- il divieto di stuprare;
- il divieto di commettere adulterio e fornicazione;
- il divieto di idolatria (cioè secondo questa norma i non ebrei non avrebbero dovuto pregare Dio, come gli Ebrei, ma neppure adorare altre divinità);
- il divieto di bestemmiare;
- il divieto di istituire tribunali giusti.

Può essere d’aiuto annotare in una tabella le imperfezioni osservate e le caratteristiche positive e seguire poi coscientemente lo sviluppo. Ci sono diverse possibilità per lavorare su questo:
1. Il lavoro diretto sulla base delle caratteristiche problematiche proprie in base agli avvenimenti della vita. Buoni propositi ecc. Questo rimane importante anche per Gesù: prima" una trave nel proprio occhio...". Anche nel Islam il lavoro su sé stessi è considerato come la "grande Gihad" e cioè qualcosa che è più determinate di tutte le altre confrontazioni esterne.
2. La riparazione diretta e 3. Il perdono reciproco diretto finché esso sia possibile. In caso contrario consegnare a Dio con la preghiera i problemi affinché essi si risolvano e perdonare interiormente. Anche questo rimane importante per Gesù, anche lui parla di arrivare sino "anche all’ultimo spicciolo" (Luca 12,59, v. però 5.)
4. Se non è possibile altrimenti, c’è anche la possibilità di fare del bene ad altri diversi da quelli a cui è stato fatto un torto. Molte cose vengono purificate direttamente da Dio, nel caso per esempio in cui vengano intraprese azioni di interesse collettivo e utili alla comunità. (Qui c’è anche un passaggio fluido dal puro elaborare ciò che è stato finora in opere libere e utili, e allora diventerà relativo ‘chi semina e chi raccoglie’ cfr. Giovanni 4,37.) Lo stesso vale per Matteo 7, 20-21 "...è dalle loro azioni che li riconoscerete. Non tutti quelli che mi dicono: ‘Signore, Signore!’ entreranno nel regno di Dio. Vi entreranno soltanto quelli che fanno la volontà del Padre mio che è in cielo".
5. "Pregate Dio in mio nome" per il suo perdono e la sua misericordia nel successivo sviluppo della vita. Questo è l’aiuto fondamentale che un’etica puramente umanistica non può dare. Il destino poi non deve più manifestarsi in maniera meccanica, piuttosto l’uomo si sentirà guidato da Dio, e tutto verrà elaborato e si svilupperà come è meglio per il singolo e per il suo circolo di appartenenza confermemente alla sua saggezza superiore.

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Supplemento: una breve rettifica delle moderne storie del "tutto ciò che c’è da sapere su Gesù".

Nel testo della pagina web sono state corrette direttamente o indirettamente alcune delle più gravi „opinioni parziali" sostenute da alcune correnti teologiche – con l’aiuto di nuovi metodi e rifacendosi a scoperte recenti. Qui ci occuperemo del confuso proliferare di moderni „scrittori sensazionalisti". Non vogliamo fare ulteriormente pubblicità a questi bestseller, ci rivolgiamo piuttosto a coloro che conoscono questo tipo di letteratura e che ora si sentono confusi.

1. Per quanto riguarda i papiri del Qumram questi scrittori hanno tentato di dimostrare che la maggior parte delle rappresentazioni di Gesù contenute nel Vecchio Testamento sono errate. Gesù e i discepoli secondo questi autori sarebbero in verità dei semplici militanti in rivolta contro il regime romano. *

Al fine di dargli maggiore credibilità questa interpretazione viene avvolta da una sorta di „teoria del complotto": i papiri della comunità di Qumram ritrovati tra il 1947 e il 1956 sarebbero stati tenuti nascosti al 75% e sarebbero stati soprattutto gli studiosi della chiesa cattolica ad averne avuto il controllo. Già questo di per sé è falso – anche se la nostra pagina web non deve giustificare e sostenere nessuna chiesa, e comunque non accetta nessun occultamento di scritture cristiane. Il team di studiosi era composto da scienziati cattolici, protestanti, anglicani, ebrei e anche ateisti. Le molteplici opinioni sui numerosi pezzettini ritrovati danneggiati allungarono notevolmente i tempi per una pubblicazione completa. Ma quando venne pubblicata la versione originale inglese relativa a questi ritrovamenti „tenuti nascosti", l‘80% dei testi Qumram erano già stati pubblicati. Nel 1992, un anno prima dell’uscita di un tascabile sensazionalistico che si basava sui testi non pubblicati che rappresentavano il 75% di tutti i testi ritrovati, anche i restanti testi decifrati fino a quel momento erano ormai stati pubblicati.

Per l’intepretazione dei contenuti gli autori dovettero ricorrere ad una serie di teorie temerarie per poi affiancarle le une alle altre e giungere alle conclusioni sopra citate. Da una parte viene affermato che i papiri non sarebbero pre-cristiani, ma risalerebbero al tempo di Cristo.**). Questi scritti invece risalgono chiaramente a tempi diversi e non sono omogenei nelle loro affermazioni. La comunità Qumran esistette per lungo tempo. Essa non può essere posta sullo stesso piano degli Esseni né dei militanti Zeloti, che più tardi avevano ad una certa distanza la fortezza di Massada. La comunità di Qumram potrebbe essere paragonata ad una odierna comunità spirituale ecologica. Si presume che i Qumram avessero contatti dappertutto; probabilmente la comunità aveva alcune usanze simili a quelle degli Esseni. Dagli eruditi scrivani del tempio di Gerusalemme i Qumram ricevettero inoltre alcune informazioni confidenziali sul tesoro del tempio – ciò significa che, non essendo direttamente coinvolti nei conflitti con i Romani, venivano considerati un posto sicuro per la custodia del tesoro -; e probabilmente avevano contatti anche con alcuni Zeloti.

Gli autori affermavano anche che gli Esseni non erano monaci che vivevano asceticamente, ma piuttosto dei combattenti militanti nella resistenza. Tutto ciò che è stato tramandato sugli Esseni indica piuttosto una corrente giudaica, esoterica e pacifista, vegetariana e molto credente che cercava l’isolamento dal resto del mondo in maniera più rigida degli odierni monaci, a causa delle scritture zaratustriane veramente puriste. Considerare gli Esseni come militanti significa porre illecitamente gli Esseni e gli Zeloti sullo stesso piano, senza però avere degli elementi sufficienti a prova delle proprie affermazioni.

Giovanni Battista, Gesù e Giacobbe, il fratellastro di Gesù, avrebbero avuto „gli stessi motivi militanti degli Esseni". Anche questa intepretazione presentata come un dato di fatto non è dimostrabile partendo dalle scritture Qumram. Gesù, Giacobbe e Giovanni non sono assolutamente identificabili in quelle scritture. Per esempio „l’insegnante della giustizia", evidentemente una personalità importante di questa comunità, viene identificato nella persona di Giacobbe, una teoria che non è dimostrabile. Tanto meno è dimostrabile e anche improbabile il fatto che questo „insegnante della giustizia" fosse uno Zelota radicale; può essere però che la comunità gli riconoscesse un’alta autorità spirituale rispetto alla decadenza dei sacerdoti del tempio. Anche ciò che è stato tramandato su Giacobbe stesso non coincide con questa immagine militante. Giacobbe, non il giovane Giacobbe, ma il sopra menzionato fratello di Gesù, che dopo la sua crocifissione guidò la comunità dei primi cristiani a Gerusalemme – aveva a quanto pare un carattere particolarmente tollerante e accomodante. Doveva per così dire porsi tra Pietro e Paolo e fare da mediatore nelle dispute tra i discepoli al fine di mantenere unita la comunità.

Per poter continuare a sostenere che Paolo era un agente romano che falsificò tutto dovrebbe reggere anche un’altra costruzione di cui di nuovo non esistono prove, e cioè che i romani avessero messo in scena il suo arresto al fine di tranne tutti in inganno. (Nel nostro testo „Le vie di Cristo..." ci occupiamo tra le altre cose anche di Paolo in maniera più approfondita e anche del fatto che – a prescindere da come uno voglia posizionarsi rispetto alle sue posizione tradizionali, per es. a proposito del suo atteggiamento verso le donne - le sue esperienze e conoscenze visionarie vanno considerate senza dubbio autentiche; è vero però che per capire sia necessario fare lo sforzo di dedicarsi alle esperienze di tipo mistico, ciò che gli autori sensazionalistici evidentemente non hanno fatto).

Le scritture di Qumran sono solo alcune delle numerose scritture di quel tempo che a mo‘ di mosaico ci forniscono informazioni su alcuni usi e costumi del tempo. Altre scritture che risalgono a questi secoli sono note già da molto tempo come apocrife, e altre sono invece state ritrovate in tempi più recenti (come per esempio i reperti che ci forniscono alcune informazioni sulla fede dei primi cristiani in Egitto). Certo è che gli uomini di Qumram credevano in Dio, e che in alcuni usi e modi di pensare erano vicini alle dottrine di Gesù, quelle che sono descritte nella Bibbia e non quelle militanti di cui parlano gli autori sensazionalisti. È del tutto possibile che Giovanni Battista provenisse dall’ambiente molto credente degli Esseni o dei Qumram, o che almeno fosse presso di loro un ospite di grande rsipetto. Allo stesso tempo è anche possibile ritenere che Gesù incontrò questi uomini. (Nella nostra pagina web „Le vie di Cristo" viene però anche sottolineato che egli venne a contatto con molti circoli, ma ciò non significa automaticamente che egli provenisse rispettivamente dalle scuole i cui seguaci egli incontrava).

2. Altri autori collegavano le citate speculazioni su Gesù a numerosi dettagli sulla storia ebraica, ma senza mai chiarire le citate contraddizioni. In una parte di questa letteratura anche la resurrezione di Gesù veniva ridotta a un mero rituale di resurrezione storicamente certo, ma simile a quelli operati dai tardi sovrani egizi ed eventualmente degli Esseni e delle tradizioni che ne derivavano, mentre al lettore viene taciuto l'aspetto di novità che Gesù ha portato in questo contesto. Questo non avrebbe recato danno ai rapporti tra gruppi storici (come gli Esseni e i Templari), se semplicemente avessero lasciato fuori il dogma contrario alla resurrezione. La parte, comprensibile solo con un approccio di natura mistica, di ciò che Gesù aveva portato con sé già nei primi tempi del cristianesimo passava dalla comprensione di talune comunità giudaico-cristiane e gnostiche. Pertanto è inutile volere dimostrare, con il loro punto di vista, che ciò che esse avevano compreso era già tutto successo. Altri avevano compreso un'altra parte della verità, come mostrano anche i numerosi cristiani delle origini, che credevano a un ampio significato della resurrezione, oltre a quelli che utilizzavano il controverso testo del Vangelo secondo Filippo. L'apostolo Paolo, criticato da molti,  non rappresentava l'unica fonte di quelle tradizioni che mantenevano vivi gli insegnamenti della natura della resurrezione, come evento in grado di produrre un cambiamento fisico e spirituale.
 Coloro che prestano ancora una certa attenzione alla versione tramandata dalla Chiesa e ampiamente accettata sono in grado di giungere più vicini alla verità rispetto a coloro che, con una certa leggerezza, si limitano a eliminare tutto ciò che non corrisponde ai loro piani.
Dove tali attività danno luogo alla costante denigrazione di Gesù Cristo, ciò può avere anche delle conseguenze spirituale, che partono da un fatto puramente umano.

3. Si è speculato anche su diverse presunte "tombe con i resti di Gesù", alcune in Israele ma anche altrove. In un contesto del Medio Oriente in cui sono all'opera i ladri di reliquie (ad es. uno dei contenitori di ossa ritrovato di una di queste tombe è poi "scomparso"), in cui migliaia di tali contenitori sono conservati nei musei e in cui eventuali ossa venivano prelevate e nuovamente interrate, ecc, è quasi impossibile ottenere un riconoscimento affidabile delle persone. Taluni nomi incisi, che compaiono con una certa frequenza, non dimostrano alcunché. Neppure il calcolo delle probabilità è in grado di escludere le similitudini esistenti tra i nomi nelle diverse famiglie. 
Una ricerca storica olistica non potrebbe comunque prescindere dalla premessa che la resurrezione, nel senso tramandatoci, non avrebbe potuto verificarsi. Ciò corrisponderebbe piuttosto al possibile stato delle conoscenze, da intendersi come profezia che può essere riferita allo stesso Gesù, non solo come fonte di speranze soggettive di 2000 anni fa, quanto piuttosto prendendo in considerazione che essa può fare riferimento a qualcosa di reale, che non sarà compreso completamente fino a quando non avverrà.

Informazioni complementari (in inglese):
http://dukereligion.blogspot.com/2008/01/talpiot-tomb-controversy-revisited.html

*4. C’è una serie di altre speculazioni su Gesù che hanno rispettivamente condotto a conclusioni differenti. Ad es. una tesi secondo la quale Gesù sarebbe stato un appartenente alla scuola filosofica greca dei cinici… Inoltre altri volevano confrontare Gesù addirittura con Mosè o con un faraone egiziano, o ancora con Giulio Cesare o con un imperatore bizantino.

** Colpisce il fatto che in tali libri non venga fatto riferimento agli ulteriori ritrovamenti realizzati a Qumram: altri testi evangelisti risalenti al I secolo, il cui confronto con i testi odierni mostra che sono stati tramandati in maniera corretta.

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Scienza naturale e fede in Dio.

Sulla legittimità dei contributi delle scienze naturali.

Che ci siano uomini che anche nelle questioni di fede hanno bisogno del sostegno dell’osservazione esteriore, di contare, misurare, soppesare, Gesù lo riconosce nel caso di Tommaso, che può essere considerato il "tipo scienziato naturale" tra gli apostoli e che rappresenta un modello per molti proprio nella nostra epoca. Quando ebbe la possibilità di esaminare esteriormente se Gesù Cristo gli stava davvero di fronte, Gesù gli disse: "non essere incredulo, ma credente". Quindi Tommaso doveva tarsformare le nuove esperienze con una meditazione sincera e profonda per fare in modo che potessero sparire le radici del suo dubbio, affinché qualcosa lo "convincesse": il fatto che dopo Gesù debba ancora ribadirlo significa anche che Tommaso non era uno scettico che veniva "colpito" dalla realtà e "costretto a credere", eventualmente per paura di una punizione, ma invece che anche dopo aveva conservato la sua capacità di arrivare o meno a nuove convinzioni partendo dal di dentro. Ciononostante doveva percepire che ci sono anche altre possibilità del convincere sé stessi, diverse dall’osservazione dell’esteriorità. Gesù sapeva che cosa era adeguato per Tommaso. Non voleva costringere nessuno, ciò avrebbe avuto il carattere di un tribunale; e non è neanche possibile trovarvi l’intenzione di provocare un rifiuto da parte di qualcuno che non era maturo per una decisione.

Una scienza, l’empirismo = che faceva sparire un accumulo di esperienze ogni qual volta esse non potevano rientrare nell’immagine antica, non è degna di chiamrsi scienza. Veri geni come Einstein non portavano avanti questo tipo di "amministrazione del sapere", ma nelle loro ricerche cominciavano invece proprio là dove c’erano delle cose non chiare. Anche questa ricerca può rappresentare una delle tante vie verso Dio – sino a quando i motivi sono sinceri e la scienza non viene corrotta da interessi economici o interessi problematici di altro tipo.

Però il puro lavoro scientifico – osservare, formulare ipotesi e infine teorie e poi verificarle – nelle scienze umane e nelle questioni di fede non è sufficiente. Non sempre c’è una persona che ci mette davanti una verità superiore indubitabile e magari riproducibile (come Gesù con i discepoli), o che apre la nostra percezione (come citato in Giovanni 1, 51). Ci sono però molti indizi che ci dicono per esempioche nell’essere umano ci sono strati che non nascono dallo spettro psichico e dalle sostanze conosciute, ma piuttosto si manifestano nei loro effetti: forze vitali, moti psicologici, pensiero, coscienza...(se ne trovano alcuni esempi in diversi passaggi del testo principale di "Le vie di Cristo.net"). Spesso molte tradizioni "prescientifiche" delle culture più diverse si rivelano essere una forma più antica di esperienze e scientificità. Anche oggi è possibile per certi campi sviluppare processi della percezione e della valutazione ad essi adatti, come mostra l’esempio delle osservazioni scientifiche di Goethe o il lavoro sulla teoria della conoscenza di Rudolf Steiner, che si basa su di esso. Anche le scienze più nuove della teoria dei quanti fino ad arrivare a quegli scienziati che elaborano una nuova biologia, una nuove geofisica e una nuova astrofisica ecc. e infine un nuovo "paradigma" o una nuova concezione del mondo, vanno in questa direzione, senza però nella maggior parte dei casi cercare per i nuovi contenuti anche un nuovo metodo, come invece fece Steiner.
Ne risulta quindi innanzitutto che le conoscenze scientifiche finora a) mostrano solo una piccolissima parte di verità;
b.) le basi della scienza naturale diventano sempre più relative: la materia si mostra come energia condensata o come spirito condensato; le forme di energia al contrario possono assumere grandi velocità e la velocità della luce fino all’infinito (Tachione...); possono "ringiovanire", il tempo diventa ancora più relativo di quanto già non fosse con la teoria della relatività; possono così sparire dal nostro spazio e riapparire di nuovo da una sorta di spazio trascendentale – così che anche lo spazio stesso risulta meno assoluto di quanto già non appariva con la cosiddetta "curvatura" dello spazio. Ciò che rimane è "l’informazione" non a portata di mano della cibernetica, che è priva di materia e di energia e quindi non è descrivibile con i mezzi comuni. Qui si potrebbe parlare di "coscienza".
c.) Allora questa rottura della vecchia concezione del mondo a rigore non sarebeb ancora una "prova di Dio", ma tutt’al più una preparazione. Ad alcuni questo basta, perché erano solamente bloccati dalla vecchia concezione materialistica del mondo; adesso possono essere intrapresi dei passi più diretti verso Dio. Ma, vedete, c’è dell’altro: che cos’è questa informazione o anche gli altri decorsi nell’universo? Chi/che cosa produce in continuazione nuova energia e la dissolve? Che cos’è/chi è che qui come nella vita regola i limiti della vita e della morte e consente di oltrepassarli, e lo stesso vale per il sonno e la veglia? Che cos’è/chi è che trova continuamente espressione nell’universo estendosi sul tempo e sullo spazio? È davvero l’uomo che con la sua coscienza vive l’energia, il tempo e lo spazio come "dal di fuori"? Un’ "immagine" di uno che fa le cose in grande? (cfr. la Genesi 1,26) ?
d.) Inoltre a ciò si aggiunge che qui il caos e il caso come risposte sono più o meno fuori discussione. Perché questo mondo, e questi esseri viventi, e questo mondo delle particelle, e anche i percorsi della vita mostrano un grado sorprendentemente alto di ordine nel caos, di determinazione e senso all’interno del tutto come in un’unica opera d’arte; di scarsi anelli intermedi, come sarebbero necessari per un’evoluzione di tipo casuale, ecc. Già a questo stadio di conoscenza risulta chiaro che è diventato più difficile non credere anziché credere ad un’intelligenza primaria, che stabilisce l’inizio e lo scopo di un "programma di creazione" e che modella la via delle regolarità mutanti. È diventato possibile ciò che può condurre allo stesso risultato mediante la ragione, così come circa 800 anni prima di Cristo era la coscienza mistica dei popoli antichi che vedevano l’opera di Dio con la loro "parte destra del cervello, la parte mitica". (Gli "dèi" degli altri popoli erano originariamente anche solo descrizioni di particolari caratteristiche di un dio. Solo quando questa saggezza cominciò a svanire, essi cominciarono ad esssere visti come dèi indipendenti e vennero anche scambiati con esseri umani altamente sviluppati, allora esistenti). Scienziati credenti come Max Thürkauf e Georg Todoroff, percorrendo simili strade non arrivarono a Dio, e soprattutto non arrivarono alla fede in Dio.
e.) La fede nel senso di una convinzione profonda formata è più di un puro "ritenere vero" qualcosa.
f.) Tra questi si annoverano anche quegli uomini che in quanto mistici, ma anche i quanto normali credenti, testimoniano di esperienze più dirette e trasformatrici con Dio e con Cristo, e che attraverso questo contatto fanno reali esperienze con lo spirito creativo divino in sé stessi. Questi percorsi possono portare prima o poi ad una elaborazione e a conoscenze sulla natura delle esperienze in un modo completamente nuovo. A questo proposito vedi il testo principale a partire da "
Le vie di Cristo".

Nella 1988 la Chiesa cattolica ha pubblicato l'enciclica "Fides et Ratio" (Fede e ragione) e Papa Benedetto XVI ha affrontato il tema nel 2006, in occasione del suo discorso di Ratisbona: la fede senza la ragione e la ragione senza la fede perdono ogni valore, in quanto non colgono l'uomo nella sua interezza. Michael Springer in "Spektrum der Wissenschaft" nel mese di gennaio 2007 argomenta contro questa tesi, sostenendo che non è vero che ogni lacuna scientifica debba automaticamente rimandare a qualcosa di non spiegabile razionalmente né a Dio, Ciò non è peraltro la nostra intenzione, ma per le conclusioni precise si veda sopra. Ammette tuttavia che l'opinione che un giorno la scienza possa fornire una risposta a tutte grandi domande, resta anch'essa una fede. Allo stato di cose attuali, a oggi è già stato compiuto uno sforzo significativo per mantenere aperta la possibilità, ai singoli scienziati, di non dovere credere a Dio (il che non significa necessariamente essere atei, ma agnostici, cioè non credere, senza alcuna posizione definitiva, che Dio non esista). Un’altra nuova opinione, che vede la fede solo come una prestazione finalizzata a fornire una tutela etica alla cultura materiale, da sola non soddisfa i punti di vista citati.

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La consapevolezza, il cervello e il libero arbitrio.

Molto prima dell’avvento della scienza moderna, le persone intelligenti di ogni cultura e tempo*)avevano esperienza dell’origine dei vari impulsi che possono portare a prendere delle decisioni. Le vie di sviluppo spirituali o religiose dimostrano che è possibile per l’uomo svilupparsi realmente nella lotta per le decisioni etiche, invece di considerare tutto come predeterminato. Tuttavia, anche nell’ambito religioso vi erano delle persone che tendevano al fatalismo, ossia a una maggiore o minore predeterminazione del destino.

In molti casi, l’abilità stessa di pensare è solo parzialmente conscia. Se qualcuno volesse diventare e rimanere consapevole delle sensazioni che influenzano il pensiero, di solito deve porvi attenzione per lungo tempo, in modo da diventare più sensibile. Gli impulsi della volontà sono ancora più inconsci ed è ancora più impegnativo rendersene pienamente conto o crearli liberamente. Questa inconsapevolezza della volontà era conosciuta ad es. già da Rudolf Steiner, indipendentemente dalle moderne ricerche sul cervello. Egli sapeva anche che il controllo della volontà si può allenare, cosa che scientificamente non è ancora stata analizzata. Molti cristiani hanno l’esperienza molto tangibile di come si possa fare anche di più, ossia "affidare a Dio" sempre di più la volontà umana. Ciò vale in determinata misura addirittura per tutti gli stadi del proprio sviluppo, anche se non si è ancora sondato a fondo il proprio intimo. Vi è un’ "istanza" che ci aiuta e ci accompagna sulla via. Questa via porterà prima o poi a una vita sempre più cosciente. (Questa pratica non ha nulla a che fare con le richieste di obbedienza di una chiesa da parte deipropri membri).

In questo contesto, le scoperte di alcuni neurologi moderni portano a conclusioni diverse rispetto a quelle presentate in alcune riviste scientifiche. Questi esperti, misurando gli effetti biologici durante alcuni movimenti sperimentali delle mani, hanno scoperto che la disponibilità a muoversi è già presente nel sistema nervoso quando l’intenzione soggettiva di muovere la mano diventa conscia. La persona testata pensava che l’azione fosse già iniziata, ma in realtà era iniziata 1/100 millisecondi dopo. **)

Questo dimostra solamente che – come menzionato sopra – il pensiero cosciente dell’uomo normalmente non è l’unica base del suo agire, mentre la complessità del suo essere influisce sulle sue decisioni. Il "potenziale di disponibilità" dimostrato, però, non significa che l’uomo sia automaticamente determinato a seguire ogni impulso inconscio della volontà. Ciò significherebbe saltare a delle conclusioni in modo inammissibile. Il libero arbitrio, quindi, non è affatto stato confutato, come alcuni credevano. Tuttavia, in base alle esperienze citate sopra ("ricerche nel campo" attraverso i millenni), è corretto ritenere che il mero intelletto sia insufficiente per esercitare il "libero arbitrio". Il pensiero e le buone intenzionipossono essere solo un primo passo verso un ruolo di maggiore responsabilità. Inoltre, è necessario esaminare i sentimenti subconsci e gli impulsi inconsci abituali della volontà. In questo modo si diventa consapevoli più rapidamente del "potenziale di disponibilità neurale". Quindi, è possibile tendere a una vita più responsabile.

Inoltre va considerato che, se si misurasse il potenziale elettrico delle terminazioni nervose, si parlerebbe di "cause" solo dal punto di vista della scienza classica. Da un punto di vista umanistico è possibile vedervi un "effetto", come se si trattasse di un pianoforte suonato dall’essere spirituale assieme alla sua volontà. Dal punto di vista puramente scientifico e biologico non è possibile stabilirlo. Allo stesso modo, la biologia non può determinare se e come l’azione divina sia presente nel complesso organismo umano***).Ma, dal suo punto di vista, può di certo avvicinarsi a tali questioni. La biologia potrebbe ad esempio cercare di effettuare delle misurazioni per determinare cosa cambia nell’uomo se si agisce con la preghiera ad es. contro un impulso indesiderato della volontà****). In ogni caso, la biologia non può determinare cosa "sia" la preghiera per un credente.

*) Vedi le differenze nei vari stadi di sviluppo della coscienza umana (arcaici, magici, mitici, intellettuali…), presentatinelle nostre pagine "Punti di vista generali sulle religioni naturali" e "Religione come ‘riconnessione’ dell’ uomo con Dio…" Le fonti delle emozioni umane a volte sono state osservate più fortementeal di fuoridella persona, mentre altre volte più fortemente all’ internodella persona. Le possibilità di oggi dello sviluppo della coscienza sono presentate nella parte  1 del nostro testo principale, basato sui passi della vita di Gesù. Oggi, ad esempio, una persona può imparare coscientemente – anziché istintivamente, com’era un tempo – a riconoscere più intensamente la relazione con il proprio ambiente e la terra. Così, oltre agli aspetti sociali e d ecologici, vi sono anche aspetti generali etici e filosofico-religiosiche emergono per la società.

**) Per es. in "Spektrum der Wissenschaft", Aprile 2005. 

***)Vedi anche la nostra pagina"Scienza e fede in Dio".

****)Vedi anche la nostra pagina "Elaborazione della vita quotidiana".

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Informazioni su Cristo e le questioni alimentari.

Antefatto: nel primo libro di Mosé (Genesi), 29, si dice: Poi parlò Dio "Ecco, io vi dò ogni pianta che fa seme, su tutta la superficie della terra, e ogni albero fruttifero, che fa seme: questi vi serviranno per cibo". Questo vorrebbe dire che l’uomo in primo luogo ha l’apparato digerente di un frugivoro (e non quello di un onnivoro come si potrebbe pensare, se si pensa alle categorie che riguardano la maggior parte degli animali rapaci, onnivori ed erbivori). Dopo il diluvio (documentato archeologicamente in Asia anteriore) nella Genesi 9,3 invece Dio dice a Noè "Tutto ciò che si muove e ha vita vi sarà di cibo...Solo non mangiate carne che abbia ancora la vita sua, cioè il suo sangue". Fino a questo punto si fa riferimento ad un tempo precedente alla nascita dei nuovi popoli, e quindi, se il passo è stato tramandato correttamente, riguardava non solo i futuri ebrei.
Dopo l’esodo dall’Egitto questo venne confermato nel quinto libro di Mosé (il Deuteronomio),14,3-21, e ad esso si sono aggiunti alcuni dettagli. A quanto pare a partire dal diluvio si trattava, date le circostanze, in principio di permettere tutto e di evitare solo le sostanze meno adatte. In alcuni casi è stato possibile trovare delle conoscenze moderne di scienza dell’alimentazione. Comunque c’erano ancora casi nei quali si faceva riferimento al particolare significato dell’alimentazione vegetariana, senza però che questo diventasse vincolante per tutti, v. Daniele 1,8.

Spesso sembrava esserci una relazione con le numerose e voluminose prescrizioni oggi difficilmente comprensibili sui sacrifici animali e sul consumo della loro carne. Già il profeta Osea (6.6) disse: "Poiché io voglio l’amore più che il sacrificio, la conoscenza di Dio più che gli olocausti". In risposta Gesù disse: "Andate a imparare cosa significa ‘Io desidero misericordia, non i sacrifici’" (Matteo 9,13 e 12,7). Per quanto riguarda Luca 22, dove Gesù chiede dove può mangiare la Pasqua (aspetto che poi nell’ultima cena non compare più), esistono scritti "apocrifi" precristiani (che intorno al 400 non furono compresi nel canone biblico), come per esempio il "vangelo di Ebion". Qui si legge: "Desidero forse per questa festa degli Azzimi mangiare con voi la carne d’agnello?". La lingua aramaica utilizzava per certe frasi alcune parole in meno, e rendeva così possibili interpretazioni diverse, se l’inflessione linguistica non era più attuale. Questo portava a traduzioni diverse, che si prestavano in maniera eccezionale ai rimproveri reciproci. (Le comunità giudaico-cristiane, praticamente scomparse, ma che in realtà vennero successivamente in larga parte islamizzate, erano una parte vera e importante del Cristianesimo delle origini, anche se per talune opinioni, come nell'esempio sopra citato, andavano scostandosi dalle Chiese che si stavano sviluppando). 

Negli atti degli apostoli 15,19 il capo della comunità Giacomo dice nell’assemblea della comunità che a quei pagani (convertiti da Paolo) "...convertiti a Dio non si devono creare difficoltà. A loro si deve soltanto chiedere di non mangiare la carne di animali che sono stati sacrificati agli idoli. Devono anche astenersi dai disordini sessuali e infine non dovranno mangiare il sangue e la carne di animali morti per soffocamento". Al contrario, secondo lo storico della chiesa Eusebio, negli atti degli apostoli apocrifi (v. sopra) emerge che Gesù, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo ecc. vivevano normalmente senza mangiare carne.
Matteo 15,11-20 / e Marco 7, 17-21 mostrano invece che Gesù dava maggiore importanza a "ciò che esce dalla bocca" e non a ciò che entra in bocca; però quei passi fanno riferimento alle domande dei Farisei relative al rito di purificazione delle mani prima di mangiare. Si tratta dello stesso ordine di valori della frase relativa alla trave nel proprio occhio e alla pagliuzza nell’occhio dell’altro. Si tratta cioè di iniziare da sé stessi, anziché dal timore delle influenze esterne. Al contrario, non è perscritto dover mangiare carne. Secondo Luca 10,8 Gesù consigliava ai suoi discepoli di mangiare ciò che gli veniva offerto durante le loro visite alle città. Ciò non significa automaticamente che l’alimentazione fosse qualcosa di completamente indifferente. Ancora oggi nei Paesi arabi si possono provocare reazioni inaspettate se si rifiutano del cibo e delle bevande che sono state offerte e se non si è in grado di rifiutare abilmente. Inoltre i discepoli di allora potevano anche mangiare sostanze nocive senza che queste gli facessero male (Marco 16,18.). Quindi non ha senso estrapolare tali passaggi della Bibbia dal loro contesto e generalizzarne il significato.

In misura ancora più significativa rispetto a quanto afferma la Bibbia in tema di alimentazione, il digiuno religioso trae le sue radici dalla purificazione del corpo. Tramite la pratica del digiuno aumenta l'apertura nei confronti di esperienze spirituali più profonde. Tale convinzione era particolarmente radicata nella chiesa cattolica, che proponeva il digiuno nei venerdì di Quaresima e nei tempi di digiuno prescritti tra "carnevale" e Pasqua. Ma anche al di fuori di questa chiesa, dove da lungo tempo non viene più preso sul serio, il significato del digiuno è andato riacquistando importanza. A partire dall'alimentazione, secondo altre modalità, si pratica volontariamente la capacità di sottoporsi a privazioni. In tale occasione si pensa anche ai numerosi esseri umani che nel mondo continuano a morire di fame. A quale punto si può spingere l'assenza di cibo, l'inedia, della durata di alcune settimane, lo si capisce già dai mistici medievali e sino ai nostri giorni. Questo atteggiamento è riconducibile a una base di partenza di tipo cristiano, ma anche di altro tipo, che oggi taluni chiamano "alimentazione dietetica". Questo approccio sta a indicare che lo spirito è in grado di controllare la materia in maniera molto più netta di quanto sia stato a oggi compreso dalla scienza. Ciò presuppone che la persona interessata sappia di essere "guidata" o accompagnata da Dio, che gli evita i pericoli. (Tali parole non sono da interpretarsi come consiglio a percorrere qualsiasi strada.)

Il corpo è uno strumento e come tale deve essere trattato con responsabilità.
Inoltre dal punto di vista biblico, anche gli animali sono esseri viventi creati da Dio, essi stessi creature. Non sono pertanto una "cosa" da trattare a proprio piacimento, come talvolta capita ancora oggi di osservare (per quanto tale atteggiamento venga limitato dalle leggi a tutela degli animali). 
Si tratta di decidere individualmente quale tipo di alimentazione sia quella giusta per sé.

Chi cerca informazioni sulle forme nutrizionali vegetariane contemporanee, può trovarle per esempio su http://www.ivu.org (la nostra pagina web* non è responsabile del contenuto di altre pagine web e non condivide necessariamente i contenuti di queste ultime).

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 Gesù Cristo e la guarigione – anche oggi.

Gesù, i suoi discepoli e altri accompagnatori vennero visti da molti come un movimento per la guarigione del corpo e dell’anima. Siccome questo oggi non è più così ovvio, è necessario lavorarci sopra.

La volontà di voler tornare sani.

Gesù pose ad un uomo una domanda importante: "Vuoi guarire?" (Giovanni 5,6). Gesù parla all’anima. Il malato descrive le difficoltà che incontra nella sua ricerca di guarigione. Ma la domanda lo porta ad acquisire coscienza sul fatto se egli voglia davvero guarire. Questa è la prima condizione di una guarigione veramente capita. Fino a quando il subconscio per qualsiasi motivo blocca la via verso la guarigione e la ricerca di aiuto, anche l’accettazione di questo aiuto sarebbe difficile. Sarebbe eventualmente possibile ricorrere ad un intervento medico di pronto soccorso, o influenzare un sintomo. Ma la guarigione è qualcosa che va al di là e che funziona solo se il malato è partecipe, se cioè è in grado di mobilitare le sue forze di autoguarigione.
In questo campo non ci sono solo tutti quegli appartenenti alla professione di guaritori e di aiuto-guaritori e "consulenti della vita" che sono pronti a lavorare con il paziente, ma anche "guaritori" seri e persone che appoggiano la guarigione attraverso la fede e la preghiera.

La forza della fede.

Matteo 9,22: una persona che cerca la guarigione tocca la frangia del mantello di Gesù e guarisce. Gesù: "La tua fede ti ha salvata". Chi ha esperienze di fede percepirà in questa forza qualcosa di altamente reale nella sua relazione con Dio, ciò che rende possibile la guarigione. Anche l’effetto placebo in medicina mostra qualcosa della forza della convinzione umana (per esempio nei casi un cui viene somministrato zucchero e il paziente crede che si tratti di una medicina). In questi casi non avvengono dei rovesciamenti profondi dei processi della malattia, come invece viene avviene nel caso delle guarigioni di fede.
Gesù è anche il prototipo di un uomo in senso lato fisicamente, psichicamente e spiritualmente sano.

Passi del capitolo "La questione dei miracoli" nel nostro testo principale*): Gesù Cristo non rimanda solo - come invece fanno alcuni guaritori contemporanei - all’"energia cosmica" che essi sentono scorrere dentro di sé, rimanda piuttosto alla fede, la fede in una possibilità di guarigione attraverso di lui e alla fine attraverso Dio, passando per la persona visibile di Gesù.
Le guarigioni avvengono anche oggi così come avvenivano
in origine presso i discepoli: con la preghiera e ponendo in relazione la parte più interiore dell’uomo legata a Cristo. È questa parte più interiore che vuole la guarigione e il raggiungimento della perfezione e che secondo Gesù "può fare opere più grandi" di lui (Giovanni 14,12-13).
La guarigione spirituale stessa ed il progresso ad essa legato rimangono però una grazia che non si può ottenere con la forza, a prescindere da quanto l’uomo possa fare per preprarsi ad essa.
Le guarigioni erano spesso „segni", azioni in piccolo che rimpiazzavano qualcosa di più grande, di più fondamentale. Nella guarigione del nato cieco avvenuta di sabato, Gesù risponde che il motivo non sono i peccati, ma invece „è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio". Cfr. Giovanni 5, 6-9; Giovanni 6; Giovanni 9, 3).
Oggi, in base alle esperienze e al sapere scientifico, appare ovvio che Gesù fosse realmente in grado di penetrare tutte le forze della natura. Ed oggi è sicuramente importante guardare da vicino questo fenomeno; per la nostra immagine dell’uomo, per una guarigione completa in senso cristiano ecc.

L’imposizione delle mani.

Non sempre, ma spesso Gesù e i suoi discepoli imponevano le mani per guarire. Questa pratica si incontra sporadicamente ancora oggi. La persona che pone le mani sulla testa o sulle spalle dei malati, mentre lo fa dice una preghiera, eventualmente accompagnata dalla comunità. Ciò aiuta l’immedesimazione e la coscienza ad essere un canale per l’aiuto divino. Ciò deve essere inteso simbolicamente. Ma in base alle conoscenze dei movimenti di guarigione moderni, che annoverano anche dei cristiani coscienziosi, sappiamo che si tratta di una realtà. Nel primo cristianesimo si parlava di "pneuma", il respiro vitale o lo spirito santo *) che veniva trasmesso. Questa pratica venne utilizzata sia nelle preghiere per la guarigione sia per la benedizione, a volte accompagnata da altre pratiche. V. Matteo 19,13; Marco.8,23; Marco 10,16 (benedizione dei bambini); Luca 4,40-41 (guarigione e allontanamento degli spiriti); Luca 24,50 (benedizione dei discepoli); Atti degli apostoli 6,6; 19,12 e 28,8.
Una preghiera di guarigione non dipende necessariamente dall’imposizione delle mani. Essa può funzionare anche a distanza – cosa che può essere considerata difficile.

Malattie di tipo psicogeno.

La guarigione della psiche, delle forze vitali e del corpo sono strettamente legate le une alle altre. Già una buona consulenza spirituale o una "consulenza sulla vita" possono avere quindi un’influenza sui disturbi di tipo psicosomatico, se i buoni consigli vengono anche messi in pratica, anziché continuare a fare errori nella conduzione della propria vita. 

Passi del capitolo: "Il santo zelo e ....le emozioni", testo principale) *: Gesù viveva continuamente nel „rabbrividire positivo di fronte a Dio" e nella compassione per il prossimo... Negli uomini comuni all’inizio quasi tutte le emozioni si presentano mischiate con dei meccanismi inconsci di stimolo-reazione – che sono diversi a seconda della biografia del singolo e si manifestano con diverse intensità, ma che sono simili nella loro struttura di base. Anche... purificare le proprie reazioni da tali meccanismi, osservarle anziché reprimerle e quindi infine dominarle o consegnarle a Dio, è un processo che richiede molto tempo.
Serve a poco cercare di trattare interi complessi di problemi come un tutt’uno. Sarebbe più efficace cercare singole parti di un complesso, e distinguere in maniera consapevole se si tratti di „una trave nel proprio occhio" o di „una pagliuzza nell’occhio altrui" (Matteo 7,1-5) e individuare di chi è la responsabilità. Alcune scuole cristiane cercherebbero di porre l’accento sul primo aspetto perché esso è più difficile e deve prima essere appreso, rivolgere cioè l’attentione alle proprie azioni problematiche perché è più facile corregerle da soli. Nella prassi psicologica si troverebbe più spesso in primo piano l’altra prospettiva, quella della vittima. Alla fine ci si accorgerà che ciononostante entrambe le parti sono entrate in gioco.

Una pratica possibile per affrontare questo problema è: 1. Osservare interiormente il sentimento negativo in maniera concreta così come si è manifestato (per esempio la paura, l’odio, la rabbia, l’incertezza esagerata, ...). 2. Aspettare un momento anziché rimuginare, in modo tale da capire esattamente di cosa si tratta. 3. Consegnare questo problema - che ormai può essere anche avvertito in maniera fisica - a Dio nella preghiera **). 4. Aspettare con calma sino a quando si avvertirà un po’ di sollievo.
In alcuni esercizi di meditazione questo può essere sentito come una corrente di forze rinnovanti che sale verso l’alto e, a seconda delle circostanze, come un’energia che entra dall’alto. In altri casi è anche possibile "espirare" le emozioni negative consegnandole a Dio, e lasciare invece entrare le forze positive che provengono dalla misericordia divina "inspirando" (una variazione della preghiera continua dei monaci cristiani del Monte Athos, che è stata citata nel capitolo "Il silenzio nel deserto" del nostro testo principale).

Problemi mentali.

Passo del capitolo "La trasfigurazione" del testo principale*: esistono il "pensiero positivo" e le "affermazioni positive" (principi direttivi). Il puro e semplice „pensiero positivo" potrebbe, se praticato in maniera non egoistica e non megalomane e senza manipolazioni tecniche, trasferire il pensiero in uno stato che sarebbe più affine a ciò che può giungere da Dio; potrebbe quindi aprire ad esso. La letteratura di questa corrente in gran parte trascura però questa precisazione e così può spesso terminare in un autoinganno.

"Problemi del destino".

I movimenti moderni che aspirano alla guarigione dell’anima fanno l’esperienza di avere dei casi che danno l’impressione che una guarigione non sia (ancora) possibile o non ancora "permessa". È qualcosa che si potrebbe definire come un livello dei "programmi". Per esempio potrebbe essere che il malato "vuole" o deve ancora imparare qualcosa dalla sua malattia. Anche questo però rende possibile una soluzione attraverso Dio. A questo proposito vedi il passaggio su "La volontà di guarire".

Questioni giuridiche.

Una pura guarigione (di preghiera) cristiana, che comprenda anche l’imposizione delle mani, in Germania per esempio è protetta dalla libertà di praticare una religione garantita dalla costituzione. Coloro però che volessero praticare al di fuori della propria abitazione o della chiesa dovrebbero informarsi bene sulla situzione giuridica. Se si svolgono attività che altri potrebbero interpretare come pratiche diagnostiche o terapeutiche, anche se ciò avviene gratuitamente o sulla base di un’offerta, in Germania è necessario avere superato un esame di medico naturalista/guaritore o avere completato gli studi di medicina (per esempio i "guaritori dello spirito", le cui pratiche per lo più si allontanano dalla classica guarigione dei primi cristiani, con la quale però si possono riconoscere degli aspetti comuni – possono sentire le malattie con le mani ecc.). Anche se sarebbe auspicabile che le leggi tenessero in considerazione il carattere speciale di queste attività in maniera non burocratica, anche il "Dachverband Geistiges Heilen"**** raccomanda, "date le circostanze, di fare un esame di guaritore/medico naturalista. Se si vogliono offrire solo consulenza psicologica o guarigione spirituale è permessa anche una forma semplificata dello stesso. Se sia veramente possibile realizzare questa forma semplificata, questa è un’altra questione.
In Inghilterra per esempio i "guaritori spirituali" trovano già ampio riconoscimento ovunque e sono abilitati a lavorare anche negli ospedali.

Indipendentemente da questioni legali, colui che è alla ricerca di un guaritore deve continuare a comportarsi in modo corretto, per esempio adottare una sana alimentazione o una dieta, praticare la ginnastica e, per quanto possibile, dormire a sufficienza e pregare.

*) Il "testo principale" affronta questi temi e altri punti da un’angolatura più ampia, cioè in relazione alle possibilità dello sviluppo umano, e quindi va oltre la guarigione in senso stretto.
**) In generale per quanto riguarda il migliore atteggiamento interiore nella preghiera cfr. anche la nostra pagina "Una preghiera per la pace...".
***) V. la pagina "Meditazione cristiana". 

****) World Federation of Healing – diversi gruppi in tutto il mondo. http://www.wfh.org.uk .
Tra tutte le associazioni non ne conosciamo finora nessuna di cui facciano parte solo guaritori cristiani. Questo era comprensibile fino a quando la tradizione cristiana era scomparsa. Oggi però essa sta invece diventando un oggetto che suscita ampio interesse. Ma una semplice ed effettiva pratica biblica della preghiera intensa di guarigione si trova qua e là in particolare nelle libere chiese come la chiesa battista o le chiese pentecostali. Anche in alcuni luoghi di pellegrinaggio cattolici come Lourdes avvengono guarigioni straordinarie attraverso la preghiera e la fede.
(La nostra pagina web non è responsabile per le pagine web di altri e non condivide necessariamente i loro contenuti spesso mutevoli).

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A proposito della benedizione cristiana

Il credente cristiano può benedire tutto e tutti se sente che ciò avviene in armonia con la fede e se il suo animo è rivolto a Dio. Non esiste solo la comune benedizione impartita dal sacedote o dal pastore di cui si parla nei Numeri 6:23 - 7:1 . 

Anche i laici possono dare la benedizione. Non è necessaria nessuna formula né parlare a voce alta; solo la giusta attitudine interiore è quello che conta, in questo senso: "La benedizione del Signore sia con voi, così come lui vuole". Dio non trarrà niente di sbagliato dalla vostra benedizione. Questo uso è diventato raro, ma potrebbe essere utile.  

Ci sono molti passaggi della Bibbia che riguardano la benedizione. Ecco alcuni passaggi tipici relativi ai diversi aspetti della benedizione: Zaccaria 8:13; Atti degli apostoli 3:26; Efesini 1:3; 1 Pietro 3:9-12; Ebrei 6:7. Alcuni ulteriori passaggi della Bibbia sull’argomento: Matteo 5,44 e Luca 6:28; Romani 12:14; 1. Mosè (Genesi) 9:1; 5. Mosè (Deuteronomio) 11:26; Salmi 115:13; Proverbi 11:25.

*) Ovviamente gli angeli hanno problemi con le „benedizioni" di armi...

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Lamentarsi: un elemento possibile della pratica cristiana.

Prendendo in considerazione le posizioni di alcuni circoli cristiani particolarmente osservanti, si potrebbe avere l’impressione che i cristiani debbano rassegnarsi al proprio destino e non possano criticare con impegno gli eventi del mondo: essi possono pregare per un miglioramento o anche provare ad agire. Ma avviene molto raramente che essi si possano „lamentare amaramente" di fronte a Dio – v. le lamentazioni nel Vecchio Testamento – a parte in forma letteraria ('Don Camillo e Peppone'), e ciò viene raramente insegnato ufficialmente nelle Chiese. Tutto ciò è più probabile che si realizzi nella preghiera privata. Se addirittura proviamo a confrontare questa forma di lamento alla pratica ebraica del muro del pianto di Gerusalemme   - senza voler raccomandare qualcosa di simile ai cristiani – allora diventa definitivamente chiaro che qui si tratta di una possibile manifestazione di fede di grande importanza. Proprio anche quando i valori cristiani specifici e le promesse – cfr. p. es. la predica della montagna Matteo 5:5 "Beati i miti, perché erediteranno la terra!" vengono comparati con le tendenze di sviluppo tuttora dominanti, potrebbe addirittura venire da pensare che qui il fatto che i cristiani non sappiano come comportarsi di fronte a tali promesse possa giocare un ruolo importante. Le promesse non sono delle possibilità senza impegno della misericordia, anch’essa presente, che si realizzano ma potrebbero anche non realizzarsi. Sono piuttosto delle „vere" promesse. Quando si avvereranno può dipendere anche dalla maturità dell’uomo e dalla preghiera. 
("Il regno dei cieli si acquista con la forza e sono i violenti che se ne impadroniscono".
Matteo 11:12.)

A questo punto non risulta più molto chiaro di chi o di che cosa bisognerebbe lamentarsi. Degli altri uomini? O delle forze diaboliche – che alcuni teologi hanno tolto di mezzo - che hanno contribuito a indurre l’umanità in tentazione? Tutti hanno la loro parte di responsabilità. E qui compare l’idea „il male è stato permesso" (accompagnato dalla logica del pensiero umano „perché....). Ma questa „regia" che „permette" o „non permette" e che quindi stabilisce le regole del gioco del Signore, è direttamente la cosa più grande? Sarebbe troppo limitato pensare a Dio stesso come al responsabile per il male nel mondo o per qualsiaisi tipo di „concessione". Nei primi secoli i padri della chiesa che ancora oggi in alcune chiese godono di molta stima scrissero e parlarono delle gerarchie angeliche che si trovano tra Dio e gli uomini. Gli gnostici parlarono dei cosiddetti "Archonti", dotati spesso di caratteristiche problematiche. Anche altre culture hanno ripreso a loro modo simili esperienze: p. es. il „libro tibetano della morte" è colmo di raccomandazioni su come comportarsi con tali entità dopo la morte. Proprio per ciò che riguarda le cose essenziali che riguardano le accuse reciproche e meschine degli uomini, un giorno potrebbe venire confermata l’esistenza di una „regia" non perfetta al di sotto dell’onnipotente, anche al di sotto di Cristo e che gioca un ruolo importante – ma che, comparata agli uomini o addirittura comparata alle forze negative dirette, si trova straordinariamente „in alto". Questo approccio rappresenta anche un contributo all'antica domanda dei filosofi sulla teodicea, cioè il rapporto tra Dio e il male che esiste nel mondo (la sua "giustificazione"). 

Conclusione: Lamentarsi presso Dio è possibile, lui rimane infatti il giusto interlocutore; non ha invece senso lamentarsi di lui. Questa lamentela può avere il significato di consegnare a Dio le proprie convinzioni accompagnate dai relativi sentimenti agitati, anche se questi sentimenti anziché riferirsi ad una condizione di tristezza si riferiscono p.es. ad una irritazione a causa di una ingiustizia (Matteo 5:6).  Visto che poi la soluzione viene rimessa a Dio, questa lamentela rappresenta in fondo una forma intensa di preghiera. L’amore o meglio il rispetto nei confronti di Dio o Cristo ne fanno comunque parte; questo rappresenta anche una protezione per non precipitare nella pura negatività che non condurrebbe più a Dio, ma altrove. 

Un altro percorso è per esempio aspettare che questi sentimenti perdano un poco di intensità in modo tale che sia poi possibile rivolgersi a Dio nella forma di una preghiera classica e pura, con la quale ci si rivolge a Dio in forma di richiesta e ringraziamento. Di sicuro un comportamento adeguato nei confronti di Dio è pregare abitualmente in questo modo. È però anche permesso lamentarsi nel modo appena descritto nei casi in cui sia ritenuto necessario e venga fatto in maniera sincera (autentica).

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Un percorso cristiano per affrontare gli avvenimenti della vita.

– Colui che - prendendo Gesù come metro di misura e di aiuto - vuole fare dei progressi e abbandonare la propria imperfezione per avvicinarsi alle qualità più importanti per il futuro (cfr. la pagina "...Etica ": non danneggiare, ma aiutare...), deve acquisire consapevolezza relativamente ai propri difetti di carattere, agli errori fatti e ai propri falliementi anziché attribuire agli altri la responsabilità di tutti gli umori, i problemi e i danni (cfr. Matteo 7:1 Non giudicate per non essere giudicati. 2 Perché secondo il giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà rimisurato a voi. 3 E perché osservi la paglia nell’occhio del tuo fratello, e non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?...)
Di tutto ciò verrà preso nota interiormente o sulla carta non appena sarà possibile e con la maggior calma possibile (cfr. il nostro capitolo del testo principale "Il silenzio nel deserto ") e con scrupolo e coscienza - come se si trattasse di un „prodotto" la cui produzione va terminata, verranno cercate ed esaminate le possibilità di miglioramento e verrà osservato il successo. Ciò significa che è necessario un certo impegno:
può trattarsi di preghiere adeguate al caso, e la fede potrà venire in aiuto; tuttavia ciò – se si tratta di una prassi seria e quindi completa - avverrà di pari passo alle correzioni nell’atteggiamento e nel pensiero, ad una maggiore circospezione riguardo ai sentimenti negativi e infine anche a cambiamenti nel comportamento.
Il tutto risulterà più facile se aspetti sempre più sottili di ciò che si osserva quotidianamente su di sé verranno individuati, osservati e poi consegnati a Dio nella preghiera... (Cfr. il capitolo "Il santo zelo e alcuni punti di vista sulle emozioni ".)
Proprio le abitudini di vita profondamente radicate sono molto difficili da cambiare, perché sono ancorate in uno strato non coscio della personalità. Quindi per intraprendere questo percorso è spesso necessaria molta esperienza nel riconoscere le origini conscie e inconscie (tuttavia ciò può riuscire anche direttamente, come nel caso del fumatore che da un momento all’altro smette di fumare grazie ad una decisione accompagnata da una forte volontà. Cfr. il capitolo "La trasfigurazione di Cristo ").
Questo „osservare ed elaborare in maniera cosciente con l’aiuto della preghiera" già di per sé rappresenta un percorso spirituale che può portare molto avanti e può accompagnare un individuo per tutta la vita, ma con una pratica particolarmente intensa può portare molti progressi già in breve tempo. "Strati più profondi" degli aspetti da „purificare" potrebbero essere lì pronti per una elaborazione, benché siano già migliorati notevolmente.

Emergeranno anche degli impulsi dalla coscienza... (cfr. Matteo 5,5 e 5,9 ...).

(Questa prassi è utilizzabile in primo luogo se si tratta di migliorare dei modi di comportamento che dal punto di vista psicologico erano già „normali". Se si tratta invece di migliorare situazioni che vengono considerate in una certa misura patologiche, è invece necessario l’intervento di una persona ricca di esperienza e dotata di una formazione in psicologia che sia in grado di accompagnare il percorso in maniera attiva, visto che nel caso della patologia psicologica l’autonomia dai propri problemi è ancora più limitata rispetto a come già lo è per tutte le persone quando si tratta di guardare da vicino le proprie debolezze. Se una persona ha delle difficoltà anche con il sostegno esterno è comunque ancora possibile per la persona venuta in aiuto pregare per il bisognoso. A ciò dovrebbe aggiungersi comunque una terapia adeguata. La premessa fondamentale è che l’aiuto venga cercato, perché è nota l’importante domanda di Gesù: „Vuoi guarire?" Cfr. la nostra pagina "...Guarigione".)

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Punti di vista cristiani sull’economia e le questioni sociali.

Prima di tutto bisogna tenere presente che l’uomo anche in base a nuovi studi economici *) non è quell’essere puramente egoista di cui finora ha sempre parlato la teoria economica liberale. Solo una minoranza agisce esclusivamente sulla base di puri interessi privati. Per la maggior parte delle persone sono in gioco anche altri valori. La cooperazione reciproca volontaria riveste un ruolo per lo meno altrettanto importante e spesso decisivo. Questo "altruismo reciproco", esattamente come l’egoismo, non conduce però automaticamente al meglio  per la società. Esso può invece agire anche nel senso della creazione di gruppi. In questo caso solo decisioni coscienti e coerenti possono aiutare a risolvere la questione.

Qui si può fare riferimento a punti di vista psicologici o etico-religiosi. L’uomo è allo stesso tempo un essere individuale e sociale. Sia una coscienza sana non esagerata, sia un atteggiamento solidale nei confronti del prossimo, possono essere allenati se si ha la necessaria apertura. Dove sembra essere presente solo la parte egoista, la parte altruista è o non fortemente sviluppata o piegata dalla dura "scuola" della società occidentale. Le società socialiste ponevano l’accento esclusivamente sulla solidarietà e lasciavano invece spesso da parte la parte individualista bisognosa di libertà. In questo modo non tenevano conto di ciò di cui l’uomo ha bisogno. Dove gli uomini non trovano delle relazioni equilibrate, lo mostrano prima o poi con la critica ecc. O si impara presto o prima o poi cominceranno i problemi. Questo vale anche per la forma economica oggi dominante che è caratterizzata da grande imprese che agiscono globalmente. Gesù raccomanda innanzitutto di chiarire i rispettivi problemi (Matteo 7).

I valori del discorso della montagna non sono direttamente traducibili in prescrizioni per l’agire nella società (Matteo 5-7) **. Ciononostante, ciò che Gesù desidera è la divisione della coscienza, per esempio nella vita privata egli raccomanda di agire secondo il comandamento dell’amore per il prossimo. Nella vita professionale o nelle funzioni sociali raccomanda di agire invece secondo il principio opposto. Un’etica seria *** deve mantenersi su tutti i livelli e valere in fondo per tutto il mondo. Per esempio il valore della misericordia e il fatto che Gesù nella pratica si rivolgesse proprio ai poveri è importante per la società  senza dubbio anche al di là dei servizi sociali clericali - anche per un rapporto umano all’interno delle imprese. Anche Matteo 22,21 ha un significato molto pratico, nel quale accanto alla misericordia viene confermato da Gesù anche il "decimo" e cioè accanto all’imposta romana il 10% di offerta per scopi religiosi o di beneficienza. La disponibilità all'aiuto nel senso inteso da Gesù si basa tuttavia su decisioni volontarie. Non è possibile derivare da tale atteggiamento alcun obbligo alla ridistribuzione. Come in passato, restano validi i divieti 9 e 10 "Non desiderare la roba d'altri". Anche nell'impegno di molti di migliorare la propria posizione sociale, i diversi destini restano nelle mani di Dio.
L’allegoria in Matteo 25,14-30 / Luca 19 acquista un significato materiale noto. La relazione (in Luca per esempio l’atteggiamento etico di un pubblicano, in Matteo per esempio l’allegoria che precede la parabola sulle forze della fede delle vergini) mostra però che dovrebbe diventare visibile qualcosa di più grande della moltiplicazione dei beni materiali o delle finanze. Questo risulta evidente in Luca 12 / 33, dove i valori spirituali vengono posti al di sopra di quelli secolari. Ciononostante il rapporto responsabile con i beni si riferisce soprattutto alle cose materiali. Anche dove per esempio viene consigliato di aiutare i poveri e gli svantaggiati: a questo aiuto materiale o finanziario viene attribuito un valore, anziché considerare le cose materiali in generale come prive di valore. Dipende per esempio se il denaro o la proprietà sono fini a sé stesse o se essi vengono usati per qualcosa di sensato - Matteo. 6,24: l’impossibilità di servire Dio e il Mammon allo stesso tempo.
Per esempio mentire o truffare, fare il mobbing e realizzare progetti la cui innocuità per gli altri esseri umani (non criminali) e altre creature non è sufficientemente dimostrata , non è conforme ad un relazionarsi responsabile con il prossimo, come Gesù dimostrava passo a passo. Gesù non insegnava inoltre a mettere sempre in primo piano i cosiddetti "condizionamenti". 

Il divieto degli interessi tipico dell’Islam è noto. Ma anche gli ebrei e i cristiani potrebbero trovare consigli simili nella bibbia (nel Vecchio Testamento gli interessi sono proibiti):
Ezechiele 18:8 e 9: "Se non presta ad usura, né prende l’interesse (altra traduzione: interesse elevato), se ritrae dall’iniquità la sua mano e fa giudizio veritiero fra un uomo e l’altro; se cammina nei miei precetti e osserva le mie leggi, operando con fedeltà, egli è giusto e vivrà, dice il Signore Dio". Vedi anche Esdra 7:24 (divieto di imposte, tributi, pedaggi nei confronti di particolari professioni); 
Proverbi 28:8. A volte ne è stata data la seguente interpretazione: la maniera di trattare il denaro ottenuto per mezzo degli interessi sarebbe indifferente perché il denaro dai ricchi andrebbe poi a profitto dei poveri. Nella situazione di oggi, dove il denaro spesso e volentieri viene utilizzato a svantaggio degli interessi dei poveri e della comunità, le premesse del verso non vengono soddisfatte. A questo fine è necessario analizzare a quali fini il denaro viene impiegato.
Nel Nuovo Testamento per quanto riguarda gli interessi v. anche Matteo 23:23 e Matteo 7:24.
Degno di interesse per la redazione di questo testo è tutto ciò che rimane degno di riflessione anche quando ci si allontana dal contesto nel quale è nato il Vecchio Testamento. Per questo non approfondiremo ulteriormente il Deuteronomio 23,20.

La Bibbia invita a non fare debiti inutili (Proverbi 22:07) e a pianificare in maniera prudente (Proverbi 21:05) e di continuare ad apprendere in saggezza e comprensione (ad es. Proverbi 04:05-8). Si invitava al risparmio. Già la citata "decima" avrebbe dovuto essere accantonata ogni anno, per partecipare all'organizzazione di feste religiose e per essere pronti alla carità (Deuteronomio 14:22-27). San Paolo invitava i cristiani a risparmiare qualcosa ogni settimana, per averne a disposizione per coloro che potessero averne bisogno (1 Cor 16:01,2), e invita a una grande prudenza nella gestione dei beni terreni (1. Timoteo 06:08). Gesù parte dal presupposto che è necessario calcolare se si dispone di denaro a sufficienza, ad esempio prima di intraprendere la costruzione di un edificio (Lc. 14:28). Un'economia sostenibile sarebbe anche oggi urgentemente necessaria come terapia e prevenzione: l'indebitamento privato, economico e pubblico è all'origine dell'instabilità finanziaria mondiale. Il sito web Le vie di Cristo non persegue alcun obiettivo politico. Per questa ragione su queste pagine vengono forniti solamente punti di vista di carattere generale.

 *) da un’intervista con Ernst Fehr, direttore dell’istituto per la ricerca scientifica empirica dell’Università di Zurigo, in un’intervista su "Spektrum der Wissenschaft", marzo 2002, "Reziproker Altruismus..." ("altruismo reciproco...").
**) Questi valori verranno spiegati sotto l’aspetto più spirituale nel capitolo relativo al discorso della montagna nel nostro testo principale, parte 1.
***) Vedi anche il nostro capitolo "Principi dell’etica".

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Punti di vista cristiani generali per la società e la politica *).

Matteo 22, 21; Marco 12,13-17; Luca 20,20-26: "Date all’imperatore quello che è dell’imperatore, ma date a Dio quello che è di Dio" è un’atteggiamento realistico riguardo al pagamento delle imposte all’autorità romana. In essa si può distinguere chiaramente tra funzioni statali e religiose. Al contrario qui non c’è traccia di servilismo nei confronti del potere pubblico; negli atti degli apostoli 5,29: "...Si deve ubbidire prima a Dio che agli uomini". Conformemente a ciò Gesù non giustifica automaticamente ogni errore facendo riferimento ai "condizionamenti".

Da un lato l’intera scala di valori del discorso della montagna (Matteo 5-7) non è direttamente traducibile in istruzioni per l’agire nella società. Non sarebbe però conforme alla volontà di Gesù agire nella vita privata in base al principio dell’amore per il prossimo e per esempio in associazioni o in funzioni politiche agire invece sulla base di principi opposti. Una critica seria **) deve dare buona prova in tutti i piani, e infine valere per il mondo intero.
Per esempio non sarebbe conforme alla veridicità e alla responsabilità che Gesù dimostra, imporsi sui concorrenti con metodi disonesti; truffare il pubblico, realizzare progetti la cui innocuità per gli altri esseri umani (non criminali) e altre creature non è sufficientemente dimostrata. Il cristiano deve pensare in modo indipendente, andare oltre i concetti tradizionali di "sinistra" o "destra".

Mt. 7:3-5 "...Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?" non indica evidentemente alcun suggerimento affinché il singolo si occupi esclusivamente e soggettivamente delle proprie debolezze, come talvolta lasciano intendere alcuni gruppi cristiani. Dovrebbe quindi diventare una pratica di vita comune quella di iniziare sempre da se stessi, per essere poi più liberi, senza attribuire agli altri i propri problemi, di sollecitargli ed eventualmente di criticarli, dove ciò appaia necessario. Ancora una volta ciò può riferirsi tanto all'ambito personale quanto a quello politico.

Un consiglio profetico si trova in Geremia 29,7: "Procurate il bene della città, dove io v’ho fatti deportare e pregate il Signore per essa, perché il bene suo sarà anche il vostro". Questo raccomanda una decisione in favore del senso comune in senso lato. Anche attraverso Matteo 5,13, Matteo 13,33 ecc. viene detto ai cristiani di interessarsi alla società e di essere "il sale del mondo".
Però anche per i cristiani ci possono essere delle situazioni nelle quali essi devono allontanarsi dai mali sociali: L’apocalisse di Giovanni 18,4: "Poi intesi un’altra voce che veniva dal cielo: "Uscite da Babilonia, popolo mio, per non diventare complici dei suoi peccati; fuggite per non subire insieme a lei il castigo che la colpisce".

*) Questa pagina web non persegue fini politici. Qui vengono solo dati alcuni stimoli generali sul tema.
**) V. anche il nostro capitolo "Principi dell’etica" "
V. anche il nostro capitolo "Punti di vista cristiani sull’economia e le questioni sociali".

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Il cristianesimo e la filosofia: il discorso di Habermas "Glaube und Wissen*"
("Fede e sapere")
.

Il filosofo Dott. Jürgen Habermas ***), finora considerato non religioso, riconobbe l’importanza dei concetti religiosi anche come radici dei valori e della coesione sociale di una società secolare. L’immagine dell’uomo fatta a somiglianza divina, creata con la capacità e il diritto di libertà, potrebbe esprimere qualcosa di "religioso non musicale" (come lui si considera). Il mondo rimane dipendente dalla riconciliazione e dal perdono, cioè dai valori che provengono dalla religione. Lui li pone in relazione con "la sofferenza dei maltrattati innocenti, privati della dignità e assassinati, che va oltre ad ogni misura di riparazione possibile all’uomo". "La speranza perduta della resurrezione lascia un vuoto notevole" (nella società secolare) .

Habermas trova presso i cristiani illuminati dei contributi influenti che anche pensatori secolari dovrebbero concedere ai cristiani:
- La coscienza cristiana dovrebbe elaborare gli incontri notoriamente "dissonanti" con le altre confessioni e religioni.
Un’osservazione: in occidente si registra almeno una certa civilizzazione dei rapporti, che è però comunque limitata. I punti di vista che potrebbero essere importanti per un dialogo ecumenico o interreligioso sono sparsi nel nostro testo e anche in alcune pagine extra, per esempio quelle relative alle Chiese o all’etica.
– Ci si dovrebbe mettere in sintonia con le "autorità" scientifiche. Osservazioni: dal punto di vista di questa pagina web il "mainstream" scientifico spesso non è al livello più attuale possibile, o non ha voluto ammetterlo per ragioni economiche o di altro tipo. Questa forma di autorità è diventata in molte questioni dubbiosa. Anche nel campo scientifico mancano l’apertura interdisciplinare e il necessario pluralismo. Questo vale anche per questioni importanti che riguardano l’immagine dell’uomo. Per esempio nell’ingegneria genetica (la cui problematica viene anche citata da Habermas); ma anche nelle restanti scienze naturali. Questo problema viene affrontato molto spesso nel nostro testo principale dedicato ai passi dei vangeli. È giusto però affermare che un dialogo tra la religione e la scienza è necessario. Allora però in base alla nostra esperienza devono essere prese in considerazione anche le più nuove correnti delle scienze naturali **), quindi anche le "scienze outsider" ecc. Inoltre da parte delle religioni devono essere accettate conoscenze che derivano dall’elaborazione cosciente di esperienze religiose profonde anziché il puro costrutto del pensiero teologico. Solo così è possibile capirsi anziché parlare di cose diverse. I dialoghi che si basano su paradigmi scientifici ormai superati (principi di base, immagini del mondo) o su idee limitate del cristianesimo non sono sufficienti. Di un tale processo potrebbero approfittare anche le scienze umane, perché l’uomo tornerebbe ad essere uomo e la sua anima tornerebbe ad essere anima, anziché essere una mera funzione chimica cerebrale. 
La coscienza religiosa dovrebbe assentire alle "premesse di uno stato costituzionale...". Esso rimanda alla distruttività che può manifestarsi nell’ambito religioso senza questo passo. Osservazione: questo adattamento dei cristiani moderni ai valori di libertà è in parte anche un passo in direzione delle origini prima dell’unione del cristianesimo con strumenti costrittivi statali a partire dal 325 d.C.

Se nella maggior parte dei casi i circoli cristiani e religiosi, nelle loro relazioni con le istituzioni secolari, si sono adattate al loro linguaggio, secondo Habermas i circoli meramente secolari dal punto di vista del pensiero e del linguaggio nel dialogo con i cristiani dovrebbero adattarsi al loro vero pensiero, invece di "eliminare" semplicemnte "quello che si intendeva una volta". Le maggioranze secolari nelle questioni importanti per i credenti non dovrebbero imporre delle decisioni maggioritarie, senza aver prima esaminato seriamente che cosa essi stessi possono apprendere dalle obiezioni provenienti da questa parte. Osservazione: Solo allora effettivamente gli scienziati, i politici ecc. dovrebbero iniziare un dialogo sul "quel qualcosa" con i cristiani che risuona inoltre nei concetti quali "conservare la creazione", "creatura", "uomo" ecc., e di fronte ai concetti quali cosmo, biosfera, ecologia, essere vivente, Homo Sapiens... .

Habermas punta su un "terzo partito" che è capace di mediare tra religione e scienza: un common sense democratico illuminato (il comune buon senso/ - la ragione) e questo in una "società post-secolare" che si prepara alla continuità dei gruppi religiosi. Osservazione: in Germania finora questo funziona ancora poco, o solo fino al momento in cui le grandi chiese vengono più o meno coinvolte nelle discussioni. Negli Stati Uniti l’attività religiosa dei singoli riceve maggior rispetto, ma i valori religiosi si manifestano nella società secolare in una forma che spesso li rende quasi irriconoscibili.

*) FAZ/ SZ 15.10.2001 o testo Internet in lingua tedesca.
**) V. anche il nostro capitolo "Scienza naturale e fede in Dio".

***) Nota: Habermas e altre correnti filosofiche

Jürgen Habermas, insieme a Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse apparteneva alla „Scuola di Francoforte", che con la sua „teoria critica" influenzò notevolmente il movimento studentesco del 1968 e si rifece a variazioni dei modi di pensare neo-marxisti, illuministi e ateisti.
A partire dal 1969 Günter Rohrmoser ha criticato notevolmente la teoria e la prassi del movimento del ’68 partendo da un punto di vista filosofico conservatore. Egli interpretò „l’utopia" del movimento come un surrogato della religione (che quindi stava in concorrenza con l’escatologia ecclesiastica) e tentò di salvare l’antica dottrina di Agostino dei "Due regni (voluti da Dio) - religione e Stato.
I rappresentanti della Scuola di Francoforte da una parte e i loro antagonisti cristiano-conservatori ed economisti liberali dall’altra sono ancora oggi impegnati a compilare rispettivamente liste di tutti gli argomenti ‚contro‘ gli uni nei confronti degli altri al fine di dare torto alla „controparte" vista come blocco unico. In questo modo gli uni hanno perso l’occasione di andare alla ricerca di ciò che nell’ordine dei valori tradizionale è degno di essere conservato; e gli altri hanno perso l’occasione di individuare quegli elementi dei nuovi momenti sociali che vanno al di là delle distorsioni ideologiche e che rappresentano il giusto motivo -"emancipatorio". Comunque da allora sono stati fatti molti passi avanti perché molte persone in Germania e anche altrove non erano più disposte a farsi „schiacciare" sui vecchi „fronti" del 1968. Nella ricerca scientifica invece questo passo non è stato ancora fatto – ancora oggi vengono pubblicati libri dove l’antagonista viene accusato di essere responsabile per tutto il male del mondo e dove l’agire dei propri „amici" appare senza macchie.

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Punti di vista cristiani generali relativi alle questioni ecologiche *).

Genesi 1:26-28 "Poi Iddio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini su ... tutta la terra"**) non significa affatto che l’uomo possa trattare la natura in maniera irresponsabile – come invece avviene nella realtà. Qui si parla piuttosto della visione originaria di un’umanità creata per ultima come vertice della creazione e dotata di caratteristiche simili a Dio. Si tratta quindi di una autorità naturale di un essere umano che aveva la facoltà di dare un nome agli altri esseri ed era in grado di trattarli con la massima rsponsabilità. La Genesi 2:15 definisce così questa responsabilità: "Il Signore Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Questo „custodire" si riferisce ad una creazione vivace capace di sviluppi ulteriori. Più tardi (cfr. La storia del Paradiso) l’uomo si è separato da questa unità con Dio e con la sua creazione, ed è diventato egoista. Essendo quindi venuta meno la base, adesso l’uomo deve riguadagnarsi di nuovo tutti i fondamenti spirituali anziché insistere sulle „autorizzazioni" paradisiache.

Alla creazione venne data importanza anche nel Nuovo Testamento: nella lettera ai Romani 1:20 "le sue (di Dio) invisibili perfezioni, come la sua eterna potenza e divinità appaiono chiare dal mondo creato". Lettera ai Romani 8:19 "Poiché la creazione attende con gran desiderio la glorificazione dei figli di Dio" (altra traduzione „l’uomo redento", cioè l’uomo divenuto perfetto). Lettera ai Romani 8:22 „Noi sappiamo infatti che, fino ad ora, tutta quanta la natura insieme sospira e soffre le doglie del parto". Marco 16:15 „Poi disse loro: Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura (Cfr. Lettera ai Colossesi 1:23).
Adesso è Gesù Cristo che aiuta. Anche lui però non libera l‘uomo dalla sua responsabilità per i suoi simili e per le altre creature; piuttosto aiuta affinché gli uomini possano essere perfetti „come è perfetto il padre vostro celeste" (Matteo 5:48), cioè così come era previsto all’origine – affinché essi si assumano la propria responsabilità.**** Solo così la creazione è di nuovo completa. Ciò presuppone però che gli uomini accettino questo aiuto. Nella lettera ai Romani 1:20 un andare avanti dell’uomo senza Dio viene addirittura definito „non scusabile".

Nella rivelazione di Giovanni (Apocalisse) – v. la parte 2 del nostro testo principale – vengono descritti degli sviluppi catastrofici di cui potranno essere vittime l’umanità o parti di essa e la natura ancora rimasta. Ma da nessuna parte questi fenomeni concomitanti in un tempo di correzioni divine vengono mostrati come positivi o come i veri obiettivi divini; e da nessuna parte nell’Apocalisse vengono scusati gli uomini che per parte loro contribuiscono alla morte delle specie o ad altre catastrofi, e mai gli uomini vengono esortati a dare questo tipo di contributo. ***) Anzi, questa civiltà spensierata viene vista nell’apocalisse in maniera estremamente critica. L’apocalisse non cambia la visione positiva del resto del Nuovo Testamento, come per esempio nel discorso della montagna (Matteo 5 "Beati i miti, perché erediteranno la terra......").

Per quanto riguarda il creazionismo, teoria particolarmente diffusa in area anglosassone: la nostra pagina non presenta alcun tipo di "-ismo". La creazione del mondo e del'uomo, in luogo del puro principio di casualità, lascia emergere invece la saggezza divina. A riguardo si veda anche la nostra pagina "La Scienza e la Fede in Dio") Sono leciti anche i dubbi su taluni dati temporali non confermati dai reperti archeologici né da dati geologici. Ma coloro che inoltre hanno inteso i "7 giorni della creazione" di cui parla la Genesi come 7 giorni da 24 ore ciascuno, secondo la prospettiva attuale, dovrebbero intendere tale approccio come un'interpretazione: la fede non deve basarsi né cadere su argomentazioni di questo tipo. Il nostro tempo presuppone la Terra già nata e creata, insieme alla sua rotazione attuale, che all'inizio non c'era. Già nella Bibbia si dice che "un giorno di Dio vale mille anni". I 7 giorni potrebbero avere un significato assolutamente reale, ma come "intervalli di tempo" o "cicli di creazione", senza una durata definita. Considerare che i processi più complicati della creazione siano i più semplici potrebbe non corrispondere alle nuove scoperte ed "escludere" al tempo stesso le numerose scoperte archeologiche realizzate sino a oggi. Nella Bibbia viene indicato chiaramente che Dio si era manifestato anche prima di Mosè, a uomini come Enoch e Noè. La storia della creazione, così come noi la conosciamo oggi, potrebbe risalire a un'antica tradizione orale, successivamente messa per iscritto, alcune parti della quale si sono conservati anche in altre culture. Nella ricerca emergono ad esempio alcune similitudini con l'epopea sumera di Gilgamesh. Ciò non significa tuttavia che la Genesi debba essere stata scritta dai sumeri, mentre è utile ricordare che Abramo era originario della Mesopotamia.

*) Questa pagina web non è attiva politicamente. In questa sede vengono qundi discussi dei criteri generali e non delle modalità d’azione per singole questioni politiche del presente.

**) Questa osservazione potrebbe essere interpretata come una sorta di approccio pan-en-teistico ("Dio può essere ritrovato anche nella sua creazione), che non deve essere confuso con il panteismo ("Dio è tutto"). Il rapporto più diretto di Dio con la sua creazione si attua tuttavia proprio con l'ausilio dell'uomo (cfr. anche Gv 14:21, 14:23, 15). E ciò si attua in maniera pratica solo nel momento in cui l'uomo ne diventa sempre più consapevole e sempre più legato a Cristo. Anche la gioia della creazione può ricondurre a Dio, ma in presenza di tale mistica della creazione sono invece possibili significative aberrazioni, secondo le quali Dio sarebbe solo una parola i propri desideri materiali.

***) negli Stati Uniti per esempio ciò non è chairo a tutti.

****) Le possibilità per lo sviluppo della coscienza vengono presentate nella prima parte del nostro Testo principale, seguendo i passi della vita di Gesù. Oggi l’uomo, a differenza di un approccio più istintivo caratteristico del passato, ha ad esempio la possibilità di imparare coscientemente a riconoscere più profondamente i legami con ciò che lo circonda, l’ambiente in generale e la terra. Egli può raggiungere così anche il "pensiero intrecciato" (termine utilizzato da Fredric Vester in un altro contesto), ossia il "pensiero multifattoriale" (termine utilizzato da Dörner per lo studio dei legami ecologici complessi al posto del vecchio e inservibile pensiero "lineare" o "monocausale" = "1 causa → 1 effetto". Si veda anche la nostra pagina "Coscienza, studi neurologici e libero arbitrio" e le pagine "Fondamenti dei valori etici", "Punti di vista cristiani per l’economia e le questioni sociali", "Punti di vista generali cristiani per la società e la politica", "Cristianesimo e filosofia…"

V. anche la nostra pagina „Principi dei valori etici".

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La vita non nata *.

L’inizio della vita umana.

C’è larga intesa tra l’opinione dei cristiani conservatori e quella dei cristiani critici nel sostenere che la vita umana comincia con il concepimento. La Bibbia mostra in molti modi la vita umana come unità, dalla sua origine divina – nel trasmettere la vita attraverso le generazioni – fino ai diversi stadi d’età e di sviluppo dei singoli. Nella Bibbia non si parla „della vita senza valore o senza dignità umana" in un tempo che precede la nascita o in uno stadio di vecchiaia o di malattia.

Nel „Manuale dell’etica cristiana" il Prof. Böckle nomina alcuni teologi presi dalla storia - facendo riferimento ai loro testi originali in parte non ritrovabili – che al posto del concepimento consideravano il momento fondamentale l’annidamento (Nidation) che segue immediatamente il concepimento.

La scienza naturale moderna vorrebbe essere il più possibile libera dai giudizi di valore. Ma anche le scoperte scientifiche mostrano solo dei passaggi fluidi tra lo stadio della cellula fecondata e quello dell’uomo adulto. Quindi, ovunque nella società si cerchi di individuare dei confini che segnano l’inizio della vita umana, si tratta sempre di qualcosa di arbitrario. Citiamo per esempio l’embriologo Erich Blechschmidt: la „legge biogenetica" di Haeckel secondo la quale l’embrione ripete nel suo sviluppo gli stadi animali della storia dello sviluppo è oggi considerata superata: ogni organo si sviluppa sistematicamente per ricoprire il suo ruolo nel corpo umano. Oggi, grazie agli ultrasuoni (ecografia) è possibile filmare le reazioni degli embrioni. Allo stesso modo il genetista umano Prof. L. Lejeune sottolinea che già i geni nella cellula fecondata contengono tutto il „piano" dell’organismo umano adulto; si direbbe che essi ne siano l’oggetto fisico di riscontro (il suo „pendant"). Anche nell’ambito della ricerca sul cervello, nella neurologia dello sviluppo e nella psicologia vengono fatte scoperte analoghe. Una ricerca scientifica complessiva e obiettiva è anche in grado di individuare i processi relativi alla memoria e alla coscienza in stadi sempre più precoci dello sviluppo. Questo concetto di valore ha acquisito significato anche al di fuori dei circoli religiosi.

Un’altra questione è però che tipo di comportamento concreto assumere in relazione a tali idee.

Il comandamento „non uccidere" – Esodo 20 – ai tempi dell’antico testamento venne capito nel senso di „non assassinare"; ma nel corso del tempo l’idea di cosa sia „l’assassinio" e di cosa invece sia „l’omicidio" cambiò. In senso lato il significato del comandamento viene applicato a tutte le vite umane, e i vegetariani addirittura lo estendono al regno animale. L’approccio moderno di „un’etica mondiale" interreligiosa ** comprende l’ideale di „una cultura del profondo rispetto per tutte le forme di vita".
Così come succede in ogni seria consulenza per la gravidanza, anche se i consulenti incoraggiano a portare avanti la gravidanza e vogliono veramente aiutare, è necessario prendere sul serio la situazione individuale della donna con le sue difficoltà, le sue paure, i bisogni della sua coscienza, anziché condannare indistintamente tutte coloro che prendono in considerazione la possibilità di un aborto. Nella maggior parte dei casi per le donne la decisione non è affatto facile. È anche necessario considerare la corresponsabilità degli uomini e dell’ambiente circostante, anziché attribuire il problema esclusivamente alla donna.
Se si tratta di tentare di ridurre il più possibile le interruzioni di gravidanza o, al limite, di farle scomparire, allora bisogna andare oltre gli sforzi individuali. Risulta quindi necessario rendere più facile la vita con in bambini anche dal punto di vista sociale e cioè affrontare quei problemi che oggi rappresentano la causa di molto aborti – anziché pretendere sforzi e oneri ulteriori da parte dei socialmente deboli.

Le questioni giuridiche *.
Gesù Cristo ha sottoposto gli uomini ad una scelta consapevole sul comportamento etico e morale, anziché concentrarsi sulla pressione di una norma esterna o di un’usanza, com’era invece ai tempi del vecchio testamento. Ciononostante le norme giuridiche possono rappresentare un aiuto nelle questioni etiche, così come del resto è stato tentato in tutti i campi dell’esistenza.
Le norme di diritto penale (come il paragrafo §218 in Germania), siano esse severe o liberali, hanno, se facciamo una comparazione a livello internazionale, un’efficacia limitata sul numero degli aborti. Quindi, come già detto, sono necessari altri sforzi per giungere ad una soluzione del problema.

La relazione tra l’ingegneria genetica e la medicina della riproduzione. 
A livello internazionale esiste nell’ambito degli esperimenti scientifici e nelle inseminazioni artificiali un „uso dell’embrione" che la legge tedesca sulla protezione dell’embrione cerca per esempio di limitare. Attualmente la „diagnostica pre-impianto" (PID) rappresenta un nuovo tentativo di creare nuovi motivi per gli aborti.

Conseguenze per gli altri campi. 
Quando ci si occupa di proteggere la vita umana in fondo sarebbe necessario preoccuparsi anche di tutti i pericoli cui sono esposti i neonati – e in particolare di coloro la cui vita nata o non nata si trova congiuntamente esposta a pericoli. I pericoli ambientali rappresentano un pericolo sia per le madri che per l’embrione; l’embrione è sensibile anche più degli adulti. Questo viene spesso dimenticato da parte degli antiabortisti; allo stesso modo come molti di coloro che si impegnano nella protezione dell’ambiente non si interessano del problema delle interruzioni di gravidanza, cosa che preoccupava per esempio Franz Alt già nel 1985.

*) "Le vie di Cristo" non è una pagina web politica. I suoi scritti non si rivolgono contro nessuno e non vengono fatte delle richieste di tpo politico. Questa pagina web ha il solo scopo di informare su criteri generali.
**) v. anche la nostra pagina aggiuntiva "Principi dei valori etici".

 

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   Parte 1: I passi dei vangeli.   /   Parte 2: I passi dell’apocalisse.   /   Parte 4: il Vecchio Testamento, contributi al dialogo con le altre religioni .

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Le citazioni dalla Bibbia usate e le annotazioni – rivisitate sulla base di varie traduzioni – sono integrazioni dei relativi capitoli del testo principale

Tali passaggi caratteristici non sostituiscono completamente lo studio di accompagnamento o la meditazione di interi capitoli del vangelo o parti della rivelazione. In questo caso è consigliabile consultare la Bibbia o il Nuovo Testamento.